Fabrizio Carcano.
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IL CODICE DI GIUDA.
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2011. Ugo Mursia Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Sono due facce della stessa moneta maledetta, la moneta del male. Caino e Giuda sono l'emblema del male assoluto, dell'uomo che commette il peggiore dei peccati: togliere la vita a un altro uomo e toglierla a se stesso.
Milano, marzo 2018. Il corpo di un sacerdote appeso a una trave, un sacchetto con trenta monete, uno scritto che richiama il Vangelo apocrifo di Giuda e una catena di delitti inquietanti sotto la Madonnina. Per fare luce su una scia di sangue e orrori il commissario Ardig, il predatore di assassini, dovr ricorrere a tutto il suo acume e appoggiarsi all'intelletto di uno psichiatra uxoricida che lui stesso ha fatto rinchiudere nei raggi di San Vittore.
Una mente crudele e lucida che lo condurr sulle tracce di un assassino che uccide interpretando il Vangelo pi scomodo e difficile da accettare, quello che ribalta la figura del traditore Giuda trasformandolo in martire.
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L'AUTORE.
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FABRIZIO CARCANO (Milano, 1973)  giornalista professionista, scrive per Il Giorno, Superbasket, Bergamo&Sport e Affari Italiani.
 uno dei giallisti pi apprezzati dal pubblico milanese e lombardo nell'ultimo decennio. Il cacciatore di Caino  il suo dodicesimo romanzo noir dedicato ai misteri e al fascino di Milano dopo Gli Angeli di Lucifero (2011), La tela dell'eretico (2012), Mala Tempora (2014), L'ultimo grado (2014), L'erba cattiva (2015), Una brutta storia (2016), Il Mostro di Milano (2017). In nome del male (2018). Il codice di Giuda (2018), Milano Assassina (2019) e Nemesi Nera (2019), tutti pubblicati con Mursia.
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IL CODICE DI GIUDA.
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Dedica.
A Liliana, da oltre dieci anni l'altra met del mio cuore, la mia donna, la mia compagna di vita, di giorni e di notti, di alti e bassi.
A ognuno di voi, miei tanti lettori.
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PROLOGO.
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Sondrio, gennaio 1987.
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I delitti per omicidio si risolvono nelle prime quarantotto ore. Oppure il caso resta irrisolto quasi sempre.
L'aveva sentita ripetere tante volte questa frase dal suo mentore, il mitico commissario Maspero. La ripeteva alzando la voce per farsi sentire dai suoi uomini, e poi aggiungeva sornione:  una cazzata colossale, gli assassini si individuano dopo settimane, mesi, anche anni.
Mentre guardava i primi fiocchi di neve scendere dolcemente e posarsi sui tetti, il commissario Antonio D'Ambl si aggrappava ai ricordi degli anni a Milano. Gli anni ruggenti alla sezione Omicidi.
Quel bianco che si espandeva sui tetti e sulle strade trasportava anche la nostalgia della grande citt. Quindici anni prima, un centinaio di chilometri da quella finestra, eppure tutto sembrava lontanissimo.
Un inverno che non finiva mai. E ora i giorni della merla, a cavallo tra gennaio e febbraio, i pi freddi dell'anno secondo la tradizione popolare.
Fuori scorreva il solito tran tran di paese.
Persone imbacuccate nei cappotti, negozianti con la scopa che spazzavano la prima neve che si depositava.
Sondrio, capoluogo solo per ragioni geografiche, una cittadina piccola con i suoi trentamila abitanti. Come dire un isolato a Milano, da piazza Duca d'Aosta a piazzale Loreto.
Gli mancava Milano con la sua frenesia e gli mancavano i colleghi di un tempo.
Adesso era solo, in prima linea, in una trincea dove non c'era nessuna guerra al crimine, salvo piccoli furti notturni, poca roba.
Lass la droga e la prostituzione non erano arrivate. E il contrabbando sulle montagne, passare il confine svizzero dai sentieri, era estinto e viveva ormai solo nei ricordi narrati nelle osterie dove i valligiani, i valtellinesi, parlavano nel loro dialetto, incomprensibile per un pugliese, un foggiano trapiantato da trent'anni in Lombardia.
Eppure il male era arrivato anche lass con un terribile omicidio quattro giorni prima.
Letizia Masera doveva ancora compiere vent'anni e aveva tutta la vita davanti per laurearsi in Lettere, diventare insegnante, sposarsi e mettere su famiglia.
Qualcuno l'aveva uccisa dentro la sua Panda color celeste con una ventina di coltellate, ventidue per la precisione, sparse a casaccio sull'area addominale e toracica e poi, a salire, sul collo fino al volto con una furia distruttiva, come se l'omicida volesse cancellarle il viso.
Non voleva sottrarle solo la vita, ma anche la bellezza.
Era una brava ragazza la Letizia, una con pochi grilli per la testa. Lo dicevano tutti a Sondrio.
Quella maledetta domenica era andata in parrocchia, come sempre, aveva tenuto la lezione di catechismo alle bambine al mattino, aveva pranzato a casa con i suoi, era tornata all'oratorio dove aveva guardato il film pomeridiano all'auditorium. Una commedia per ridere, per famiglie, Sette chili in sette giorni con la coppia inedita Pozzetto-Verdone. Poi era andata alla Messa delle 18 confessandosi e prendendo l'eucarestia.
Uscita dalla chiesa era salita in macchina, le amiche la aspettavano in pizzeria intorno alle 20.
Non era mai arrivata.
In mezzo, quelle due ore di buco nero che avevano inghiottito la sua giovane vita.
Letizia era andata in auto verso il boschetto dall'altra parte dell'eliporto, zona isolata. D'estate i ragazzi del luogo e quelli in villeggiatura si appartavano l.
Anche lei si era appartata nella sua Panda, con il riscaldamento al massimo, i vetri appannati, i vestiti rimasti addosso per non buscarsi un raffreddore.
Aveva fatto l'amore semplicemente sfilando le mutandine e alzandosi la gonna.
Poi chiss cos'era successo, chiss cos'aveva scatenato quel massacro, chiss chi era la belva che l'aveva sbranata.
Era stata aggredita fuori dalla macchina, davanti allo sportello aperto.
I guanti e la sciarpa rimasti sul cruscotto insieme alle mutandine.
Forse aveva capito qualcosa e aveva cercato la fuga.
Altrimenti era stato lui a farla uscire dall'abitacolo per avere pi spazio per sferrare i fendenti.
Era stata la sua prima volta, non c'erano dubbi.
L'autopsia svolta all'istituto di Medicina Legale di Milano confermava un rapporto completo e non protetto: nelle mucose uterine avevano rilevato lo sperma del suo partner.
Non il fidanzato, perch non lo aveva.
Dunque un altro uomo. Magari un amico. Ignoto per tutti.
La Letizia non ci pensava ai ragazzi. Lo ripetevano tutti.
Era tutta casa, universit e parrocchia.
D'Ambl scosse la testa invidiando i colleghi fumatori. Avrebbe voluto sfogare la sua tensione su una bionda, anche se solo l'odore gli dava il voltastomaco.
Come le foto del corpo di Letizia, dilaniato dalla foga devastante del suo assassino.
Si accomod in poltrona tornando a rileggersi la lettera.
Era stata imbucata il marted, tre giorni dopo il delitto, nella buca postale della stazione ferroviaria. La mattina successiva era stata recapitata all'indirizzo di casa Masera, quando in casa non c'era nessuno.
Erano tutti in chiesa, per l'ultimo saluto a Letizia. Poi il mesto corteo funebre fino al camposanto.
L'avevano trovata i genitori solo nel pomeriggio, senza mittente, solo il destinatario: Letizia Masera.
Dodici righe vergate con una calligrafia incerta.
PaDrE NoStRo NeL TuO NoMe
PeRdOnA La DeBoLeZzA
Il DoLoRe Ha SaNaTo L'AnImA
NeL BoScO SpLeNdE La LuCe EtErNa
PaDrE NoStRo Tu Lo HaI ChIeStO
CoMpIuTa  La VoLoNt TuA
Il MaLe Di EvA SrAdICaTo
L'AnGeLo ToRnATo In CiElO
PaDrE NoStRo A Te Il GiUdIzIo
In QuEsTa NoTtE SeNzA StElLe
La SoFfErEnZa CaNCeLlA Il PeCcAtO
NeL NoMe Di GiUdA FiGlIo TuO
Dal giorno precedente D'Ambl non faceva altro che rileggersela, parola dopo parola, sillaba dopo sillaba, inalando il delirio di quel testo che trasudava sangue e morte, con quella chiosa finale.
Nel nome di Giuda, figlio tuo.
Decise di scendere in piazzetta per un caff corretto con grappa.
Si intabarr con cappotto e sciarpa.
Passando dalla saletta per gli ospiti lanci un'occhiata severa a quei tre giovanotti, bravi ragazzi che predicavano bene, ma forse razzolavano male.
Erano amici di Letizia, sostenevano di avere un alibi di ferro per l'ora del delitto, collocata tra le 19 e le 21 di quella domenica di gelo. Erano scesi a Lecco in treno ed erano rientrati intorno alle 22. Erano stati in citt per una cioccolata calda e poi anche loro al cinema.
Tuttavia uno dei tre si confondeva sul titolo del film. La mia Africa era diventato la Regina d'Africa e ignorava il nome del protagonista maschile, eppure quello di Robert Redford era un nome facile da ricordare per un ragazzo di ventun anni.
Tornato in ufficio avrebbe ripreso a tartassarli puntando su di lui, l'indeciso. Era sicuro che fosse lui il misterioso Giuda che si rivolgeva al Padre Nostro.
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Sondrio, giugno 1987.
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Una notte afosa. L'umidit insopportabile, le lenzuola appiccicate alla pelle.
I ragazzi erano rimasti in salone a giocare a carte o a scacchi.
Dopo le 22, dopo la preghiera della sera, era calato il silenzio nel seminario affacciato sulla splendida vista delle montagne scure della Valtellina.
Nelle camerette solo l'eco dei respiri.
Uno di loro non riusciva pi a prendere sonno. Si era appisolato per qualche minuto, appena la mente si era intorpidita, pensieri ingarbugliati avevano generato incubi confusi. Rimorsi e sensi di colpa lo aggredivano da mesi, ogni volta che chiudeva gli occhi. Non ne poteva pi.
Si alz sudato, di un sudore freddo.
Percorrere la strada della fede gli sembrava l'unica possibile via per trovare ristoro: la sua colpa bruciava sotto pelle, dentro le ossa. Una febbre continua, un fuoco che ardeva la sua anima.
Infil le pantofole e si avvi al piano inferiore, verso le cucine. Ad accompagnarlo il rumore delle suole che accarezzavano le mattonelle fredde. Quel freddo risaliva lungo il corpo sudato.
Il freddo di quella notte maledetta nei boschi.
Il freddo di quel corpo martoriato.
Il suo peccato, la loro debolezza.
Era stata lei a volerlo, non lui.
Era stata lei...
Non accese nessuna luce.
Apr lo scaffale per recuperare un bicchiere. L'acqua per placare l'arsura e il suo tormento interiore.
Dal buio del corridoio apparve una figura. Gli occhi spalancati sembravano fanali emersi dalla notte, sorrideva di un sorriso cattivo.
Si avvicin alle spalle del ragazzo che non si accorse del suo arrivo.
In mano aveva una corda da giardino, di quelle per legare i vasi, robusta.
Il ragazzo si volt fronteggiandolo e in quel momento si materializz anche l'altro.
La paura lo invase, paralizzandolo.
Dal finestrone vide la sagoma della montagna. Nera, come quella notte buia e nuvolosa.
Nel nome tuo, padre, in una notte senza stelle...
Milano, inverno 2012
Via Andegari  una strada laterale nascosta nel salotto buono della City, alle spalle del Teatro alla Scala, in quella complicata ragnatela di viuzze esclusive, la vecchia Milano di una volta, elegante e decadente, incastonata tra Brera e via Manzoni. L dove il mattone al metro quadro viene valutato pi dei diamanti.
Via Andegari, una strada piccola e stretta con una svolta ad angolo. Edifici in stile asburgico, facciate pulite, piccoli cortili esclusivi.
Dentro quei palazzi signorili, sedi di rappresentanza di fondazioni, uffici distaccati di banche o multinazionali. E gli immancabili studi di professionisti: avvocati, commercialisti, esperti di investimenti finanziari. Gente con parcelle astronomiche, che pu permettersi il lusso del casa e bottega. Lo studio ai piani bassi, l'abitazione ai piani superiori.
Il professor Luca Nebuloni, psichiatra forense e criminologo, era tra questi. Lo studio al secondo piano, l'appartamento al quarto. Una trentina di gradini separavano il giorno e la notte, il lavoro e la vita privata, preceduta da un pianerottolo con piante rigogliose e una porta chiusa.
A chiamare la Polizia erano stati i vicini, quelli dell'altro appartamento, un architetto e la sua compagna americana terrorizzati da urla belluine, di lui e di lei, dai rumori di oggetti infranti e poi da quel silenzio agghiacciante.
Era arrivata una volante direttamente dalla questura. I due agenti si erano attaccati al campanello con targa dorata e i nomi incisi dal fabbro.
Nebuloni sopra, Limonta sotto.
Poi era spuntato il portiere con un doppione delle chiavi. Due giri nella serratura e un biglietto d'ingresso di sola andata per l'inferno domestico.
La signora Giovanna crollata sul pavimento in un lago di sangue, massacrata con un'infinit di colpi.
Il professor Nebuloni la assisteva, accarezzandole il viso con dolcezza, sudato e stravolto. Addosso solo mutande e calzini.
Intorno a lui il caos della devastazione con cui aveva distrutto irrimediabilmente il suo paradiso familiare fracassando tutto con furia cieca, mobili, vasi, tavolini, specchi...
La loro piccola rassicurante esistenza quotidiana racchiusa in quegli oggetti.
E poi lei: le aveva letteralmente cancellato il volto.
In mano brandiva ancora l'arma del delitto, una statua di una ventina di centimetri, ferro rivestito di piombo. Un antico guerriero che in quell'assalto assassino aveva perso le braccia e la testa tranciate in un combattimento disumano. Era rimasto il tronco, insanguinato come se da quel metallo freddo scaturisse il sangue caldo di lei.
Alla vista dei due agenti, il professor Nebuloni sorrise con gli occhi gonfi e l'espressione stralunata. Rideva e piangeva.
Con movimenti studiati un agente gli sfil la statua dalle mani, mentre l'altro poliziotto lo teneva sotto il tiro della sua Beretta.
L'uomo non si oppose.
Continu a sorridere prima di scoppiare a piangere.
Mettetegli qualcosa addosso, non possiamo portarlo via in mutande.
L'ordine del commissario arriv secco, con il solito tono infastidito che i suoi uomini avevano imparato a conoscere.
Bruno Ardig da dirigente responsabile della sezione Omicidi di scene cos ne aveva viste tante, di vittime e di carnefici. Ma stavolta li conosceva entrambi.
Conosceva meno l'Abele, quella donna quarantenne in vestaglia riversa sul pavimento.
Conosceva di pi il suo Caino, quell'uomo magro e disorientato che un'agente donna stava aiutando a infilare i pantaloni eleganti e la felpa di una tuta, i primi due indumenti recuperati a caso nella stanza da letto.
Un altro agente afferr un impermeabile dall'attaccapanni all'ingresso. Niente scarpe, lo avrebbero portato via scalzo.
Ardig annu confuso, anche lui era disorientato mentre l'assassino, con gli immobilizzatori ai polsi, sfilava di fianco a lui. Non riusc a trattenersi.
Per anni li aveva affiancati in qualit di consulente in diversi casi complicati, aiutandoli a infilarsi nella psiche dei peggiori assassini, quelli che portavano via in manette, diretti verso un ergastolo.
Come lui ora, che improvvisamente aveva scavalcato quello steccato senza ritorno, arruolandosi nelle fila dei cattivi, tra i peggiori.
Professore, che cosa ha fatto? Ma perch?
L'altro si gir scoccandogli uno sguardo da pazzo, il volto stravolto e chiazzato di sangue.
Me lo ha ordinato Dio,  stato lui. Me lo ha chiesto lui.
Il commissario fece segno di portarlo via, destinazione sesto raggio di San Vittore, quello riservato alle celle dei detenuti in transito, quelli appena arrivati. Lo avrebbero messo in isolamento, ovviamente.
Si spost in cucina.
Una bottiglia di un noto whisky, mezza vuota, il tappo finito chiss dove, il bicchiere in frantumi, cocci dappertutto.
In salotto una piccola distesa di pesci variopinti, tutti uguali nella loro tragica postura. Boccuccia aperta in cerca di acqua, soffocati dall'aria tra le schegge e i detriti del loro acquario andato in mille pezzi.
Si spost nelle altre stanze, fino al bagno.
Un blister di pillole svuotato, Zoloft, antidepressivi. E poi un sacchetto trasparente, con pasticche bianche, ruvide, senza contrassegno. Allucinogeni per sballare in discoteca.
Non era stata la voce di Dio a ordinare quel delitto assurdo. Ma la stupidit dell'uomo.
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1. Dal Vangelo di Giuda:
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Quando i suoi discepoli udirono questo, cominciarono ad arrabbiarsi e infuriarsi iniziando a bestemmiare contro di lui nei loro cuori. Quando Ges cap la loro mancanza di comprensione, disse loro: Perch questa agitazione vi ha condotti alla rabbia? Il vostro Dio che  presso voi vi ha provocato per turbare le vostre anime. Chiunque di voi che  abbastanza forte fra gli esseri umani metta in evidenza l'umano perfetto e si ponga davanti alla mia faccia.
Tutti dissero: Noi abbiamo quella forza.
Ma i loro spiriti non osarono levarsi davanti a lui, tranne Giuda Iscariota. Egli era in grado di porsi davanti a lui, ma non poteva guardarlo negli occhi, e gir quindi la faccia.
Giuda gli disse: So chi sei e da dove sei venuto. Tu provieni dal regno immortale di Barbelo. E non sono degno di pronunciare il nome di colui che ti ha mandato.
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Milano, 12 marzo 2018.
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Una primavera dannatamente piovosa.
Da giorni un dio antipatico riversava scrosci di acqua fredda sulla City. Un milione di anime dolenti innaffiate da una doccia continua.
La stagione delle piogge era stata anticipata a marzo, smentendo il vecchio adagio popolare aprile ogni goccia un barile.
Eppure, nonostante il diluvio l'erba era verdissima e le foglie stavano germogliando sui rami bagnati. Il ritorno della vita, stando alla concezione pagana dell'esistenza.
E l'arrivo della morte che aveva fatto il suo ingresso indesiderato in maniera teatrale in un condominio esclusivo.
Via dei Giardini.
Nel Monopoli  una delle propriet pi lussuose, nei cartoncini viola, quelle dove vieni salassato se i dadi ti fanno fermare l.
Anche a Milano via dei Giardini  una strada esclusiva, parallela di via Manzoni, perpendicolare di via Montenapoleone e via della Spiga. Il confine del quadrilatero della moda.
Molti di quei bottegai aristocratici vivono l, a due passi dalla questura e dal comando regionale dei Carabinieri, protetti da telecamere, antifurti e ronde di vigilanza privata tra immobili di pregio, cortili stile piccole Versailles, marciapiedi spazzati dai portieri.
Una ristretta e riservata nobilt cittadina lontana anni luce dalle periferie, da quelli fuori dall'Area C, lontana dalla delinquenza, dal degrado, dai rischi e dall'ordinaria paura.
Eppure la signora in nero si era presentata proprio l, con una dinamica difficile da incasellare nel solito database degli omicidi. Per questo Ardig si domandava cosa ci facesse l, lui, il capo della Omicidi.
Il fatto era accaduto al quinto piano di uno di quegli edifici nascosti dai tigli e dai platani e da una ringhiera alta e spunzonata.
Il morto era un religioso.
Il clergyman appeso sul servo muto. La Bibbia, il Vangelo e una pila di salmi esposti in bella vista sulla scrivania in fondo alla stanza dove campeggiava un foglio scritto a penna nera che incuriosiva pi del morto.
PaDrE NoStRo NeL TuO NoMe
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L'autore del messaggio aveva intervallato maiuscole a minuscole, complicando una grafia incerta, nervosa.
Tutti i presenti avevano occhi solo per quelle dodici righe disposte dantescamente in quartine.
Quasi un macabro sonetto scritto in una forma impersonale, mai in prima persona singolare. Una sorta di preghiera rivolta al padre eterno per un giudizio, forse per un perdono mai richiesto.
Inquietava quella chiosa finale.
Nel nome di Giuda, figlio tuo.
Frasi criptiche e deliranti, forse vergate da una mente che aveva smarrito la lucidit, insieme alla voglia di continuare a vivere.
Rivolsero la loro attenzione al protagonista della scena, al padrone di casa.
Don Ulrico Rusconi aveva cinquantadue anni.
Indossava un pigiama di lana, le pantofole di stoffa erano sul pavimento a una trentina di centimetri dai suoi piedi che oscillavano insieme al suo corpo appeso a una splendida trave a vista in legno massiccio scuro.
Si era impiccato con una cinghia.
Il volto gonfio, gli occhi sbarrati, le pupille dilatate.
Un gesto autolesionista con alcune anomalie, la scena appariva troppo ordinata.
Quel salotto trasmetteva una calma irrazionale in quel contesto e soprattutto non c'era nessun appoggio per issarsi e poi lasciarsi cadere nel baratro della morte per impiccagione.
Per quello dalla sala operativa avevano allertato anche la squadra Omicidi.
L'unico sgabello, compatibile con l'altezza dei piedi, era in un angolo a circa 3 metri dal sacerdote, appoggiato regolarmente sui suoi quattro pioli.
Il commissario Ardig e un disordinato gruppo di uomini fissavano quell'essere umano con il collo violaceo, la testa reclinata e il volto deformato dal gonfiore indotto dal soffocamento.
Lo fissavano in silenzio quasi contemplandolo, come se temessero di turbarne l'eterno riposo. Lo fissavano per riflettere, ognuno per conto suo, sulle medesime considerazioni sulla vita umana e il suo inevitabile epilogo.
In quel momento ognuno di loro misurava la sua distanza da don Ulrico, domandandosi se mai avrebbero avuto lo stesso coraggio. O la stessa disperazione.
Soltanto un agente lo stava palpando, armeggiando intorno alla cintola dove era stato appeso un piccolo sacco di velluto, legato con l'elastico del pigiama. Un sacchetto di pregio, di quelli per gioielli o orologi.
C' qualcosa dentro annunci passandolo a un collega della Scientifica che ne tast il rigonfiamento e lo apr delicatamente estraendo alcune monete.
Tutte monetine da un euro, lucide. Troppo lucide, come se fossero appena state scartate da un involucro e messe in circolo, oppure qualcuno le aveva lucidate apposta?
Ardig rabbrivid realizzandone il significato.
Contate le monete e verificate se non ce ne sono altre sul pavimento o sotto i mobili.
Poi, notando infastidito il ciondolare degli agenti, quasi ipnotizzati dalla scena, alz la voce: Cazzo fate? Dormite? Forza cercate un altro biglietto, qualcosa. Se si  appeso avr lasciato qualcosa. Dai, cazzo....
Erano proprio trenta monete.
Trenta denari: il prezzo di Giuda.
Il prezzo del tradimento, dell'uomo, oppure del sacerdote venuto meno a qualche suo giuramento.
Eppure, a parte quel sonetto delirante, non avevano ancora trovato un vero biglietto di spiegazione del suo gesto o di scuse per aver commesso uno dei peccati pi gravi per un cristiano: togliersi la vita, sostituendosi a Dio, l'unico a poter decidere il the end per ognuno di noi.
Nel primo cassetto della scrivania c'erano altre monetine in un blister di nylon, le aveva prese da l.
Intanto dal soggiorno era spuntata un'altra cinghia, identica a quella appesa alla trave per un'estremit e al collo del morto per l'altra.
Erano nel sof, servono a trattenere i cuscini borbott l'agente, fornendo una risposta a una prima domanda: non era un suicidio organizzato e dunque premeditato.
Il prete poteva aver ceduto a un attimo di debolezza ricorrendo ai primi oggetti reperiti in casa: le monetine custodite nel cassetto, una cinghia da divano e uno sgabello che poi aveva camminato da solo fino a un angolo, per restarsene l, acquattato, a godersi la scena.
Sotto al corpo ballonzolante di don Rusconi si stava assiepando la folla delle grandi occasioni. Il solito sciame di agenti della Scientifica, della Mobile, della Omicidi, poi due magistrati, il procuratore capo Brovelli e il sostituto Calavera, il suo uomo pi rappresentativo, l'esperto di illeciti amministrativi, scomodato per mostrare che per la Procura l'eventuale caso avrebbe avuto massima priorit. Eventuale, perch un suicidio non  materia di cui si occupano i giudici inquirenti.
E infine naturalmente loro, le autorit ecclesiastiche, rappresentate da monsignor Mondoni, braccio destro di sua Eminenza l'Arcivescovo, scortato dal solito pretino assistente, da un vecchio prete barbuto tutto vestito di nero, uno dei loro inquisitori e da un ufficiale dei Carabinieri che si era improvvisamente materializzato dal nulla, il tenente Alessandro Rea, l'uomo di fiducia del generale Bellocchio inviato a controllare e a lanciare un messaggio chiaro alla curia: in caso di bisogno l'Arma c', pronta a subentrare alla Polizia.
Ardig sbuff impercettibilmente. Odiava quel tipo di complicazioni diplomatiche che lo avrebbero costretto ai guanti bianchi, a non rovistare nei panni sporchi di un uomo punitosi come un Giuda scegliendo una trave del soffitto come suo albero di fico.
Si costrinse a un tono forzatamente cordiale e collaborativo nell'inevitabile valzer di presentazioni.
Poi il procuratore capo e il monsignore si appartarono nella stanza da letto del morto. Dieci lunghissimi minuti di conciliabolo, prima di convocare anche Calavera. Rientrarono con volti contriti ordinando di tirarlo gi e rimuovere il cadavere.
Nuovi saluti e fine del teatrino.
Il monsignore se ne torn in arcivescovado, il tenente Rea al comando regionale dell'Arma, il procuratore e il sostituto in tribunale.
Uscendo Brovelli lo inform a bassa voce, misurando i vocaboli, quasi centellinandoli.
Don Rusconi era il responsabile amministrativo della curia ambrosiana. Lo sapeva?
Ardig scosse la testa.
Ne tenga debito conto lo avvert infilando le scale.
Finalmente erano soli con il morto, suicidato o assassinato la sera precedente stando al rigor mortis ormai avviato. Le membra rigide, il flusso sanguigno terminato, le macchie ipostatiche concentrate sulle gambe di un viola tendente al blu notte. Significava che erano trascorse una decina di ore.
A scoprire il decesso il dirimpettaio, un noto chirurgo ortopedico il cui nome compariva di frequente nelle pagine sportive. Uno di quelli che sistemava le ginocchia ai calciatori di Inter e Milan.
Erano le 7,30, era uscito infagottato con una giacca a vento con cappuccio per la sua corsetta, notando la porta semi aperta. Non ci aveva fatto caso e si era dedicato alla sua sessione sportiva sotto quel diluvio metropolitano. Quaranta minuti dopo, rincasando, aveva trovato la porta ancora socchiusa e aveva chiamato don Rusconi. Il resto era la solita storia che avevano gi ascoltato troppe volte da testimoni inutili.
L'agente Scalise intanto aveva gi fatto una brutta scoperta: il videocitofono non registrava le immagini proiettate, solo diretta, niente differita.
Ardig scatt una foto con il telefonino al biglietto e lasci Santoni a dirigere la perquisizione dell'appartamento, avviandosi a piedi verso piazza San Sepolcro, l'altro ventricolo del cuore pulsante cittadino, passando dalle arterie principali, da via Manzoni, dalla Galleria, da piazza del Duomo e gi lungo via Torino fino ai vicoletti dell'area pedonale.
Non manca nulla, il portafogli e il cellulare della vittima sono nella giacca, l'auto nel box, c'erano orologi e contanti per almeno un migliaio di euro in un cassetto della scrivania...
L'ispettore Pinton stava snocciolando l'elenco di ori e denari rinvenuti nell'elegante appartamento di via dei Giardini, confermando che non era avvenuta alcuna rapina. Nessuna documentazione particolare rinvenuta: le carte di don Ulrico erano al sicuro nel suo ufficio, inaccessibili nel palazzo della curia.
Con la sua cantilena trevigiana, infarcita di una sana dose di milanesit, Pinton stava tratteggiando il ritratto di un religioso lontano anni luce dal voto di povert e dalle rinunce che si dovrebbero abbinare alle scelte di vita di chi vuole donarsi a Dio e al prossimo.
L'alloggio era diventato della curia tramite un lascito testamentario di una vedova, 120 metri quadri con doppio terrazzino, box e cantina. Valore di mercato intorno al milione di euro, non di vecchie lire. Uno dei tanti immobili di pregio della Chiesa ambrosiana, proprietaria invisibile di mezzo centro di Milano.
Il portiere aveva confermato che don Rusconi dimorava l da diversi anni.
Nessun segno di effrazione alla porta, nessun disordine apparente per ipotizzare una discussione o una lite, nemmeno un'ecchimosi sul corpo del sacerdote. Tutto lasciava pensare che si fosse infilato da solo quel rudimentale cappio al collo.
E poi c'era quell'ermetico biglietto di addio, quel sacchetto di monete...
Ma c'era anche quello sgabello, troppo lontano dai piedi per non obbligarli a ritenere che un'altra persona avesse partecipato con un ruolo difficile da inquadrare.
Complice del suicidio? Istigatore? O assassino che cercava di mascherare il suo delitto in un gesto volontario? Dal display clicc sulla foto del biglietto ingrandendola. La leggeva a fatica.
Mentalmente fu costretto a ripetersi di prenotare una visita oculistica.
A quarantaquattro anni si avvicinava il momento di inforcare degli occhiali da vista, quanto meno da scrivania.
Ingrand al massimo sfuocando i caratteri.
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La SoFfErEnZa PuRgHi Il PeCcAtO
NeL NoMe Di GiUdA FiGlIo TuO
Prima si rivolgeva al Padre Nostro, poi si richiamava a Giuda. O forse era una firma?
Nelle righe in mezzo vaneggiava di sacrificare un corpo contenente un'anima corrotta e impura.
La colpa  nell'obbedienza. La giustificazione dei soldati nei processi per i crimini di guerra: abbiamo obbedito agli ordini.
Quale colpa aveva compiuto don Ulrico obbedendo?
La sofferenza purghi il peccato. Ovvero la morte e il dolore che la precedeva, per mondarsi delle colpe.
Ardig scosse la testa. Di assassini che volevano punire i peccatori ne aveva gi conosciuti e ne aveva le scatole piene. In cuor suo si augur di poter archiviare tutto come suicidio.
Intanto dalle carte del prete erano saltati fuori referti ospedalieri, esiti di analisi del sangue e delle urine a cui si era sottoposto un mese prima: i valori quasi tutti contenuti nel range previsto. Don Ulrico godeva di buona salute fisica.
Il male da purgare, dunque, poteva solo essere un male dell'anima, non del corpo.
La prima ricerca su don Ulrico Rusconi consisteva in una banale rassegna stampa. Non potendo ficcare il naso nella sua sfera personale o patrimoniale Ardig aveva chiesto ai suoi uomini di rastrellare la rete in cerca di notizie di cui il web traboccava.
Don Rusconi, in quanto tesoriere dell'arcivescovato, veniva intervistato o consultato con grande frequenza dalla stampa milanese.
I suoi uomini avevano scremato gli articoli individuandone alcuni di particolare rilevanza.
Articoli pubblicati da Il Giorno, il quotidiano di riferimento dei lombardi, in particolare nell'hinterland milanese.
L'ultimo era piuttosto recente, di novembre del 2017.
NESSUN RIMBORSO PER LO SCANDALO MARTESANA.
Nell'occhiello era citato il morto: Don Rusconi smentisce l'ipotesi di una lista.
Il catenaccio era ancora pi chiaro: Non compreremo il silenzio con il denaro.
Cominci a scorrere le tre colonne.
La secca smentita arriva direttamente dal responsabile amministrativo della curia milanese, don Ulrico Rusconi. L'ipotesi di risarcire le famiglie delle presunte vittime di atti di pedofilia avvenuti in una parrocchia della Martesana non  nemmeno stata presa in considerazione. Non compreremo il silenzio delle eventuali vittime. Faremo le nostre verifiche interne mentre la magistratura far il suo corso. Se qualcuno ha sbagliato ne risponder nelle sedi opportune. Quelle ecclesiastiche e quelle laiche. Ma prima delle sentenze non verranno effettuati rimborsi. Una dichiarazione che mette la parola fine alle voci che si erano accavallate nelle ultime settimane.
Scorse gli articoli precedenti, quelli riguardanti le voci che si erano accavallate dove si ipotizzava, per l'appunto, che la curia stesse considerando di aprire i cordoni dei suoi forzieri per risarcire le famiglie dei bimbi che avevano subito molestie sessuali da parte di due sacerdoti in una curia della Martesana. Non era specificata la localit precisa dello scandalo per tutelare i minori coinvolti e gli stessi sacerdoti, anche se questi ultimi probabilmente erano gi stati trasferiti in qualche ufficio ovattato, lontani da occhi indiscreti.
Stava per chiedere a Scalise di approfondire la ricerca su questi casi di pedofilia ma cambi idea. Preferiva rivolgersi direttamente all'amico Malerba, da un annetto reclutato proprio dal Giorno che lo utilizzava da esterno per i casi pi eclatanti di cronaca nera lombarda.
Toh... il braccio violento della legge, cosa butta? chiese il cronista con tono allegro.
Lo saprai tra qualche ora dalla curia, te lo anticipo ma non lo scrivi per ora, va bene?
Parola di lupetto.
Abbiamo rinvenuto il cadavere di don Ulrico Rusconi, ma non gasarti: tutto fa presumere che si sia impiccato, per cui non partire con voli fantasiosi.
Mmm... e chi sarebbe questo don Rusconi?
 il tesoriere, anzi era, il tesoriere della diocesi ambrosiana.
Malerba sbuff deluso nel microfono.
Ah... ho capito! Quello che doveva risarcire le vittime dei pedofili con un fondo apposito?
Ardig si compiacque della sua scelta di interpellare l'amico giornalista.
Proprio lui, tu cosa ne sai di questa storia?
Non molto, non me ne sono occupato io, ma i colleghi delle pagine della Martesana. Comunque credo sia ormai acqua passata.
Perch?
Praticamente dalla curia pensavano di comprarsi il silenzio dei genitori dei bambini abusati con qualche assegno. Erano quasi tutti figli di immigrati e quelli, poveretti, pur di intascarsi due soldi erano disposti a tacere. Ma la storia  trapelata e quindi hanno dovuto rinunciare.
Per silenziare la vicenda?
Anche, ma anche per evitare il processo. Suppongo che l'accordo fosse che i genitori ritiravano le denunce evitando cos la gogna del processo ai due preti pedofili, in cambio la Chiesa li risarciva con una cifra importante e prometteva di spedire i due sporcaccioni in tonaca in qualche missione in Namibia o gi di l, dove poi avrebbero ricominciato ad allungare le mani sui bambini...
Una storia che si stava ripetendo spesso all'ombra dei nostri campanili. Capitava lungo tutto lo Stivale che religiosi che si erano macchiati le mani sporcandole sulla pelle pura dei pi piccoli venissero spediti in Africa o in Sud America per redimersi ed espiare.
E aveva ragione Malerba quando ricordava che, se anche avessero allungato le loro manacce zozze sui piccoli bimbi africani, l'eco delle loro malefatte non sarebbe rimbalzata fino ai salotti buoni del Vaticano.
Il Terzo Mondo trattato come spazzatura, non solo per rifiuti tossici e veleni, ma anche per gli scarti della Chiesa, per le tuniche lorde che nemmeno la lavatrice della Santa Romana Chiesa, abituata a ripulire tonnellate di panni sporchi, poteva smacchiare.
Ti chiedo un favore. Mi fai sapere qualcosa su questo scandalo nella Martesana? Dove  avvenuto? Chi erano i preti coinvolti, che fine hanno fatto?
D'accordo, faccio qualche domanda ai colleghi. Una chiamata sul cellulare lo costrinse a salutare Malerba.
Ardig si incammin verso il tribunale riparandosi sotto un ombrello nero come il suo cappotto.
Roberto Brovelli era approdato a Palazzo di Giustizia nel 1978, per eccellenza l'annus horribilis per l'Italia e per Milano, l'anno del sequestro di Aldo Moro e di tutto il corollario di violenza politica che sconvolgeva il Paese.
Milano inclusa, dove si combatteva anche un'altra guerra, quella per il controllo del potere malavitoso, tra la stella cadente di Turatello rinchiuso in carcere mentre la sua banda perdeva uomini e colpi, e l'astro nascente di Epaminonda, incoronato nuovo re milanese dalla mafia siciliana.
Brovelli aveva iniziato cos, indagando sui delitti dei malavitosi. Era stato lui a mettere per primo il piede sul pavimento lordo di sangue della taverna delle streghe, a Moncucco, dove un commando di killer inviati da Epaminonda, gli Indiani, avevano sterminato otto persone. E da allora, in un susseguirsi con lo scorrere degli anni, sulla sua scrivania era transitato il peggio di quanto accaduto sotto la Madonnina nei quattro decenni successivi: incluso il fascicolo della strage della bomba dei giardini di via Palestro.
Ora, a pochi mesi dalla dorata pensione, Brovelli voleva solo campare tranquillo, in un ordinario tran tran, staccando i giorni dal calendario, uno dopo l'altro fino al 30 giugno, quando avrebbe dismesso la toga per trasferirsi nella sua casetta alle Cinque Terre.
Si sarebbe alzato presto al mattino per andare a pescare vicino al molo, avrebbe cucinato il pesce, dormito al pomeriggio e passeggiato prima di cena.
Avrebbe letto quintalate di libri e, perch no, avrebbe guardato tanta tv in compagnia della moglie. Pensava solo a quello, a quel meritato riposo, a quei giorni di sole per scacciare il freddo e la nebbia dei quarant'anni spesi dentro i corridoi del Palazzo di Giustizia.
Quel pensiero era la sua ossessione, catapultarsi sul dolce scivolo che avrebbe imboccato, una discesa che non voleva interrompere. Eppure la sua deontologia professionale gli imponeva di non trascurare nulla, nemmeno uno sgabello appoggiato da qualcuno in un angolo di una stanza e certo non scalciato malamente da un impiccato.
Ardig lo osservava dall'altra parte della scrivania.
Lo aveva sempre stimato. Uno dei pochi pm in cui aveva fiducia e che rispettava. Difficile capire se e quanto la stima, la fiducia e il rispetto fossero reciproci.
Lui era un investigatore di fiuto, forse anche di coraggio, ma troppo solista e scontroso in un sistema istituzionale dove la sinergia era diventata la prima dote richiesta.
Brovelli accese la pipa armeggiando con il fornello.
Cosa dice il coroner? Conferma assenza di ecchimosi o lesioni sul corpo?
Il commissario annu.
E conferma l'assenza di patologie che potessero indurre a un gesto estremo?
Deve ancora scannarlo, ma in casa c'erano dei referti delle analisi fatte a febbraio: era sano come un pesce. E se un mese fa si era fatto le analisi del sangue significa che alla sua salute ci teneva. Almeno un mese fa, per cui stando alla logica della natura umana...
Brovelli scroll la testa.
E per la logica della natura umana nessuno accetta di infilare la testa in un cappio e farsi impiccare senza opporre resistenza dedusse il magistrato.
O senza essere sotto minaccia di un'arma, forse qualcuno gli puntava addosso una pistola osserv Ardig con tono scettico.
Stavolta ad annuire fu il procuratore capo prima di riprendere.
E per la logica della fisica uno sgabello quadrupede non pu rotolare per qualche metro e finire perfettamente appoggiato in un angolo.
Questa volta Ardig evit di annuire lasciando proseguire il magistrato che assunse un'espressione ancora pi solenne, prima di aspirare una boccata di tabacco dall'aroma mentoso e sbuffare una nuvoletta di fumo azzurrognolo.
Monsignor Mondoni, come le ho anticipato stamattina, mi ha informato su quali delicate incombenze gravassero su don Ulrico. Era il loro responsabile amministrativo e la rilevanza di questo suo ruolo si amplifica alla luce di quel sacchetto di monetine appeso alla cintola...
Brovelli prese una pausa.
E poi c' quel biglietto. La colpa dell'obbedienza, il peccato da purgare. Pare che don Ulrico fosse depresso per via di incarichi che non gradiva. Ma su questo monsignor Mondoni ha preferito non rivelare nulla di pi.
Ardig preferiva non sbilanciarsi mantenendo spalancati entrambi gli scenari: don Rusconi poteva essersi tolto la vita per qualche rimorso e aveva scelto quella maniera cos plateale per inviare un ultimo messaggio postumo a chi era in grado di comprenderlo, facendosi aiutare da qualcuno per compiere il gesto? Oppure era stato eliminato e l'assassino aveva scelto di rivendicare il suo delitto con quel sonetto e quelle trenta monete appese alla vita, esattamente come Giuda?
Occorreva una perizia calligrafica su quel biglietto, comparandolo con qualche scritto della vittima.
Brovelli attese qualche secondo prima di interpellarlo.
Posso intuire i suoi ragionamenti. Commissario, indaghi, faccia quanto ritiene opportuno. Ma attenendosi sempre ai fatti. A cominciare da quanto emerger dall'autopsia, quella definitiva, non questa provvisoria. E il mio, mi creda,  un consiglio, non un ordine.
Il procuratore capo si alz, per infilarsi il soprabito.
Devo lasciarla, mi attende un funerale.
Mi spiace comment Ardig, imbarazzato.
Una presenza di rito, diciamo istituzionale.  mancato l'ex presidente dell'Ordine degli Avvocati di Milano. Un varesino che da anni viveva qui a Milano, un vecchio democristiano che negli anni Ottanta faceva il bello e il cattivo tempo.
Una volta dicevano che i democristiani non morivano mai...
Muoiono. Muoiono anche loro. Questo aveva quasi novant'anni. Tra l'altro credo che il povero Don Rusconi lo conoscesse bene, pace all'anima loro.
Il magistrato si infil in ascensore, Ardig prefer scendere dalle scale.
Mentre una squadra di agenti guidata da Santoni stava passandosi al pettine il quartiere in cerca di indizi e testimonianze, Ardig camminava sotto la pioggia saltellando qua e l per non infilare le Clarks nelle pozze, gli stivaletti della fanteria inglese nelle campagne desertiche in Africa, scarpe comode e fresche per non far entrare la sabbia.
Passeggiava lungo via Dante occhieggiando le vetrine dei bar, intanto nelle orecchie rimbalzavano altri consigli, quelli emanati dal questore, gracchiati nella telefonata ricevuta appena emerso dal Palazzo di Giustizia. Facile che Brovelli avesse chiamato subito il questore per aggiornarlo sul loro colloquio.
Non si ostini a cercare il nero dove non c'. Chiaro? Sta camminando sulle uova e le uova sono fragili. Chiaro? Non mi combini una delle sue frittate! Chiaro?
Tutto chiaro, come era chiaro che non si trattava di consigli ma di ordini.
Avrebbe obbedito, gli conveniva.
Per esperienza ormai sapeva quanto fosse complicato frugare nei panni sporchi di chi indossa una tonaca, per cui non avrebbe forzato la mano.
E dato che fino all'indomani mattina non avrebbe avuto i risultati dell'esame autoptico pens di tornarsene a casa.
Un po' di pesi sulla panca collocata in soggiorno, il solito hamburger preso sotto casa nella hamburgeria/kebabberia aperta da qualche mese da un gruppetto di ragazzi giovani, una bottiglia di birra e per finire un bicchiere di rum.
Tutto secondo copione salvo quella telefonata improvvisa e inattesa a scompaginare ogni programma.
Lei.
Quella Lei.
Ardig aveva conosciuto Miriam cinque anni prima, per caso il destino l'aveva messa sulla sua strada solitaria.
La donna sbagliata per l'uomo sbagliato.
Lui, un poliziotto ossessionato dal suo assurdo mestiere di cacciatore di assassini, sempre sul filo del rasoio del precario equilibrio che separava la sete di giustizia da quella di vendetta.
Lei, un'escort di lusso da tariffario a quattro cifre, ossessionata dal denaro, prigioniera della sua bellezza e della sua voglia di essere desiderata da ogni uomo.
Si erano incontrati durante un'inchiesta sulla brutale uccisione di un'altra escort amica di Miriam alle prime armi, inesperta e ingenua.
Era cominciato tutto cos, sentendola come testimone.
Poi erano finiti a letto e da l il loro mondo aveva preso a ruotare al contrario. Litigi e sesso, discussioni e sesso, rinfacci e insulti, e ancora sesso.
Si era allontanati e riavvicinati, lasciati e ritrovati.
Alla fine lui aveva mollato la presa arrendendosi all'evidenza. Miriam era di tutti quelli che la volevano e potevano permettersela. Ma non sarebbe mai stata ingabbiata nel rapporto monogamo con un solo uomo.
E forse anche per lui era stato meglio cos.
Dopo Miriam c'era stata solo un'altra donna, che per la verit c'era anche prima, il magistrato Deborah Pollini, un'altra che era meglio perdere che trovare. Stesso copione di battibecchi e sesso e stesso finale. Ora Deborah era uscita dalla sua vita.
Pensava che anche Miriam ne fosse uscita e invece stava galoppando da lei a passo da bersagliere.
Miriam Righetto non abitava pi da anni nell'appartamento sopra l'Alzaia, affacciato sul Naviglio Grande, dove si erano frequentati e avevano fatto l'amore in quella torrida estate di cinque anni prima.
Dopo un anno trascorso in Oriente, tra Singapore e Dubai, era tornata a Milano sistemandosi in quello che definiva il suo studio, un trilocale in Conca del Naviglio dove mescolava la vita professionale e i residui di quella privata.
L'appuntamento era alla Darsena.
Lei era gi l, appoggiata a un parapetto.
Hogan ai piedi, jeans aderenti, un giubbotto Fay nero con il cappuccio a coprirle la chioma scura.
Bella anche cos.
Occhiali da sole anche all'imbrunire di un'oscura giornata di pioggia tagliente di marzo.
L'ematoma sulla guancia lo not da un paio di metri di distanza comprendendo subito il perch di quella telefonata inattesa.
Lei, per rendere completo il quadro, sfil gli occhiali mostrando il cerchio viola a contornarle l'occhio destro.
Chi ti ha ridotto cos?
Uno... un cliente, uno che non mi lascia campare.
Ah,  per quello che mi hai cercato?
Lei annu, domandandogli: Ti va di passeggiare?.
Con questo acquazzone? Non ho voglia di bagnarmi i piedi, preferirei un caff in un bar.
Non voglio farmi vedere cos replic lei.
D'accordo, camminiamo sbuff, osservandosi le scarpe con il rivestimento camosciato gi lucido per l'acqua.
Scesero sull'altro Naviglio, il Pavese, sull'alzaia meno battuta, quella dove non ci sono locali ma normali abitazioni affacciate su quel piccolo specchio d'acqua disegnato dall'ingegno di Leonardo da Vinci. A quell'ora tranquilla era un piccolo scorcio di paradiso urbano.
Chi ?
Un tizio,  ossessionato da me, mi tormenta. Ho paura, non so cosa fare...
Non hai un protettore che lo prenda a calci?
No. Non ne ho mai avuto uno, lo sai.
Va bene, ti accompagno in questura per sporgere denuncia. Cos i colleghi...
Lei lo prese per il braccio stringendolo forte.
Bruno, per favore, non posso, lo sai. Sono una professionista, se denuncio un cliente poi la voce gira e i miei affari...
Lui scosse la testa.
 l'unica via possibile.
Lei strinse ancora pi forte, infilandosi sotto il cono protettivo del suo ombrello.
La pioggia ticchettava sopra l'intelaiatura martellando le loro teste, le loro coscienze.
Ho bisogno del tuo aiuto. Per favore.
Ardig aveva bisogno di tempo per rispondere. Si accese una Camel rivolgendo il suo sguardo al Naviglio gonfio dalla pioggia che cadeva formando cerchi concentrici in quelle acque scure.
Miriam sfil gli occhiali cercandolo con quei suoi occhi da tigre. Una tigre ferita.
L'ematoma era enorme.
Chi l'aveva colpita ci era andato gi pesante. Sent il sangue ribollirgli.
Lei intanto lo prese per mano.
Tirami fuori da questa situazione. Poi davvero sparisco per sempre dalla tua vita, te lo giuro.
Pi che una promessa sembrava una maledizione.
Del resto Miriam era quello, era la sua dannazione. Ed era l'unica creatura in grado di far vibrare le corde emotive nascoste sotto la sua corazza solitaria.
Un paio di boccate per riflettere e decidere, pi per l'altro che per lei.
Va bene. Quando viene?
Domani sera.
Fallo venire tardi, verso mezzanotte, inventati qualche balla.
Lei annu rinfrancata.
Raccontami di lui.
Non ne so molto. Quarant'anni, veste sportivo. Mi ha detto che si chiama Luciano ma sai che i clienti non mi dicono quasi mai il loro vero nome ai primi appuntamenti.
Hai capito che lavoro fa?  di Milano?
Davvero non lo so. Sembra meridionale dall'accento. Forse  un imprenditore, un rappresentante...
Attraversarono il ponte e scesero dai gradini umidi, tornando verso la Darsena.
Dammi il numero del suo cellulare.
Mi telefona da numeri anonimi.
Ardig si sorprese, in ogni annuncio di escort campeggiava la scritta No numeri anonimi.
Miriam aveva commesso una grave imprudenza e ne stava pagando le conseguenze.
Proseguirono fino all'imbocco di corso di Porta Ticinese dove decise che ne aveva abbastanza.
D'accordo, restiamo per domani.
Se ne and senza salutarla furibondo con se stesso per quella donna a cui non aveva mai saputo dire di no. Nemmeno stavolta.
Senza accorgersene aveva aumentato l'andatura per smaltire il nervoso. Divor corso di porta Ticinese in un paio di minuti di falcate, sempre da bersagliere. Alle Colonne di San Lorenzo si accese l'ennesima Camel trovando un compromesso ipocrita con lo specchio della sua coscienza in cui non voleva riflettersi: non lo faceva per Miriam.
Lo faceva per quell'altro, per dare una lezione a un vigliacco violento che se la prendeva con una donna.
Cos suonava decisamente meglio.
L'hamburger e la birra lo attendevano.
Zero assoluto.
Il corpo di don Ulrico Rusconi non aveva confessato nulla di interessante nell'interrogatorio postumo con il dottor Ruggero Salerno e i suoi ferri da inquisitore. Bisturi e disarticolatore non avevano evidenziato alcun elemento utile per rispondere alle tante domande aperte.
Il sacerdote era crepato a stomaco pieno, dopo aver ingurgitato una cena normale a base di carne, verdure e vino. Ma l'apposito esame non riscontrava quantit eccessive di alcool, insomma un normale bicchiere per cena. Nessuna traccia di assunzione di oppiacei o stupefacenti, anche se per averne la certezza dovevano attendere i tempi pi lunghi dell'esame tossicologico. Totale mancanza di escoriazioni o ecchimosi lungo il corpo.
Un atto di autolesionismo aveva sentenziato il medico legale lavandosene le mani su come fosse arrivato ad appendersi a quella trave.
Non toccava a lui lambiccarsi intorno a quell'impiccagione o a quello sgabello spettatore silente. Si limit soltanto a un'aggiunta sibillina.
Il prete aveva pianto, un lungo pianto. Forse un atto di commozione o forse la paura prima di infilarsi quella cinghia.
Ardig consider quel particolare.
Non era un esperto di suicidi e faticava a entrare nella mente di quel sacerdote di cui sapeva pochissimo.
Uscendo si concentr su un messaggio WhatsApp di Malerba che lo aggiornava sullo scandalo pedofilia nella Martesana.
I fatti erano avvenuti nell'estate del 2016 nell'oratorio di Palazzo Martesana, un piccolo comune a 12 km da Milano. Nessun riferimento sull'identit dei due sacerdoti coinvolti. Muro assoluto dalla curia.
Per saperne di pi avrebbe dovuto recarsi l di persona.
Tuttavia gli avvertimenti del questore erano un cartello di stop che preferiva non oltrepassare. E a breve era atteso da un colloquio in arcivescovado.
S'incammin preceduto da una brutta sensazione.
Nemmeno la pioggia poteva fermare i tossici della corsa mattutina.
Anche sotto il diluvio in tanti erano andati a correre sulla ciclabile sull'argine del Mincio, parallela al centro storico.
Auricolari a pompare musica nelle orecchie, occhiali scuri nonostante la pioggia, cappuccio calato.
Nessuno di loro si era accorto di quel corpo accartocciato vicino al muro del comprensorio del museo storico dei Vigili del Fuoco.
Lo aveva notato una ragazza, una studentessa, intorno alle 8,30.
Un corpo fradicio, riverso sul fianco.
Un malore, pensava.
Appena lo aveva voltato era stata costretta a ricacciare un urlo di terrore in gola. Nella sua gola, intatta.
Perch la gola di quello era scavata come un fossato.
Contravvenendo a una regola ferrea in un'indagine per omicidio Ardig avrebbe condiviso le informazioni ricavate dall'esame autoptico.
Un'eccezione necessaria perch probabilmente non si trattava di un delitto. Per questo si stava recando in arcivescovado attraversando piazza Fontana, la piazza della bomba per sempre, anche se erano trascorsi quasi cinquant'anni da quel terribile scoppio che si era portato via diciassette vite umane e la serenit cittadina per il decennio successivo.
La facciata della Banca dell'Agricoltura non riportava i segni di quel giorno, intonaco e cemento avevano cancellato il sangue e la paura. Restava quel palazzo austero, di fronte a quel mini spiazzo alberato circolare in mezzo, e sull'altro lato, quello che fa angolo con piazza del Duomo, la sagoma altrettanto austera della sede del palazzo Arcivescovile preceduto da un piccolo cortile interno.
Ardig si present in quel loggiato riparato da occhi indiscreti con un sorriso forzato. Ad attenderlo, dopo una breve anticamera in un piccolo salotto ovattato, direttamente monsignor Mondoni, il braccio destro di sua Eminenza.
L'espressione tirata del vescovo bastava come presentazione.
Un altro sacerdote, sui trentacinque anni, si accomod su un'altra poltrona.
Una brocca d'acqua e tre bicchieri su un tavolino come segno di ospitalit.
Don Rusconi avrebbe potuto fare il commercialista o il broker a piazza Affari. Ci sapeva fare con i soldi, li fiutava, li indirizzava esord monsignor Mondoni stupendolo.
Non un pastore di anime, non un uomo devoto, dedicato al prossimo e ai suoi bisogni. No, don Rusconi era un re di denari.
Ardig si accomod meglio accavallando le gambe lasciando proseguire il padrone di casa.
Non fraintenda dottore. La Chiesa, la nostra Chiesa,  un'entit complessa, una struttura articolata come uno Stato grande quanto un continente. Abbiamo pi di un miliardo di fedeli sparsi in ogni angolo del pianeta, anche se di questi fedeli oltre la met  concentrata qui, in Europa, a casa nostra. E un'organizzazione cos ramificata necessita anche di uomini che si occupino di questioni pratiche, come il denaro appunto. Uomini che sappiano sporcarsi le mani, che sappiano contaminarsi anche con la farina del diavolo, i soldi appunto. E don Ulrico sapeva fare questo, era questo il dono che aveva ricevuto dal Signore, insieme alla fede naturalmente.
Il commissario annu.
D'altronde se non ricordo male uno dei santi pi venerati, San Paolo, era un esattore delle tasse...
Monsignor Mondoni agit la mano come a invitarlo a non divagare, quindi riprese.
Una delle regole auree della nostra istituzione  la riservatezza. Anche nella gestione delle nostre risorse che, mi creda, sono tante. Le donazioni, i lasciti, l'8x1000... Le chiediamo altrettanta discrezione in questa sua indagine. Viviamo tempi difficili, in cui  pi facile e redditizio, anche politicamente, gettare discredito, vedere solo il marcio, il negativo, che esaltare quanto di buono facciamo. Ogni giorno i nostri sacerdoti aiutano i bisognosi, i deboli, gli immigrati. Finanziamo aiuti in Africa, in America latina, in Asia, nelle zone di guerra, ma anche qui, a casa nostra, i dormitori, le case famiglia, i consultori, i centri per rifugiati.
Si ferm un istante fissando Ardig negli occhi.
Per il momento abbiamo mantenuto la notizia in qualche modo riservata, alla stampa abbiamo solo fatto sapere che don Rusconi  mancato in un momento di debolezza, sorvolando sulle circostanze, tuttavia sappiamo che  questione di ore... so gi cosa scriveranno i giornali. Il sacerdote che abitava nell'appartamento elegante, che aveva la Mercedes... Tutto vero, certamente, anche se occorre considerare che don Rusconi era un professionista, con responsabilit e oneri. Godeva di un trattamento privilegiato,  vero, non lo neghiamo. Eppure non possiamo accettare che l'immagine della nostra istituzione sia macchiata da qualcosa che...
Si blocc, come se fosse sul punto di ammettere una colpa commessa da don Ulrico. Il prezzo del suo tradimento pagato con la sua vita, per scelta sua o altrui.
Lei ricorda il libro di Umberto Eco, Il nome della Rosa? domand monsignor Mondoni.
Il libro non lo aveva mai letto, in compenso aveva visto e rivisto il film interpretato da Sean Connery per cui annu.
Ricorda come veniva uccisa la prima vittima, un monaco amanuense? Attraverso un veleno invisibile, dell'arsenico impresso sull'inchiostro delle pagine che il monaco inevitabilmente avrebbe toccato, finendo altrettanto inevitabilmente per leccarsi le dita, fino a intossicarsi fatalmente. Mi segue?
A fatica.
Il denaro  il veleno dell'umanit. La cupidigia, la sete di ricchezze e il timore di non ottenerle. O di perderle.
Ardig non replicava attendendo che il monsignore arrivasse al punto.
Don Ulrico si avvelenava l'animo ogni giorno, il suo arsenico erano le responsabilit che il suo incarico comportava. Noi preti scegliamo di votarci a Dio e di servirlo in umilt, con la preghiera. E di sacrificarci quando questo  necessario, come hanno fatto i martiri per secoli. Eppure non tutti, quando siamo chiamati a gravarci di pesanti fardelli, riusciamo a reggerli senza farci travolgere, senza farci avvelenare ogni giorno, senza accorgercene, come quel monaco amanuense, avvelenatosi con le proprie dita. Non lo comprendiamo fino a quando  troppo tardi.
Perch non giochiamo a carte scoperte? chiese Ardig spiazzando il monsignore.
Cosa intende dire?
Mi sta dicendo che don Rusconi ha scelto di impiccarsi perch oppresso dal ruolo di tesoriere?  questo che mi sta dicendo? E mi sta facendo capire che voi siete a conoscenza del perch del suo gesto?
Ho letto dello scandalo pedofilia avvenuto in quella parrocchia della Martesana.  per quello?  quello il suo arsenico?
Monsignor Mondoni si alz, dardeggiandolo con uno sguardo furente, poi allarg le braccia.
Lei lo sa bene, il nostro abito impone segreti che non possono essere rivelati. Eppure sotto l'abito talare siamo uomini con le nostre debolezze umane. Debolezze che possono farci barcollare e talvolta capitolare. Ha letto quel biglietto. Le sembravano righe scritte da un uomo nel pieno possesso delle sue facolt mentali?
Stavolta Ardig non rispose.
Il messaggio del monsignore era chiarissimo: per loro, confortati dal referto stilato dal medico legale, si trattava di un suicidio motivato da quelle dodici righe e da quel sacchetto con trenta monetine.
Don Ulrico era fuori di testa e aveva scelto di togliersi la vita impiccandosi in maniera teatrale, proprio come Giuda Iscariota.
E come tale volevano che fosse trattato. Anzi, archiviato, dimenticato.
Non aveva senso proseguire oltre in quella conversazione a senso unico. Lo stesso senso unico imbroccato dal questore e, seppure tacitamente, anche dallo stesso Brovelli.
Il caso poteva essere chiuso l.
Al diavolo il sopralluogo a Palazzo Martesana.
Suicidio, punto.
Il vicequestore aggiunto Fabio Ferrari era a Mantova da quasi tre anni.
Vicino ai cinquanta, dopo vent'anni alla Mobile di Milano tra spacciatori e malavitosi aveva scelto una provincia tranquilla per la seconda parte della carriera.
Una splendida citt d'arte dove i casi di cronaca nera, quelli veri, a parte scippi, prostituzione sulle provinciali e piccolo spaccio nei giardinetti, si contano sulle dita di una mano.
Quel caso era cos grosso da doverlo contare con il pollice.
Un uomo con tre ferite da taglio sul collo e nell'area tracheale dove la lama era penetrata con maggiore forza e profondit. Un uomo giovane.
Giubbotto di marca, orologio alla moda, scarpe griffate con la H.
La ferocia dell'esecuzione favoriva la pista del regolamento di conti criminale.
Osserv la vittima per qualche secondo. Non sembrava un romeno o uno slavo.
Un agente glielo conferm ispezionando il portafogli snocciolandogli un nome che non suonava del tutto nuovo.
Uno sgabello a quattro zampe.
L'unico indizio per pensare a un omicidio a sfondo religioso.
Quelle dodici righe e quelle trenta monete potevano essere la firma lasciata dall'omicida?
Don Ulrico doveva essere un avido, un corrotto, uno scialacquatore? Questo intendeva dire l'assassino?
Troppo sofisticato, troppo da trama di un libro noir.
I tabulati telefonici della vittima erano un lenzuolo infinito di chiamate, messaggini WhatsApp e sms.
Don Rusconi aveva una vita intensa e frenetica.
Molti numeri erano intestati a donne.
Comprese che stava ficcando la mano in un alveare zeppo di vespe inferocite. I suoi uomini stavano esaminando una mole impressionante di documenti cartacei. Non i registri della curia, per quelli non avevano nessuna autorizzazione.
Tuttavia non stavano trovando nulla, nessuna chiamata nelle ore precedenti alla morte, nessuna effrazione sulla porta.
Don Ulrico non aspettava nessuno quella sera.
Era a casa sua, in pigiama, fuori diluviava.
Eppure la porta era aperta, con la chiave inserita nella serratura dall'interno. Quindi era stato lui ad aprire a chi lo aveva poi aiutato, o incitato, a issarsi sulla trave con la cinghia del divano stretta intorno al collo.
Sulla cinghia per non c'erano impronte nitide di terzi, quelle riconoscibili appartenevano al sacerdote. Per cui...
L'agente Scalise buss con il solito tocco leggero.
La porta era aperta, non serviva dirgli avanti. Eppure stava l impalato come un baluba.
Ho sminato il pavimento, puoi entrare senza paura.
L'agente dall'aspetto trasandato e dall'aria perennemente malinconica entr con i soliti fogli in mano scambiandosi un'occhiata complice con Frog, il bastardino macilento e con gli occhi velati che il commissario aveva adottato raccattandolo anni prima in un mercato rionale dove si aggirava spaventato in cerca di avanzi.
Ardig osserv stupito l'incartamento.
Verbali stampati o faxati, le intestazioni erano di un secolo prima, anzi di un millennio prima, con la dicitura Pubblica Sicurezza.
Cazzo  sta roba?
Un agente della questura di Sondrio ce li ha faxati poco fa.
Sondrio?
Improvvisamente si ricord di quanto letto nella scheda biografica di don Ulrico Rusconi. Era nato a Varese nel 1966, ma aveva avviato il suo percorso ecclesiastico nel seminario di Sondrio dove era rimasto dal 1985 al 1989. Si sorprese leggendo che si trattava di un verbale per una persona informata dei fatti.
Si immerse nel linguaggio burocratico e ministeriale appartenuto a quell'era paleozoica che erano gli anni Ottanta.
Sostanzialmente a Ulrico Rusconi era stato domandato se in data 27 gennaio 1987, una domenica, si fosse trovato in compagnia di tale Fulvio Leggiuni in localit Lecco, con relativi spostamenti fino alle 21.
Una paginetta dattiloscritta e datata gioved 31 gennaio 1987.
A redarre l'atto un agente che riportava il nome del funzionario che aveva eseguito l'interrogatorio: il commissario Antonio D'Ambl. Seguiva la firma scarabocchiata del giovane seminarista.
Ardig stava per domandare a Scalise di approfondire la questione ma una telefonata al numero fisso lo distolse.
Era l'agente messo in portineria, Mario Linares, un milanese di origine sicula.
Era l'unico maschio, il quinto, dopo una nidiata di quattro femmine.
Suo padre era stato alla Omicidi, per oltre vent'anni, agli ordini del commissario Vittorio Maspero: sul vecchio Linares, palermitano fumantino, si spendevano aneddoti e leggende, come l'ostentata ricerca di un figlio maschio. Aveva sfornato quattro femmine a raffica prima di riuscirci.
Voleva il maschio per farne un calciatore. Invece era diventato sbirro come il padre, che saltuariamente passava in commissariato a trovarli sommergendoli di chiacchiere e di ricordi infarciti di panzane colossali. Scazzottate, inseguimenti, scontri a fuoco.
Linares padre pareva un protagonista della Milano Calibro 9 di Scerbanenco.
Si vantava di essere stato al centro di ogni grande indagine di quegli anni. Come quella sul Mostro di Milano, il serial killer che aveva trucidato undici donne nei mesi terribili tra il 1969 e il 1971. Aveva colpito undici volte, poi basta, silenzio totale. Scomparso nel nulla...
Il giovane Linares era tutto suo padre.
Robusto, testa quadrata, tipo sanguigno. Andava verso i trentacinque, si era fatto le ossa al reparto mobile, come celerino, manganellando gli ultras negli stadi e i no global nei cortei. Tuttavia non aveva ancora esperienza investigativa e per questo era relegato al centralino.
Commissario ho in linea per lei il dottor Rossi.
Ardig in un secondo tent di decifrare di quale Rossi potesse trattarsi.
Non gli venne in mente nessun Rossi.
Ma chi ? Vasco o Valentino?
Da quel che gli risultava erano entrambi dottori, honoris causa.
Ovviamente Linares non colse l'ironia della domanda.
No, no commissario, questo ha detto che si chiama Paolo Rossi.
Ardig scosse la testa, con un sorriso invisibile dall'altra parte della cornetta.
Stava per domandargli se fosse il comico o l'eroe del mondiale spagnolo, ma poi si rese conto che non aveva tutto questo tempo per scherzare con un agente dalle mani grandi e il cervello piccolo.
Non so chi sia, non voglio scocciatori, passalo a Pinton.
Linares toss il suo disappunto: Per questo sostiene di essere il direttore del carcere di San Vittore.
Stavolta Ardig non sorrise.
Cazzo Linares, sveglia! Cosa aspetti a passarmelo?
Scalise intuendo l'incazzatura del superiore si ecliss silenziosamente.
Nella cornetta dell'apparecchio echeggi il solito squillo intermedio poi la voce di Paolo Rossi gracchi metallica: Dottor Ardig onorato di conoscerla.
Piacere mio. Come posso aiutarla? rispose meccanicamente Ardig, prevedendo la solita seccatura burocratica.
Veramente spero di essere io a poterla aiutare.
Ah. La ascolto.
Mi  giunta notizia di quel sacerdote trovato impiccato...
Non suicidatosi, non ammazzato. Semplicemente impiccato, senza declinazione attiva o passiva, una formula neutrale perch le parole tra rappresentanti delle istituzioni hanno un peso. E Rossi doveva disporre di una buona bilancia per pesarle.
Ardig evit di interromperlo curioso di vedere dove sarebbe andato a parare.
...la notizia mi ha addolorato e colpito particolarmente.
Lo conosceva?
Soltanto di vista a essere sincero, anche se ultimamente era un ospite fisso della nostra struttura.
Il commissario s'irrigid per la sorpresa.
Come ha detto?
Che don Ulrico veniva regolarmente qui nella nostra casa circondariale per un colloquio settimanale.
Sta scherzando?
Direi proprio di no. Senta, che ne direbbe di passare a trovarmi per un caff?
Anche subito?
La aspetto.
Fabio Ferrari osserv la foto sulla scrivania.
La sua famiglia, le sue donne. Elena con Denise e Nicole, le piccole.
A quell'ora erano tutte a scuola. Elena, segretaria in un istituto alberghiero, le bimbe sui banchi di una scuola elementare.
Si domand cosa avrebbe fatto lui se un simile orrore avesse toccato una di loro, se il dolore sarebbe stato incanalato in una rabbia dirompente.
Poi pens all'inchiesta e al fatto che le avrebbe trascurate per qualche giorno saltando cene, passando notti fuori.
Perch i primi giorni dopo un omicidio sono una giostra impazzita da cui non si pu scendere. Soprattutto in una piccola citt di una provincia tranquilla, protetta dalla nebbia e da un fiume, riparata all'ombra delle mura del palazzo della sua gloriosa casata ducale.
Il nome della vittima lo confort, illudendolo.
Forse non avrebbe dovuto sacrificare giorni lunghi e notti insonni dietro a un assassino. Anche se quel termine, in quella circostanza, stonava.
Giancarlo Dell'Acqua era un padre che ogni giorno accudiva una figlia, Simona, gravemente invalida.
Non per una malattia o un incidente: Simona si era gettata quattro anni prima dal terrazzo di casa, tre piani nel vuoto.
Era caduta verticalmente, sfracellandosi al suolo dopo un tuffo perfetto, a candela, senza scomporsi. Un volo d'angelo, l'ultimo balzo della sua vita.
Da allora era paralizzata, inchiodata in un letto, semi incosciente, imbottita di anti dolorifici e anti depressivi.
Pap Giancarlo aveva tuonato tante volte dalle colonne dei quotidiani lombardi: Quello deve pagare per il male che ha fatto a mia figlia, quello me la pagher. Le ha rovinato la vita.
L'urlo di rabbia di un padre trafitto dal dolore e tradito dalla giustizia che aveva scelto di farsi giustizia da solo aspettando un paio d'anni per mantenere la promessa fatta urbi et orbi.
Filippo Ostillia non aveva ancora compiuto trent'anni e non li avrebbe pi compiuti. Si era fermato sulla casella dei ventinove.
Cinque anni prima era stato condannato a sei anni per violenza sessuale, ma un terzo della pena gli era stato decurtato con il rito abbreviato, un altro anno lo avevano rosicchiato le misure premiali che scontano tre mesi l'anno con la buona condotta e i rimanenti trentasei mesi li aveva trascorsi in una confortevole clinica affacciata sul lago di Garda per una serie di fumosi problemi di salute.
Perizie mediche di primari arruffianati con il denaro del padre, avvocati con parcelle da calciatore, opinione pubblica ammorbidita, stampa inclusa, dal peso di un cognome influente: gli Ostillia, un potere forte della Bassa, impegnati nel petrolchimico e in altre mille attivit imprenditoriali e finanziarie. Da quelle parti facevano il bello e il cattivo tempo, anche nei tribunali e nei penitenziari.
Ma, dopo tanti tuoni, era arrivato un fulmine in una notte di pioggia sulla riva del Mincio portandosi via la vita turbolenta del giovane Ostillia.
Il carcere cittadino di San Vittore si trova a ridosso del centro, nell'ultimo lembo dell'Area C, la zona 1 di Milano.
Eretto alla fine dell'Ottocento per volere di re Umberto I sui resti del vecchio convento di San Vittore, che gi da alcuni decenni ospitava dei detenuti, il penitenziario  composto da due blocchi, quello secondario, un edificio in stile medioevale in cui sono ospitati gli uffici amministrativi, l'infermeria e le foresterie per il personale. Quello principale  una sorta di cerchio senza circonferenza perimetrale, con sei raggi che si dipanano da un unico centro, sul modello del Panopticon, ovvero il progetto di carcere ideale concepito alla fine del 18esimo secolo dal giurista inglese Jeremy Bentham, con l'idea di un unico occhio in grado di controllare tutti i raggi senza che i detenuti possano capire se in quell'istante siano controllati o meno.
Un antesignano del Grande Fratello orwelliano.
Dietro quelle sbarre avevano consumato anni, sospiri e tormenti decine di migliaia di detenuti, illustri o meno, dal regicida Gaetano Bresci fino agli oppositori politici del regime fascista, insieme a quintalate di criminali comuni, assassini, ladri e boss mafiosi.
Quasi tutti i nomi saliti agli onori delle pi nere cronache degli ultimi decenni erano passati di l, dal Capo dei Capi ai vari Turatello, Epaminonda e Vallanzasca fino ai pezzi da novanta di Tangentopoli, come l'imprenditore Gabriele Cagliari che in quelle mura si era suicidato infilandosi un sacchetto di nylon in testa proprio nei giorni roventi degli interrogatori a Palazzo di Giustizia.
Ardig ci arriv a piedi dopo una ventina di minuti di buona passeggiata prendendo per i vicoletti storici, gi per via Santa Marta, poi in via Circo, via Lanzone e da l dritto alla basilica di Sant'Ambrogio, per imboccare poi la strada omonima dedicata al Santo cui  intitolato il carcere fino all'entrata di via degli Olivetani.
Accedere in una casa di reclusione comporta una procedura complessa anche per un vicequestore che si presenta ovviamente disarmato.
Dopo i controlli con il metal detector e le registrazioni, una guardia lo accompagn alla palazzina del centro di controllo.
Rossi aveva l'ufficio all'ultimo piano in un'area stranamente silenziosa.
La finestra rivolta all'interno verso la sagoma cupa della rosa dei raggi con le tradizionali finestrone sbarrate con grate metalliche. Il senso di oppressione giungeva anche l, in quei 20 metri quadrati troppo grandi per un uomo solo.
Piccolo di statura, corporatura gracile, occhiali spessi, capelli radi. Paolo Rossi doveva avere circa cinquantacinque anni e non impressionava al primo impatto. Eppure se era arrivato a sedersi su quella poltrona di responsabilit e di prestigio, seppur solo nel campo dell'amministrazione penale, doveva avere delle doti nascoste... o dei santi in paradiso.
Prefer pensare alla seconda soluzione che alla prima.
Qualche convenevole di rito e il solito caff, imbevibile per l'eretico Ardig, ormai devoto incallito alla fede del caff denso e cremoso fatto con la macchina a vapore del bar.
Quello delle caffettiere gorgoglianti per lui era acqua sporca da zuccherare. Senza eccezione, neppure quella.
Una schifezza, ma si sforz di fingere di apprezzarlo.
Rossi invece sembrava apprezzarlo davvero, come se gli avesse offerto un nettare divino.
Partirono proprio dal caff.
Lei lo sa dove nasce la pianta del caff?
Stava per rispondere che chiamandosi miscela arabica, considerata la denominazione, doveva arrivare necessariamente dall'Arabia, ma Rossi non si fece privare del piacere di impartirgli quella piccola lezione.
Dall'Etiopia, lo sapeva? Uno Stato che ha una sua storia millenaria. Dai suoi altipiani, dove un pastore della trib dei Caffa saltuariamente portava il suo gregge a nutrirsi in un'area zeppa di piante sconosciute con bacche rosse. Le capre s'ingozzavano di queste bacche e diventavano vispe, instancabili. Cos un giorno decise di provarle anche lui e si rese conto dell'energia che trasmettevano, poi lo rifer a un carovana di mercanti che incroci e il resto  storia. Ma ci pensa? Da una pianta su un altopiano etiope, da un pastore Caffa, da l deriva il nome del caff, da delle capre che mangiavano delle bacche rosse fino a noi ed eccoci qua!
Indic le tazzine sporche, come se gli avesse appena rivelato il quarto segreto di Fatima.
Ardig riusc a non sbadigliarli in faccia ma appena ebbe terminato la disquisizione sul caff ingran la marcia rapida.
Prima al telefono mi ha accennato che don Ulrico era qui con discreta frequenza.
Direi regolare. Una volta alla settimana.
Incontrava i detenuti per portare loro il conforto della fede?
Rossi scosse la testa.
Abbiamo due cappellani fissi per le funzioni religiose e altri sacerdoti che collaborano con noi per iniziative spirituali. No, no, non veniva per quello. Poi don Ulrico, se mi passa l'osservazione, non era quel tipo di prete. Anzi non pareva neppure un prete a dirla tutta...
Uhm... vuole dirmi cosa veniva a fare?
Naturalmente. Si incontrava con un detenuto con cui aveva instaurato un rapporto solido, lo definirei speciale, considerato che veniva a colloquio quasi ogni settimana.
Lo stupore per la notizia dur un solo istante prima di trasformarsi in sorpresa, quando Rossi con nonchalance gli snocciol il nome del detenuto.
Il professor Luca Nebuloni, ho consultato gli atti del fascicolo processuale e ho scoperto...
Ardig alz una mano per fermarlo.
L'ho arrestato io, direttamente sulla scena del delitto. In assoluta flagranza di reato. E non sono stato nemmeno chiamato a deporre in aula in quanto Nebuloni scelse il rito abbreviato ammettendo ogni addebito a lui imputato.
Omicidio volontario con l'aggravante della crudelt per via del numero elevato di colpi inferti alla vittima. Trent'anni, decurtati a diciotto con lo sconto dell'abbreviato. Non ha neppure tentato la strada dell'incapacit transitoria di intendere e di volere concluse Rossi osservando il cambiamento di umore del poliziotto.
Posso? gli domand indicandogli una Camel.
Prego, io ormai vado solo di svapo. Comunque non mi d fastidio.
Ardig aspir una lunga boccata per calmarsi.
Da quanto tempo  qui?
Tra un mese festeggio il mio primo anno. Ogni giorno  una battaglia, per il sovraffollamento dei raggi, la carenza cronica di personale, e non mi riferisco solo agli addetti alla sicurezza, parlo di...
Per la seconda volta il commissario lo interruppe.
Mi parli di Nebuloni. Come trascorre le giornate?
Mah... come un detenuto qualsiasi. Ha un piccolo impiego nella biblioteca interna, ha organizzato corsi di lettura, anche corsi di lingua italiana per i detenuti africani, nulla di che.  chiaro che non  il tipo di detenuto che passa il tempo a fare pesi o a farsi tatuare con quei loro intrugli.
Per la terza volta Ardig lo interruppe.
Rossi era cordiale e gentile, ma non coglieva il senso delle domande. E le risposte sottointese.
Volevo capire l'atteggiamento di Nebuloni. Deve scontare una pena molto lunga, per il peggiore dei crimini.
Stavolta Rossi comprese.
Si  sempre rifiutato di sottoporsi ai colloqui con gli psicologi, per una sorta di deformazione professionale comprensibile. In compenso frequenta ogni mattina la funzione liturgica, suppongo che la fede lo abbia confortato in questo percorso riabilitativo che, nel suo caso, ritengo si possa definire realmente espiativo rispetto a quello degli altri detenuti.
In che senso?
Lo sa anche lei che la maggior parte dei condannati diventer o rester recidivo, che torner a delinquere appena uscir. Quasi tutti loro vivono la detenzione come una sorta di prigionia militare da parte di una societ nemica, che ingabbia quelli ritenuti sbagliati. Un mafioso, uno spacciatore, un ricettatore riprender a fare quello che faceva prima di essere arrestato, lo sappiamo bene tutti. E chi commette reati per pulsioni incontrollabili non avverte il pentimento, i seriali non si pentono. Ma Nebuloni  diverso: per lui la sofferenza della cella, le privazioni, la perdita della dignit e della libert, tutto quello che sta subendo  solo la giusta punizione del suo crimine, un dolore che in qualche modo vuole patire interamente, vuole viversi, assorbendolo, per scontare realmente la sua pena.
Gli ha mai parlato?
Solo per questioni organizzative, i corsi di italiano per l'appunto. Non ho avuto modo di conoscerlo da uomo libero, ma immagino abbia mantenuto l'educazione e il riserbo che lo contraddistinguevano prima che...
Vorrei incontrarlo al pi presto, ho bisogno di parlargli.
Suppongo conosca bene la complessit delle procedure previste per i colloqui con i detenuti. Occorrerebbe una richiesta del magistrato da inoltrare al tribunale di sorveglianza.
Ardig gli scocc un'occhiata eloquente, come dire sei tu che mi hai cercato.
Sta bene. In via del tutto eccezionale e riservata posso farglielo incontrare.
Adesso?
Mi conceda almeno un'ora.
Ferrari aveva diramato ordini per un'indagine tradizionale a 360 gradi.
Telecamere nella zona, testimoni in uscita dai bar, qualunque cosa.
Il prefetto lo aveva gi chiamato due volte.
Gli Ostillia pressavano, indicando anche dove andare a pescare il colpevole.
Quello l gliel'aveva giurata. Dovevano fermalo prima.
Quello l. Giancarlo Dell'Acqua.
Anche i quotidiani locali, nelle loro versioni online, lo stavano gi tirando in ballo.
Avvi un primo controllo per verificare, tramite la questura di Milano, dove risiedesse nel grande manicomio che brulica sotto la Madonnina.
Un'ora. Sessanta minuti. Tremilaseicento secondi.
Il tempo per una passeggiata, risalendo da piazzale Baracca, via XX Settembre e su in via Mascheroni.
La Milano elegante delle vie austriache, quella dei palazzi austeri eppure accoglienti, con i loro cortili discreti nascosti dietro pesanti portoni in legno.
Ardig vagava senza una meta, solo per far correre le lancette dell'orologio senza doverle fissare.
Un caff, qualche sigaretta, lo spazio per far irrompere ricordi sbiaditi come le bancarelle di piazza della Conciliazione, dove andava ad acquistare i fumetti di seconda mano, quelli di Tex Willer e poi di Dylan Dog, da un ambulante, un vecchio signore della provincia. Uno che si prendeva il gelo d'inverno e l'afa d'estate, oltre alla pioggia, e certo non si era arricchito con quel duro mestiere.
Ma quelle strade, quei marciapiedi, gli ricordavano anche il marcio di quella citt, gli omicidi, i fatti di cronaca, quelli che aveva seguito per lavoro e quelli che gli raccontavano i colleghi in quelle interminabili chiacchiere nei corridoi.
Ritornando lo accolsero i muri tetri del penitenziario.
Un luogo di prigionia, retaggio di un passato remoto in una citt che aveva fatto della libert la sua naturale vocazione.
Una citt sempre proiettata al futuro.
Milano cambiava pelle come un serpente a ogni stagione, dagli anni Ottanta della Milano da bere agli anni Novanta della crisi identitaria del post Tangentopoli, dal nuovo millennio con la crisi economica e l'arrivo di migliaia di immigrati stranieri fino all'attuale decennio del rilancio, sull'onda lunga dell'Expo, ma non solo.
Cambiava continuamente Milano, eppure non cambiava quel vecchio monastero trasformato in fortezza.
La Bastiglia milanese, immune a ogni 14 luglio. San Vittore restava fuori dal tempo, con le sue sbarre, le sue regole, il suo carico di sofferenza umana.
Riapparve dopo quasi un'ora e un quarto. Il responsabile del corpo di guardia lo stava attendendo.
 tutto pronto dottore, se vuole seguirmi.
Mentre seguiva il suo Caronte in divisa bluceleste Ardig pensava a lui, al dannato in quell'inferno a sei raggi.
Il professor Nebuloni era rinchiuso l da quella notte di sei anni prima in cui gli uomini della Omicidi lo avevano ammanettato a casa sua, in mutande e con l'aria stralunata. Da allora non si erano mai pi rivisti.
Il commissario non era stato convocato come teste in Tribunale dove il criminologo aveva scelto il rito abbreviato, dichiarandosi colpevole di ogni addebito imputatogli.
Si era assunto le sue responsabilit davanti alla giustizia degli uomini, senza spiegare il perch di quell'uxoricidio, riservando la sua verit per l'altro Tribunale, quello che lo avrebbe atteso nell'aldil.
Era un uomo di scienza, ma anche di fede, e forse - rifletteva Ardig - proprio per questo riceveva costanti visite da don Ulrico.
Questa volta la trafila fu decisamente pi rapida.
Un'anticamera di una decina di minuti, un passaggio al corpo di guardia per le registrazioni di rito, poi il capo della Omicidi venne preso in consegna da un agente tarchiato e scortato all'interno della rosa dei raggi. Un luogo cupo, dove rimbombavano grida confuse dei detenuti, amplificate dall'eco dei soffitti alti.
Un metallico rumore di chiavistelli annunci l'arrivo del detenuto.
Sei anni trascorsi nelle viscere di San Vittore avevano cancellato il ricordo dell'eleganza e di quell'aria di superiorit elitaria che precedevano il professor Nebuloni.
Era cambiato anche nell'aspetto fisico, dimagrito, incurvato, infagottato dentro un maglione di lana, con pantaloni della tuta e scarpe da ginnastica. Una barba, lunga ma curata, a ricoprirgli il volto. Gli occhiali a filtrare quella luce a intermittenza che gli brillava negli occhi.
Nebuloni s'illumin nel vederlo.
Si strinsero la mano superando l'imbarazzo reciproco con sorrisi forzati.
La trovo bene esord il criminologo studiandoselo con quel suo sguardo ancora penetrante.
Ardig annu senza domandargli come stava o come si era adattato alla dura vita dietro le sbarre. Non era l per questo per cui and dritto al punto come da sua abitudine.
Ha saputo del suicidio di don Rusconi?
Lo psicologo forense annu.
Purtroppo s, radio carcere  meglio della RAI, le notizie che arrivano da fuori rimbalzano in ogni raggio. Fino al sei.
Il sesto raggio  quello dei detenuti ritenuti pi fragili, quelli pi a rischio per la loro stessa incolumit, non soltanto sulla base dei reati commessi: insieme ai colletti bianchi, ai faccendieri, bancarottieri, truffatori o falsari c'erano anche assassini, pedofili, stupratori.
Tutta gentaglia che aveva commesso reati raccapriccianti contro vittime pi deboli, donne o bambini, ma privi del background criminale o della scorza, muscoli inclusi, per non farsi sopraffare nei bracci dei delinquenti comuni, dei malavitosi, di quelli abituati a imporre la loro legge con la forza.
Un raggio dove i secondini pi che i guardiani finivano per fare i protettori di uomini come Nebuloni, gente incapace di tirare un ceffone pur avendo aperto il cranio alla moglie.
Cosa le hanno riferito delle modalit?
Il professore scosse la testa.
Poco, su questo radio carcere  meno attendibile. Dicono si sia appeso a una trave, in casa propria.
Pare sia cos.
Ardig prese una sigaretta dal pacchetto, senza nemmeno offrirla al suo interlocutore.
Lo sa perch sono qui?
Per quel pare che ha appena utilizzato.
Non  convinto che si tratti di un gesto autolesionistico?
Non del tutto, ma non sono qui solo per quello, come potr dedurre.
Nebuloni assent con aria solenne. Naturalmente.  per via dei miei colloqui con don Ulrico.
Una boccata di nicotina si alz verso il soffitto.
Il criminologo attacc senza farsi pregare.
Il mio rapporto con don Ulrico  iniziato circa due anni prima del mio arresto.
Che tipo di rapporto? Eravate amici?
No, si trattava di un rapporto di natura professionale.
In che senso?
Nel senso terapeutico del termine.
Pazzesco, il sacerdote che amministrava i soldi della curia di Milano era in analisi da uno psichiatra esperto in criminologia. Come se la mente di un servitore di Dio avesse gli stessi codici di quella di un assassino.
Se posso sapere...
No, commissario. Nonostante quanto mi  accaduto intendo ancora osservare il vincolo deontologico del segreto professionale nei confronti dei miei pazienti. Intendo farlo anche in questa anomala situazione in cui non ho pi diritti. Vede, la deontologia  l'ultima ncora di normalit che mi rimane e francamente non sono in grado di privarmene.
Seppur stupito Ardig si limit ad annuire.
Posso almeno chiederle se il vostro rapporto era reciproco, se don Ulrico la assisteva come religioso?
Su questo posso risponderle, s, mi offriva la sua assistenza spirituale, in un mutuo scambio di favori nei rispettivi ambiti. E lo sa, commissario?  proprio ingrato il destino, se ci pensa.
Cosa?
Don Ulrico in questi anni  stata l'unica presenza della mia vita. Fuori non ho pi nessuno che mi aspetti, nessuno che possa avere un pensiero o una preoccupazione per me...
Ne parlava con un relativo distacco, senza il trasporto emotivo e l'amarezza tipica di chi ha perduto una presenza vera nella sua vita.
Uno strano modo per commemorare un amico.
...sono figlio unico, i miei vecchi sono mancati da tanto per cui sono totalmente solo da quando ho perduto mia moglie.
Perduto mia moglie: uno strano modo per descrivere una moglie ammazzata con le proprie mani spappolandogli la testa come fosse stata un'anguria.
...e adesso anche don Ulrico mi ha lasciato. Il termine solitudine viene spesso abusato. A sproposito. Basta trascorrere una festivit o un fine settimana senza compagnia per definirsi soli. In questa mia condizione di recluso ho compreso il vero significato del termine solitudine, essere consapevole che nessuno verr a un tuo colloquio, che nessuno ti scriver una lettera, che nessuno ti invier un pacco con alimenti o vestiti. E che nessuno ti attender fuori da quel cancello quando tutto questo un giorno finir.
Posso capirla.
Per un solo istante Ardig non pot fare a meno di riflettere sulla sua condizione, in un certo senso analoga, di uomo solo.
Torn ad assumere un tono professionale.
Lei e don Ulrico eravate amici, quindi?
No, amici non direi. Eravamo affini, se mi concede il termine, ovvero due uomini in una condizione di solitudine, io per il mio stato detentivo, lui per l'abito talare che aveva scelto di indossare, due uomini che per ragioni diverse avevano bisogno l'uno dell'aiuto dell'altro, ma sempre in ambito professionale. Io da una parte della barricata, quella della scienza, e lui dall'altra, quella della fede, un dono che mi ha trasmesso in questi anni per me cos bui.
Ardig decise di accelerare e andare dritto al sodo.
Ha idea del perch don Ulrico si possa essere ammazzato?
Come le ho gi detto non posso rivelarle nulla, altrimenti verrei meno al mio giuramento.
Uhm... si tratta di aiutare la giustizia.
Mi perdoni, ma alla giustizia terrena ho smesso di credere da un pezzo e il perch lo intuir da solo.
E a quella divina?
A quella s, ci credo. E per questo sono convinto che qualcuno lass si assumer la responsabilit di giudicare don Ulrico e le sue azioni.
Ardig si accese un'altra sigaretta.
Facciamo cos, mi aiuti fin dove pu. Voglio archiviare il caso sapendo di aver fatto tutto quanto possibile. In nome dei vecchi tempi.
Nebuloni sorrise con un'espressione malinconica.
Quei tempi sono il passato. E il passato non torna mai. In ogni caso, d'accordo, proviamoci.
Gli inizi a mostrare le foto del corpo, poi le immagini del sacchetto di velluto legato all'elastico del pigiama.
L'acume sviluppato in anni di pratica riemerse dalla polvere celebrale accumulata nei giorni perduti a San Vittore.
Infine un'istantanea delle monete estratte dagli agenti con l'aggiunta sulla precisione numerica: Trenta esatte.
Attese invece a mostrargli la stampa del biglietto.
Nebuloni si sfreg la barba.
Una simbologia eloquente e duplice. L'impiccagione simboleggia nella maniera pi manifesta la cosiddetta sindrome di Giuda. Mentre il sacchetto richiama il presunto tradimento di Giuda.
La sindrome di Giuda?
Nebuloni assent.
Nei trattati di psicologia  una delle interpretazioni simboliche, aggiungerei anche spirituali, degli atti di autolesionismo estremo.
Non la seguo.
Banalmente  il massimo tradimento che l'uomo possa compiere, togliersi la vita, tradendo il patto contratto alla nascita con il proprio Dio, il solo che decide quando farti venire al mondo e quando richiamarti in cielo. Una regola semplice su cui si basa la fede dell'uomo nel divino: Dio decide di donarti e sottrarti la vita terrena, l'uomo accetta la vita come la conseguente morte. Scegliendo di porre fine alla propria esistenza, accorciando il percorso della nostra traversata terrena, il mortale essere umano non solo si sostituisce al suo Dio ma tradisce il patto, il foedus, che del resto  l'etimologia della parola fede. Un peccato mortale.
Pensavo che il massimo peccato mortale fosse l'omicidio.
Sono due facce della stessa moneta maledetta, la moneta del male. Caino e Giuda sono l'emblema del male assoluto, dell'uomo che commette il peggiore dei peccati: togliere la vita a un altro uomo e toglierla a se stesso. Se riflette anche sull'epilogo del viaggio nei gironi dell'Inferno di Dante Alighieri...
Ardig alz una mano per fermarlo.
Professore, prima ha parlato di un duplice messaggio.
In questo caso oltre all'impiccagione, per richiamare la morte di Giuda, il nostro don Ulrico ha aumentato la valenza simbolica del suo gesto autolesionista aggiungendo anche il sacco con le monetine, i trenta denari, il prezzo della corruzione dell'essere umano. Un messaggio da interpretare.
Per chi? Per noi?
No, non ritengo che don Ulrico abbia lanciato una sfida ermetica agli investigatori. Piuttosto azzarderei che abbia optato per far alzare le antenne a chi  in grado di cogliere il vero significato celato dall'evangelico tradimento di Giuda.
E quale sarebbe?
Quello.
Nebuloni gli indic un piccolo crocifisso di ferro appeso alla parete scrostata.
Ci rifletta bene, commissario, senza Giuda, senza il suo tradimento e senza quei trenta denari, non ci sarebbe il Cristianesimo. Inizia tutto da l, dall'Ultima cena, dalla notte nel giardino dei Getsemani e dalla cattura di Ges che cos, con il martirio sul Golgota, diventa il figlio di Dio e il redentore dei peccati dell'umanit. Senza Giuda non ci sarebbe nulla di tutto questo, senza Giuda non ci sarebbe la nostra fede, la nostra storia, la civilt cristiana.
Ardig scosse la testa.
Insomma Giuda avrebbe compiuto un'opera meritoria.
No, commissario, un sacrificio.
Il termine sacrificio richiamava al bigliettino trovato sulla scrivania.
Nebuloni riprese: Giuda ha sacrificato la sua anima, e secondo la tradizione cristiana anche il suo corpo, per permettere a Ges di compiere il suo cammino di martirio e di dolore fino alla croce. Ha mai sentito parlare del Vangelo di Giuda?.
No.
 uno dei tanti vangeli apocrifi, un codex con alcune lacune. Si tratta di un testo redatto in greco nel secondo secolo, dove sono riportati dialoghi, presumibilmente tramandati da seguaci di Ges, da estensori gnostici. Per quasi due millenni questo testo  stato ritenuto perduto nonostante fosse citato da amanuensi medievali, fino al 1978 quando in una caverna egiziana  stato rinvenuto un manoscritto in lingua copta, un codex ritenuto appunto il Vangelo secondo Giuda, la cui traduzione  recentissima e la cui interpretazione suscita profonde divisioni all'interno dell'ambiente teologico della Santa Sede.
E cosa sostiene questo Vangelo?
Il professore uxoricida abbass lo sguardo in cerca di una concentrazione profonda. Poi attacc recitando a memoria.
E Giuda disse a Ges: Allora, che cosa faranno quelli che sono battezzati nel tuo nome?. E Ges rispose: In verit ti dico, questo battesimo vi segner con il mio nome e vi porter a me. Ma tu li supererai tutti perch sacrificherai l'uomo che mi riveste....
Ha capito? Sacrificherai l'uomo che mi riveste. Ges chiede a Giuda di sacrificare il suo essere uomo per elevarlo a spirito redentore. Da queste parole si evince chiaramente che Giuda non avrebbe tradito il suo Maestro, ma semplicemente avrebbe obbedito a un suo ordine, quello di consegnarlo ai romani per compiere il suo sacrificio. Un sacrificio che ha portato la luce su Ges di Nazareth e le tenebre eterne su Giuda Iscariota, sul suo nome, sulla sua memoria nei secoli che sarebbero arrivati. Fino a oggi, quando si  cominciato a vedere le cose sotto una luce diversa, filtrata dai due millenni di distanza.
Anche se fosse, sono affari di Giuda e della Chiesa, io ho un caso di suicidio...
Un attimo di pazienza, commissario. Semplicemente stavo concludendo spiegandole che nell'ultimo decennio tra i teologi si  aperto un profondo dibattito sulla figura di Giuda. Non un traditore, ma un martire dell'obbedienza, un fedele servitore che ha pagato il prezzo pi alto per la sua devozione al suo Maestro: non con la vita mortale che si  tolto, ma con la dannazione eterna della sua anima, del suo nome e della sua memoria.
E don Ulrico si interessava a queste disquisizioni teologiche?
Naturalmente. Era un uomo di cultura, amava la teologia. Per questo, inevitabilmente, vedendo le immagini del corpo di don Ulrico, quella scelta della trave in legno, poi quel sacchetto... ecco mi  sembrato un rimando all'immagine moderna e rivalutata di Giuda, non quella del traditore secondo i Vangeli canonici, ma quella del discepolo che obbedisce sapendo di andare incontro alla dannazione.
Ardig mise insieme i pezzi del puzzle.
L'arsenico quotidiano del denaro ad avvelenare lo spirito, la colpa nell'obbedienza di aver svolto il proprio dovere e quella conclusione nel nome di Giuda figlio tuo prediletto.
Tutto combaciava alla perfezione, anzi sembrava che a scrivere quelle dodici righe fosse stato direttamente il professor Nebuloni.
Per cui don Ulrico sarebbe un martire? Si sarebbe sacrificato obbedendo?
Una spiegazione che coincideva con quella fornita sibillinamente da monsignor Mondoni: il denaro, la farina del diavolo, aveva avvelenato l'anima e il cuore di don Ulrico, spingendolo a odiarsi, a odiare il suo abito, la sua missione sempre meno spirituale e sempre pi terrena.
Accettando di trasformarsi in contabile, esattore o quant'altro, don Ulrico aveva obbedito, si era sacrificato, finendo per dannarsi l'anima, coprendo con i soldi gli scandali quotidiani della Chiesa. Accumulando rimorsi che lo tormentavano fino ad arrivare ad appendersi a una trave di legno con una sacca da trenta denari alla cintola.
Il codice di Giuda applicato ventuno secoli dopo a Milano.
Quadrava tutto, anche troppo.
Valut se mostrare allo psichiatria le dodici righe. Decise di no, pur interrogandolo su alcuni passaggi che ormai conosceva a memoria.
Le tre croci le dicono qualcosa?
In termini di simbologia?
Ardig annu.
Simboleggiano la triade spirito, anima e corpo.
Spirito e anima non coincidono?
No, commissario. Lo spirito  divino e pertanto  puro e immune dalla corruzione terrena. L'anima invece  imprigionata in un corpo che risponde a bisogni e istinti primordiali che inducono l'uomo verso l'abisso del peccato: la fame, il sesso, la rabbia, l'invidia.
Tutto ci genera il male, i delitti, le guerre, i furti, le malvagit meschine di cui ci macchiamo quotidianamente, dalla bugia all'adulterio.
Uhm.
Ma le tre croci sono anche la simbologia della redenzione.
Il primo ladrone identifica il corpo, il secondo il penitente, l'anima purgata dalla sofferenza e giunta al pentimento, l'atto di fede che si coniuga all'atto di dolore per la crocifissione. E in mezzo lo spirito santo incarnato dal Cristo redentore che si  fatto martire per cancellare i nostri peccati.
E don Ulrico aveva peccati da ripulire sacrificando la sua vita su una trave?
Su questo non posso risponderle.
Ne sapeva abbastanza.
Lo salut senza tante cerimonie. Non aveva altro da chiedergli.
Secondo il primo referto del medico legale Filippo Ostillia era stato assassinato alcuni minuti dopo la mezzanotte.
Aggredito da dietro, un primo colpo all'altezza della carotide, la vittima seppur ferita era riuscita a divincolarsi e voltarsi. L'assassino l'aveva colpito con un secondo fendente che aveva scalfito lateralmente la carne e poi un terzo fendente, stavolta frontale, penetrato nell'area tracheale con un impatto devastante.
Ferrari ricostru mentalmente la scena.
Ostillia era stato colpito alle spalle, con una lama importante, uno di quei coltelli bilanciati da Rambo, non certo un taglierino o uno a scatto.
La dinamica appariva chiara.
Il ragazzo aveva trascorso la serata in piazza delle Erbe spendendo le ultime due ore di vita in un pub di cui era socio. Barman e avventori confermavano che era stata una serata come altre, qualche drink, chiacchiere e risate. Era uscito verso mezzanotte da solo.
Posteggiata l'auto in uno spiazzo sugli argini del Mincio si era infilato nei vicoletti dietro la piazza, sbucando nello slargo che conduce al museo dei Vigili del Fuoco. L aveva incrociato il suo destino con la morte portata da un padre ferito dentro, nella carne pi intima, nei sentimenti inviolabili.
Ricompose il numero del collega milanese.
Un'altra chiamata a vuoto.
Appena rientrato nel mondo normale, senza sbarre, Ardig fu accolto da una fastidiosa pioggerellina tagliente e da una raffica di messaggini.
Diverse chiamate perse, una dal prefisso 0376, un prefisso della Bassa, forse Cremona, potevano aspettare.
Poi due messaggini WhatsApp.
Il primo era di Miriam.
Confermato, viene stasera a mezzanotte. Mi citofona.
Il secondo proveniva da un numero non registrato nella rubrica.
Nel riquadro circolare dell'immagine del profilo dell'utente compariva un gruppo familiare.
Ho urgenza massima di parlarti. Richiamami a questo numero. Fabio Ferrari responsabile squadra Mobile Mantova.
Ferrari, se lo ricordava vagamente. Un po' pi vecchio di lui, assegnato alla Narcotici e poi alla Mobile. Si era fatto trasferire da alcuni anni.
Digit il numero. Due squilli prima che un tono stanco nella voce fosse trasmesso dagli auricolari.
Scusami, grazie per avermi chiamato.
Figurati, problemi?
Grandi come un macigno. Ricordi il caso Dell'Acqua?
No, non lo ricordava anche se a occuparsene era stata la sua sezione, la Omicidi e Reati contro la persona. E una violenza sessuale  un reato contro la persona.
Ardig si incammin sollevando il cappuccio non avendo un ombrello per ripararsi. Non amava camminare sotto la pioggia, ma di infilarsi nella metropolitana non ne voleva sapere. Si avvi lungo corso Magenta.
Nei timpani la voce di Ferrari e il racconto di una delle tante, troppe, brutte storie ascoltate in quasi vent'anni di carriera.
Con una sintesi.
Lo ha pugnalato alle spalle, un primo colpo da dietro, poi un secondo laterale mentre si voltava e infine un altro davanti, dritto alla trachea...
Ti eri occupato tu dello stupro di una tale Simona Dell'Acqua?
Santoni si prese qualche secondo per ricordare.
Mi pare. Era quella ragazza violentata da uno, un bocconiano se non sbaglio? Uno di Brescia mi pare.
Mantova.
Ah, s. Dammi dieci minuti e ti recupero gli atti giudiziari.
Il solito caff al baretto di via Cardinal Federico, la solita sigaretta fumata avidamente e il fascicolo era gi sulla scrivania, panciuto, gonfio di referti di periti delle due parti. La solita partita a scacchi tra accusa e difesa si giocava sulla linea sottile del rapporto consenziente consumato con una foga ruvida che procurava lesioni vaginali.
I fatti si erano svolti la notte maledetta del 12 luglio 2012 in un elegante appartamento di via Teuli di propriet del signor Giorgio Ostillia, padre dell'imputato. Era l che i due giovani erano finiti a letto, con opposte versioni di come erano andate le cose.
La bilancia pendeva per la verit raccontata da Simona, che si era presentata al commissariato di Polizia di via Tabacchi con ecchimosi sul volto e sulle braccia. Segni delle percosse subite prima di cedere allo stupro, concedendosi nel timore di altre botte, o peggio.
Lo avevano fatto senza protezione, lo sperma del ragazzo impresso nei tessuti, come marchio genetico della sua colpevolezza.
La legge aveva dato ragione a Simona, la giustizia non del tutto.
Da quella vicenda processuale ne era uscita devastata psicologicamente e il colpo di grazia al suo fragile equilibrio nervoso lo avevano inferto i giudici con quella sentenza cos mite.
Ardig scosse la testa, immedesimandosi in quel padre.
Avrebbe scannato anche lui chi gli avesse conciato una figlia in quel modo.
Improvvisamente si ricord che si trovava in una situazione per certi versi marginalmente paragonabile.
La sua ex, una professionista del sesso, rischiava di essere nuovamente gonfiata di botte da un cliente ossessivo.
Mentalmente sovrappose l'immagine candida di Simona a quella lontana anni luce di Miriam, orgogliosamente escort. Ma anche una donna indifesa che quella notte aveva bisogno del suo aiuto.
Sfogliando gli incartamenti decise che ci sarebbe andato con la mano pesante. Uno stalker manesco non aveva diritti, non doveva averli e poteva finire in ospedale con la mandibola a pezzi. E comunque meglio un brutto ciclo di cure dal dentista che un bel funerale, no?
Santoni irruppe distogliendolo da quei ragionamenti.
Cazzo, ho letto il sito del Giorno. Il padre della ragazza ha accoltellato lo stupratore, l'aveva promesso.
Ardig si accese una sigaretta.
Andiamoci piano.  solo un sospettato.
...come vuoi. Mando uno degli uomini a prelevarlo?
Calma, la procura di Mantova emetter un mandato di comparizione urgente. Suppongo gi domani. Noi inviamo una volante sotto l'abitazione per verificare che sia a casa e non se la svigni.
E se cerca di scappare lo fermiamo.
Esatto.
Il mandato della procura di Mantova era stato faxato nel tardo pomeriggio.
Una volante della Polizia giudiziaria avrebbe tradotto la persona informata dei fatti al Palazzo di Giustizia di Mantova.
Il signor Dell'Acqua era nel suo appartamento, in fondo a via Melchiorre Gioia, quando gli agenti erano andati a consegnargli l'avviso di garanzia.
Non si era scomposto, se lo aspettava.
L'attesa dell'ora delle streghe si stava rivelando pi lunga del previsto.
Ardig aveva cenato da solo, al Panino Giusto sotto i portici di piazza Diaz. Due panini imbottiti di affettati e maionese, una birra belga, creata dai mastri birrai di Bruxelles in onore dell'ingresso in citt del re Carlo V, la Primus, una sua nuova scoperta.
Terminata la cena aveva gironzolato intorno al Duomo e poi nei vicoli dell'Universit Statale. Quindi era ripassato in commissariato, aveva lasciato Frog in ufficio ed era sceso fino al Carrobbio e da l aveva deviato per la Conca dei Navigli.
Una strada di transito. Un piccolo polmone verde, con qualche immigrato a bivaccare nonostante la pioggia a intermittenza.
Ardig aspettava sotto gli alberi, il cappuccio per ripararsi dall'acqua e per riparare il viso da sguardi inconvenienti.
L'orologio segnava le 23,50. Le lancette correvano veloci. Come le gambe di un tizio non tanto alto ma robusto, sulla quarantina.
Hogan, jeans, un giubbotto di marca, ombrello a scatto.
Puntava a colpo sicuro verso il portone di Miriam.
Il citofono era il secondo sulla colonna destra. Stava premendo proprio quello, nessun dubbio.
Il capo della Omicidi si mosse rapido, attravers la strada e con tre passi fu alle spalle del tizio, silenzioso come un predatore.
Gli balz alle spalle urtandolo come un rugbista per farlo sbattere contro il portone. Poi lo afferr per i capelli facendogli fracassare la faccia contro il legno duro del portone con un colpo secco.
Un frontale dolorosissimo.
L'altro si limit a urlare di dolore accasciandosi, tenendosi il naso insanguinato con le mani.
Due calci ai fianchi, poi Ardig gli schiacci il petto con il ginocchio.
Estrasse la Beretta puntandogliela in fronte.
La prossima volta che vieni da Miriam ti piazzo una pallottola nel cranio, hai capito?
L'uomo lo fiss con occhi sbarrati dal terrore.
Ardig schiacci il cane della pistola sulla fronte.
Hai capito?
Quello annu, mugolando all'aggressore incappucciato che si rialz rifilandogli un altro calcione prima di andarsene, sibilando un ultimo avvertimento.
Se ti rivedo qui sei morto.
Mentre allungava il passo Ardig scorse del movimento alle sue spalle.
Gli immigrati avevano raggiunto lo stalker e sbracciandosi stavano attirando l'attenzione di un tizio con il cane dall'altro lato della strada.
Meglio defilarsi il prima possibile.
...
.
...
2. Dal Vangelo di Giuda:
...
.
...
Sapendo che Giuda stava riflettendo su qualcosa di elevato, Ges gli disse: Allontanati dagli altri e ti sveler i misteri del regno.  possibile per te raggiungerlo, ma dovrai soffrire molto. Qualcun altro prender il tuo posto, affinch i dodici discepoli possano venire ancora al completo con il loro Dio.
Giuda chiese: Quando mi direte queste cose, e quando spunter il grande giorno della luce per la generazione?.
Ma quando disse questo, Ges lo lasci.
...
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...
Milano, marzo 2018.
...
.
...
La notte era stata agitata, inevitabilmente.
L'adrenalina del pestaggio lo aveva tenuto sveglio nonostante un paio di bicchieri di rum scolati prima di coricarsi.
Miriam aveva ringraziato con un audio WhatsApp.
Ti sei dimostrato un vero amico.
Amico. Ma come potevano essere amici?
Si era addormentato infastidito dal rumore della pioggia.
Poche ore dopo il cellulare inizi a vibrare per il solito rito che annunciava un nuovo delitto.
La collera del dio Giove Pluvio non si placava.
Milano doveva averlo offeso per meritarsi quella doccia continua, che si protraeva da giorni ininterrottamente.
Il Seveso e il Lambro erano fuorusciti dai tunnel in cui erano stati sepolti decenni prima dalla peggiore delle scelte urbanistiche. Le zone di viale Zara e dell'Isola si erano ritrovate inondate.
Pi a nord non si erano verificati allagamenti, eppure quel giardino pubblico era un acquitrino.
Sentierini fangosi ed erba fradicia.
Scarpe robuste e ombrelli aperti.
Una mattina da bestemmiare, per la solita levataccia, per quelle pozze intorno, per quel morto ammazzato.
Il parco della Martesana, il polmone verde del quartiere Gorla, costeggiato dall'omonimo Naviglio Martesana, quello che si collega fino all'Adda con un percorso, studiato da Leonardo da Vinci, di oltre 30 km.
Un parco aperto a tutti, senza cancelli, per tutta la notte.
Dovevano averlo ucciso qualche ora prima, quando tutti dormono.
Gli agenti gli giravano intorno incappucciati nelle giacche a vento bianche della Scientifica. Fantasmi che emergevano dal buio della notte passata, illuminati da una mesta luce senza sole.
Non servivano documenti. Lo conoscevano.
Molti lo avevano riconosciuto.
Mario Bandiera era stato uno di loro per una vita intera, fino a qualche anno prima: funzionario alla Buoncostume, poi radiato dalla Polizia.
Era finito dentro a un brutto giro di tratta di minorenni dall'Est.
Giovani schiave del sesso, bambine. Quindici anni, quattordici, anche tredici, reclutate con le cattive in villaggi sperduti in qualche buco di culo balcanico, rapite con la forza, vendute dalle famiglie, barattate per una miseria.
Carne da macello, carne fresca. La pi richiesta sul mercato. Macedoni, kosovare, albanesi.
La solita mafia straniera a gestire il gioco sporco, la solita criminalit nostrana a fare gli onori di casa e una divisa corrotta ad agevolarli, con le dritte giuste in cambio di soldi facili e favori sessuali.
Un furgone fermato in tangenziale a un controllo, una retata in un capannone di periferia e le manette per quelle bestie. Era successo una notte di una decina di anni prima.
Bandiera si era fatto i domiciliari perch in carcere a uno sbirro corrotto e porco avrebbero aperto il culo appena messo piede nei raggi di San Vittore. Aveva patteggiato una condanna troppo lieve per le sue colpe, ci aveva rimesso la reputazione e la carriera cavandosela a buon mercato.
Adesso era l, riverso su una panchina di legno.
Fine della corsa.
Il collo gonfio, con una lesione profonda, circolare.
L'arma del delitto abbandonata a pochi passi, una fascetta di quelle che utilizzano gli elettricisti. Plastica dura, che si taglia a fatica.
Qualcuno l'aveva stretta con forza attorno alla gola del malcapitato.
Il medico legale stava esaminando le mani e i polpastrelli. Intonsi, senza escoriazioni.
Con la mano guantata tastava la testa scendendo sulla nuca scostando i capelli fradici.
Rilevo un'ecchimosi borbott, fotografando la dinamica dei fatti.
Bandiera era stato colpito alle spalle, tramortito e strangolato mentre era svenuto o intontito e non poteva opporsi.
L'omicida si era mosso bene, senza correre rischi. L'ex poliziotto era robusto e sgamato, non si sarebbe fatto strangolare senza vendere cara la palle.
La vittima era intabarrata in un giubbotto pesante, nelle tasche il portafogli e il cellulare che stavano gi esaminando e un ombrello vicino ai piedi.
Tutto faceva pensare che l'ex collega si trovasse l per un appuntamento con il suo assassino che aveva scelto un parco senza telecamere all'ingresso.
Stavolta era un'indagine diversa perch della vittima conoscevano il passato e pure il presente.
Mario Bandiera non era mai uscito dai radar della questura. Amicizie, legami, vecchie complicit non si cancellano con un arresto e un processo.
Nessuno aveva voluto scagliargli addosso la prima pietra perch quasi tutti avevano i loro peccati da scontare piccoli o grandi che fossero.
Lo stesso Ardig si considerava il primo di quella lista: uno sbirro che va in giro a fracassare nasi su richiesta di una escort non pu giudicare gli errori dei colleghi e di nasi ne aveva fracassati parecchi abusando dello scudo del suo tesserino da poliziotto.
Valeva anche per gli altri, quelli che in un sequestro di cocaina trattenevano un po' di polvere per loro, per rivenderla, per pipparsela, per dividerla con qualche mignotta, quelli che taglieggiavano estorsori o ricettatori, quelli che approfittando del casco da celerino sfogavano la loro frustrazione per problemi personali massacrando chi capitava a tiro del loro manganello.
Non tutti, ma tanti di loro commettevano errori cos nessuno aveva mai puntato il dito contro Bandiera, nessuno aveva mai enfatizzato quei suoi errori, errori che aveva trasformato nella sua nuova professione: un mercante di donne, un venditore di donne, pi banalmente un protettore.
Le vecchie battone che per anni aveva schedato e fermato ora lavoravano per lui. Lo sapevano tutti in questura, lo sapevano alla Mobile e anche alla Buoncostume. E ora quindi erano cazzi amari, perch indagare sul suo omicidio significava lavarsi i propri panni sporchi.
La Buoncostume si sarebbe occupata delle ex lucciole, la Omicidi avrebbe condotto la solita indagine rituale che Ardig aveva avviato dopo una passeggiata di poche centinaia di metri dai muri del parco della Martesana.
Bandiera abitava in un trilocale di sua propriet in via dei Valtorta, una parallela di via Padova. Una casa anonima in un quartiere periferico e multietnico.
I citofoni del condominio brulicavano di cognomi di origine lontana, quasi tutti africani, pochi italiani. Avrebbero cominciato da loro il valzer delle testimonianze.
Nessun portiere.
Erano entrati con le chiavi del morto trovando un appartamento accogliente e normalmente disordinato e sporco. Cartoni delle pizze, bottiglie vuote, aloni giallastri sui lavandini.
L'ex poliziotto non se la passava male.
Schermo al plasma, cucina dotata di centrifuga e lavastoviglie, un bel computer su una scrivania e nell'armadio un accettabile campionario di vestiti su misura.
Santoni e un paio di agenti iniziarono a rovistare quei 90 metri quadrati.
Ardig scese di sotto alla ricerca di un bar per un espresso e quattro chiacchiere con gli avventori.
Sacro e profano.
Sulla mensola del salotto Mario Bandiera sfoggiava reliquie di ogni genere. Dalla statuetta di papa Wojtyla alla Madonnina di Lourdes in formato plastificato con dentro mezzo litro di acqua santa. La bottiglia stranamente era vuota per met... e poi un campionario di rosari, santini, immagini votive, dipinti legati alla crocifissione.
Il richiamo religioso con gli anni doveva essersi intensificato come testimoniava il suo corpo appena spogliato all'obitorio dell'istituto di Medicina Legale. Sul collo martoriato dallo strangolamento c'era una catenina dorata, con una Madonnina pregante. Sull'avambraccio si era tatuato un'immagine di padre Pio e sulla spalla le tre croci del Golgota.
Ardig memorizz quel dettaglio: nella lettera di addio anche don Rusconi invocava le tre croci. Una banale coincidenza, anche se alle coincidenze il commissario non credeva da un pezzo.
Torn a concentrarsi su Bandiera.
Devoto, al limite del fanatismo. Uno che predicava bene ma razzolava malissimo, e non solo per il suo mestiere di trafficante di donne.
Nell'hard disk del computer filmati da far rivoltare lo stomaco: ragazzine con uomini di ogni et, orge, accoppiamenti tratti da filmati amatoriali.
In un cassetto una collezione di pasticche blu, lubrificanti e preservativi certificavano che Bandiera, oltre a fare lo spettatore davanti al monitor, si dava anche da fare sotto le lenzuola.
Franco Garella, storico responsabile della Buoncostume, er romano, era di cattivo umore e parlava meno romanesco del solito.
Era n'infame, un Giuda traditore, ma nun se lo meritava de fin cos.
Ardig registr l'epitaffio del collega, era rabbioso, tanto da congedarlo come un Giuda traditore.
I due per anni avevano lavorato gomito a gomito, il suo era un livore comprensibile.
Un altro Giuda dopo don Ulrico.
Seconda coincidenza nel giro di pochi secondi e lui, appunto, alle coincidenze non credeva. Tuttavia in questo caso non c'era nessun sacrificio, nessuna missione con la consapevolezza di dannarsi l'anima per servire una causa nobile.
Quello di Bandiera era stato un tradimento verso la divisa che indossava, verso il giuramento di servire la legge e le persone che avrebbe dovuto proteggere.
Lui s che aveva tradito per trenta denari, anche se si trattava di migliaia di euro. E di figa giovane per un uomo maturo.
All'epoca dei fatti aveva cinquantadue anni. La morte se lo era portato via alla vigilia dei sessantadue, quando si avviava alla vecchiaia.
L'et in cui, forse, i pesi delle sue colpe avrebbero cominciato a farsi sentire maggiormente.
Gi al bar dicono che andava in chiesa ogni domenica, che si confessava e prendeva l'eucarestia osserv Ardig perplesso, mentre gli informatici della Scientifica duplicavano il materiale pedopornografico.
Garella si fece offrire una sigaretta.
Qua stava come er sorcio ner formaggio suo, se controllava quelle sue cariatidi da venti euro a botta e poi se spendeva i quattrini qua intorno che ce sta viale Zara, viale Fulvio Testi. E qui, de notte, so' tutte ragazzine, anche minori, senza documenti. Noi ce proviamo ma poi sti' stronzi de giudici, mortacci loro, te fanno tana libera tutti...
Solita storia. Il lavoro dei poliziotti in prima linea veniva mortificato dai magistrati, che su cento fermati ne arrestavano uno, liberando gli altri novantanove con i soliti cavalli contenuti nei codici: ladruncoli, topi d'appartamento, scippatori, piccoli spacciatori d'erba e appunto le prostitute. Nessuno di loro finiva mai dentro.
Denunce, fogli di via, carte bollate che i destinatari del provvedimento cestinavano senza problemi per poi riprendere l'indomani, sullo stesso marciapiede, nello stesso parchetto, nella stessa stazione a scippare, spacciare e prostituirsi.
Una statistica terrificante rilevava che a Milano, la citt con il pi alto tasso di crimini in Italia, solo nel 2016 erano stati commessi oltre duecentotrentasettemila reati, una media di oltre seicento reati al giorno, oltre venticinque reati ogni ora. E quei numeri riguardavano solo i reati denunciati.
Impossibile processare tutti, arrestare tutti, espellere tutti. Cos l'azione delle forze dell'ordine si concentrava in centro, nell'Area C, mentre le periferie diventavano bolge dantesche dove tutto era concesso, specie di notte.
Ardig spense la sua Camel e decise di tornarsene in commissariato.
Appena le 10 del mattino.
La giornata si annunciava infinita.
Appena in ufficio attacc con la lettura del Mattinale, il resoconto delle operazioni notturne delle volanti.
Oltre all'omicidio del parco della Martesana i soliti arresti di pusher maghrebini e africani, un peruviano fermato per ubriachezza dopo aver aggredito un connazionale in Corvetto.
Una segnalazione attenzionata per la sezione Omicidi e reati contro la persona: un uomo aggredito in via Conca del Naviglio.
Le generalit corrispondevano a un pregiudicato. Donato Corrazza, nato nel 1980 a Lamezia Terme. Precedenti per estorsione e associazione a delinquere.
Consult il terminale interconnesso del Viminale.
La foto segnaletica era del 2009, quando lo avevano arrestato a Roma, poi detenuto dal 2009 al 2011 nel carcere di Rebibbia, carichi pendenti per importazione di valuta illegale.
Era lui, non c'erano dubbi. Anzi, i dubbi improvvisamente c'erano, eccome se c'erano. E lo assalirono senza lasciargli scampo.
Prima di uscire stamp la scheda segnaletica di Corrazza e se la infil nella tasca della giacca.
Un caff al bar di fronte alla questura, allo stesso bancone dove per decenni avevano appoggiato i gomiti i loro illustri predecessori, gente con le palle e la stoffa dello sbirro vero, come il mitico commissario Nardone, o lo stesso Achille Serra, il poliziotto senza pistola, con il suo fidato vice Oscuri.
Sironi lo beveva sempre amaro, Ardig usava un'intera bustina di zucchero.
A cosa debbo il piacere di questo caff?  per l'omicidio di Bandiera? domand il capo della Mobile.
No, veramente no.  per quel tizio pestato stanotte.
Chi il calabrese? L'estorsore?
S, lui.
Sironi appoggi la tazzina vuota stupito della curiosit del collega.
Come mai ti interessa?
Ardig si prese un attimo.
 un reato di nostra pertinenza no?
Immagino... ci perderete il sonno la notte! Un delinquentello che si prende quattro sane mazzate borbott scettico Sironi.
Precedenza agli omicidi, ma se possiamo risolvere anche gli altri casi ci proviamo. Dai, aggiornami.
Boh, non ho neanche molto da dirti per la verit. Lo hanno conciato per le feste. Setto nasale fratturato, escoriazioni, una lesione intercostale.  ricoverato al Policlinico.  stato un lavoro da professionista, uno che sapeva picchiare.
Un ultr o un pugile?
Sironi annu.
Probabile. Hanno sentito un senegalese che bighellonava in zona, pare abbia intravisto uno alto, robusto, con giubbotto con cappuccio, ma era lontano.
Movente economico?
Suppongo di s, secondo me il sanguisugato si  ribellato all'estorsore e ha ingaggiato un picchiatore per dissuaderlo. E quello ha avuto la mano pesante, ma pesante il giusto.
Uhm... possibile. S, mi pare possibile.
Tieni conto che in quelle case abitano tutti professionisti affermati, gente che va ai tavoli da gioco, che fa la bella vita, ma anche investimenti sballati. Ti fai prestare a strozzo trentamila euro e tre mesi dopo te ne chiedono indietro il triplo. E se non paghi lo sai come finisce.
Ma stavolta  finita al contrario.
Sironi scosse la testa.
Non  detto, non si sa mai. Uno come Corrazza potrebbe avere dietro qualcuno, quelli che mettono i soldi. E se non riesce a incassare lui il credito... A volte queste storie vanno a finire male, anche molto male.
Un brivido gelido cominci a risalire lungo la schiena di Ardig, impreparato davanti a quella pessimistica profezia.
Era andato a colmare i bollenti spiriti a uno stalker, ora vedeva spalancarsi il baratro dell'usura gestita dai clan calabresi.
Sironi aveva ragione, Miriam rischiava di pagarla cara.
Fammi un favore. Mi controlli con la direzione Antimafia se questo Corrazza...
Ho gi trasmesso la richiesta mezz'ora fa...
Salut l'amico e si incammin quasi di corsa, aumentando il passo in maniera forsennata.
Il telefono di Miriam era spento.
Improvvisamente si era scordato di tutto. Del sacerdote impiccato, dell'ex sbirro corrotto strangolato su una panchina di un parco.
Si attacc al campanello con l'indice.
Miriam rispose al citofono con voce cavernosa.
Ma chi ?
Io, aprimi.
Non era mai stato in quello che lei definiva il suo studio, un trilocale arredato in maniera fredda ma raffinata. Lei era in felpa e calzettoni, struccata e con i capelli raccolti dietro con un elastico. Lontanissima dalla femme fatale che incantava gli uomini a mille euro l'ora. Eppure era uno schianto.
Prima di esploderle in faccia tutto il veleno che aveva in corpo Ardig si sofferm sulle tette che straripavano sotto la felpa. Sembravano pi grandi, pi tonde, pi issate verso l'alto.
Adesso dimmi tutta la verit protest, sbattendo sul tavolo la scheda di Donato Corrazza.
Miriam scosse la testa.
Ardig la afferr per un braccio furibondo.
Mi hai scambiato per il tuo protettore? Non potevi pagarti un picchiatore per questo servizio? No certo, meglio far sporcare le mani a un pirla come me.
Non sapevo davvero come fare. Avevo paura.
Hai un minuto per raccontarmi tutto.
Lei si accomod sul divano acciambellando le gambe.
Mi ha prestato dei soldi.
Dimmi dall'inizio, per favore.
Ero a corto di quattrini e avevo tante spese. Ho comprato questa casa, mi costa millecinquecento euro al mese di mutuo e ne ho versati duecentomila di anticipo, tutto quello che avevo risparmiato. Non avevo pi una lira, anzi un euro.
E come sei finita nelle mani degli strozzini?
Per caso, un cliente, uno di una banca, avevo chiesto a lui, ma non poteva cos mi ha indirizzato questo Corrazza, che mi ha fatto avere cinquantamila euro in contanti in un giorno solo.
A che interesse?
Mi aveva detto il venti per cento trimestrale oppure il dieci se io avessi... con lui...
Non c'era bisogno dei sottotitoli per capire i contenuti dell'accordo.
Quando  successa questa storia?
Un anno fa, quando sono tornata dall'Asia. Mi servivano soldi, tanti soldi.
Per la casa?
Lei scosse la testa. Poi si strizz le tette.
Non vedi la differenza? Stavano iniziando ad andare gi. E indic il sorriso mostrando una chiostra di denti da spot del dentifricio.
Poi qui essere belli  faticoso ma anche costoso.
E hai speso cinquantamila euro in chirurgia estetica?
Miriam lo squadr un istante.
C' anche la cocaina. I vestiti, le scarpe...
Scosse la testa sconfortato per quella donna marcia dentro, nel midollo, nelle viscere, nel cuore.
Quanto gli hai restituito finora?
Tutto, circa sessantamila euro e, per quanto riguarda gli interessi, praticamente ero diventata la sua amante.
Ardig si alz. Era oltre il nervoso.
E poi?
Mi ero stancata, non ne potevo pi. I soldi glieli avevo ridati. Ho estinto il mio debito. Ma lui non mi lasciava pi in pace.
Cos ti sei ribellata e ti ha pestata per farti abbassare la testa?
Lei annu.
Per questo mi sono rivolta a te, per chiuderla definitivamente.
A questo punto temo non sia cos facile.
In che senso?
Quello che ho suonato stanotte ne avr per un bel pezzo prima di tornare a sorridere. Ma questo scherzetto rischi di pagarlo caro.
Miriam indur i lineamenti, indicando gli ematomi. Ho gi ricevuto l'anticipo.
Stavolta ci potrebbe andare gi con la mano pesante. Ti potrebbe sfregiare o forse... Teatralmente fece scorrere il dito lungo la gola.
Lei balz dal divano, senza perdersi d'animo.
Ho capito, mi accompagni in aeroporto? Vado via e sparisco. Non mi verranno a cercare in Argentina per un naso spaccato.
Il commissario la fiss incredulo.
Parlava sul serio. La paura l'avrebbe spinta dall'altra parte del pianeta. Sarebbe scomparsa, per sempre.
Sono calabresi questi. L'orgoglio conta pi del denaro. Ti troverebbero anche in Nepal. No, prima devo risolvere questa storia.
E come?
Devo fare delle verifiche, capire quanto possa essere pericoloso questo Corrazza. Ma tu non puoi restare qui.
Posso andare da qualche collega.
Le voci girano e ti rintraccerebbe in poche ore. E allora?
C' un solo posto sicuro.
Dove? Un monastero? ironizz per nascondere l'ansia.
No. A casa mia rispose lui glaciale.
La vita di Miriam era stata inscatolata in meno di un'ora in due capienti trolley, oltre al borsone a tracolla che utilizzava per la palestra.
Lasciava mobili, oggetti e anche un bel po' di vestiti che non facevano vibrare nessuna corda emotiva.
L'agente Linares era venuto con una Giulietta di servizio con il lampeggiante acceso come richiesto da Ardig. Per mandare un segnale chiaro a eventuali spioni in osservazione.
Venti minuti nel traffico della circonvallazione e arrivarono in piazzale Loreto dove Linares li scaric davanti alla fila dei taxi.
Ardig studi le auto in movimento per un paio di minuti, poi si avviarono lungo corso Buenos Aires trascinando i trolley, scesero da via Plinio e ritornarono da viale Abruzzi.
Un giro volutamente lungo.
Nessuno alle calcagna, ne era sicuro.
Probabilmente stava sopravvalutando il problema.
Il bilocale di viale Gran Sasso li accolse con il suo silenzioso squallore.
Proprio come me lo immaginavo comment sardonica Miriam, guardando la pila degli elenchi telefonici sopra cui era appoggiato un vecchio televisore a tubo catodico di almeno quindici anni prima.
Qui almeno sei al sicuro.
La escort di lusso avanz qualche passo, mappando l'appartamento con un'occhiata compassionevole.
L'altra camera era una specie di loculo ingombrato da un armadio a muro e dal letto a due piazze.
Il capo della Omicidi intu i suoi pensieri.
Io mi sistemo sul divano.
La donna lo esamin scettica, era lungo un metro, forse meno considerando i braccioli. La met del padrone di casa che avrebbe dovuto dormire rannicchiato con le ginocchia in bocca.
Figurati, siamo abbastanza grandi da poter dividere un letto per qualche notte, non credi?
Lui mosse una mano come se scacciasse una mosca immaginaria.
Torno in ufficio, non uscire, meglio non correre rischi.
Santoni aveva gi archiviato la pratica Corrazza, troppo lavoro e troppi pochi uomini per potersi occupare di un banale pestaggio di un pregiudicato che, oltre tutto, non collaborava avendo gi eretto il solito muro del non ho visto, era buio, non ricordo.
Lo aveva ascoltato un agente del posto di Polizia del Policlinico, giusto per obliterare il cartellino, senza sprecare fiato, senza insistere.
Ardig si fece consegnare lo scarno incartamento.
Referto del Pronto Soccorso e soliti esami di radiologia. Frattura delle ossa nasali, ematoma mandibolare, incrinatura di una costola.
Roba da tre giorni a letto, imbottito di antidolorifici, poi a casa perch la stanza sarebbe servita a un altro malato.
Osserv il brutto muso di Corrazza che brutto in realt non era, anzi.
Presto sarebbe venuto il momento di conoscerlo, prima attendeva le verifiche della Mobile attraverso la DIA.
Archivi Corrazza per una telefonata al collega Ferrari che lo aveva cercato pi volte.
Perdonami, ero incasinato.
Figurati, qui nessuna nuova. Purtroppo.
Come sarebbe a dire? Il pm non ha emesso un fermo per il padre della Dell'Acqua?
Ferrari soffi nel telefono producendo un rimbombo metallico amplificato dall'apparecchio.
E no Ardig. C' un problema, ha un alibi che sembra solidissimo.
Chiaro, si era procurato per tempo...
Non hai capito. Questo tizio due sere fa era in parrocchia, nell'oratorio della Bicocca, per un incontro sulla violenza sulle donne organizzato dal sacerdote.
Cazzo, la testimonianza di un prete...
No, il sacerdote non stava bene e ha saltato all'ultimo, ma ci sono almeno trenta potenziali testimoni e una marea di foto su Facebook. Quello  rimasto l almeno fino a quasi mezzanotte.
Ardig fece due calcoli sugli orari, l'altro riusc a precederlo.
Ostillia  uscito da un locale del centro di Mantova intorno a mezzanotte ed  stato ucciso intorno a quell'ora secondo il medico legale. Tieni conto che ha consultato WhatsApp alle 00,12. Per cui deve essere stato accoltellato subito dopo.
Se anche al volante ci fosse stato Rikknen con la sua Ferrari settata da GP, da una traversa della Bicocca al centro di Mantova occorrevano almeno un centinaio di minuti.
Dell'Acqua non era l'autore materiale dell'omicidio, ma poteva esserne il mandante.
Avr assoldato un sicario.
E no Ardig - lo contradd ancora una volta - abbiamo controllato il suo conto corrente,  quasi al verde, ha meno di duemila euro, nessun prelievo importante, nessun bonifico. E quello nella vita fa l'insegnante di scuola media, mica il banchiere.
Stavolta a contraddirlo fu Ardig.
Pu aver rimediato il denaro in altri modi, in nero ovviamente.
E no Ard...
E che cazzo, non ne azzecco una oggi?
Perdonami, ma ci ha raccontato che per accudire la figlia spende cifre esorbitanti e la moglie  in depressione e non lavora. E ha un'altra figlia minorenne che studia. Non riesco davvero a capire come avrebbe potuto mettere insieme i soldi per ingaggiarsi un sicario. E poi un incensurato, una persona perbene, dove lo trova un assassino per un lavoro del genere? Lo sai anche tu che non  cos facile se non hai i contatti giusti.
D'accordo. Senti il mio vice, Santoni, se hai bisogno di qualunque cosa.
Ti ringrazio, da oggi mettiamo sotto controllo i telefoni, vediamo se salta fuori qualcosa concluse scettico Ferrari annunciandogli che avrebbero ricominciato da zero, indagando sulla vita della vittima, le sue frequentazioni, gli affari e tutto il resto.
Tutto sommato erano cazzi dei colleghi mantovani, mica suoi.
Questo Ostillia poteva essere stato ucciso per altre ragioni, eppure quel delitto suonava come una punizione per quella violenza sessuale per cui era stato graziato dai tribunali.
Un lungo pomeriggio di scartoffie inutili.
Dai tabulati telefonici di Mario Bandiera non emergeva nulla di interessante. Un professionista come lui aveva il dono dell'invisibilit. Probabilmente chiamava dalle cabine telefoniche o usando sim contraffate.
Nei cassetti ribaltati avevano trovato un rotolone di quasi quattromila euro in contanti, uno stock di schede telefoniche vergini e una 357 oliata, con sei colpi in canna, pronta per ogni evenienza.
Bandiera aveva troppa esperienza per farsi cogliere impreparato.
Chi lo aveva ucciso lo conosceva, godeva della sua fiducia, forse anche della sua amicizia, altrimenti sarebbe uscito armato della 357 e non dell'ombrello per ripararsi dalla pioggia.
Sul tavolo della cucina avevano trovato una bottiglia di amaro, nel lavello c'erano due bicchieri. Forse aveva diviso una bevuta con il suo assassino.
La Scientifica era gi al lavoro per isolare eventuali tracce genetiche di altri soggetti.
Intanto il ritratto che emergeva dell'ex sbirro era grigio come il cielo di Milano in quel primo scorcio di fradicia primavera.
Un uomo solo. Un fratello al camposanto da anni, un ex moglie di cui non conservava manco il numero in rubrica, senza figli, senza parenti prossimi. Non utilizzava WhatsApp, conservava pochi sms.
Nel portafogli una sfilza di scontrini di un bar. Prima di tornare a casa decise di farci un salto.
Via Stamira d'Ancona, la perpendicolare che collega via Padova alla sopraelevata della stazione Centrale, case ingrigite, palazzi addossati l'uno all'altro.
Il bar aveva un'insegna scolorita dal nome eloquente: La Stecca.
Era uno storico punto di ritrovo del quartiere per i meno giovani, sessantenni o gi di l. Nel retro una sala biliardi con quattro tavoli e gli annessi tavolini per giocare a carte, dentro la solita varia umanit che ci si pu aspettare di incontrare in un bar di un quartiere popoloso: piccoli pregiudicati mischiati a brava gente.
Ardig si fece servire il caff, mostrando il tesserino dopo aver posato la tazzina sul bancone. Il proprietario era un cinese che parlava un ottimo italiano, sulla quarantina, forse meno.
Conosco signor Bandiera.
La r non diventava l nelle sue parole snocciolate senza difficolt.
Viene qui tutti i giorni, gioca a biliardo, beve il suo bicchiere, normale.
Gioca con chi?
Con il capo gli indic alcuni uomini. Gente di mezza et che si faceva gli affari suoi, tempre indurite dagli anni e dalla vita del marciapiede, forse anche dalla galera. Tipi cos non avrebbero sputato una sillaba, per cui si concentr sul cinese decisamente pi collaborativo. Appena lo incalz il suo italiano improvvisamente torn a cinesizzarsi.
Signol Bandiela  una blava pelsona, mai ploblemi, paga, gioca e non litiga con nessuno. Quasi la descrizione di un santo.
Non poteva essere cos.
Mai visto con ragazzine? Con donne giovani?
Il cinese scosse la testa poi, ripulendo un bicchiere con uno strofinaccio, scocc un'occhiata al locale: non c'era nemmeno una femmina. Non era quel tipo di posto.
Intanto un paio di giocatori si erano eclissati alla chetichella dopo averlo sgamato come sbirro. Lo aveva messo in conto.
Come ti chiami?
Lin. Ma per tutti Lino.
Ok Lin, sai cosa faceva Bandiera per vivere? No.
Soldi ne aveva?
Il barista si strinse nelle spalle.
Qui pagava tutto, fuori non so.
Ardig intu l'antifona e lo incener con lo sguardo.
Lo sai che posso mandarti un controllo per vedere se hai tutte le misure di sicurezza, uscite dietro, estintori...
L'altro annu senza scomporsi cinesizzando ancora di pi la sua parlata: Davvelo io non so niente, qui  solo un bal. Pelch tu non palla con plete? Signor Malio semple in chiesa ogni mattina.
Una dritta interessante, l'indomani ci sarebbe andato.
Un profumo invitante lo accolse appena aperta la porta. Patate al forno.
Lo stupore dell'olfatto lasci il posto a quello della vista: una bottiglia di rosso infilzata da un cavatappi, calici di cristallo, piatti fondi, una teglia di ceramica sopra una vera tovaglia, con veri tovaglioli e posate lucide.
Due corpose tagliate attendevano davanti a una bistecchiera e a un macina spezie.
Prima lo stupore, poi l'incredulit, quindi l'incazzatura.
Ignoravo di avere un servizio buono.
Miriam era in tenuta sportiva, scaldamuscoli e felpa con cerniera eppure l'espressione sorniona era sempre quella della professionista.
Ignoravi anche che in Baires ci sono fornitissimi articoli di casalinghi. E un'ottima rosticceria. Filetto di scamone al pepe verde, te gusta?
Ti avevo raccomandato di non uscire.
Era pieno di gente.
Ardig scrut l'etichetta del Chianti. Cortebaldi, un rosso da far girare la testa.
Come la donna che lo stava versando nei calici.
Miriam, a che gioco stai giocando?
A quello del Galateo che dubito che tu abbia mai letto.  un trattato di buone maniere redatto da monsignor Giovanni Della Casa e suggerisce, tra le altre cose, di ricambiare l'ospitalit replic porgendogli il suo calice.
Come? Spendendo un migliaio di euro in piatti e posate per farmi sentire un morto di fame?
Lei alz le mani, scoccandogli uno dei suoi sguardi capace di far ribollire anche una statua di marmo.
Non potendo ricambiare in natura ho scelto di prenderti per la gola.  solo una cena ok? Finch resto qui pretendo di sdebitarmi. Me lo devi concedere.
Alz il bicchiere per un cin.
Lui scosse la testa senza bere una goccia.
Vado a farmi una doccia.
Indoss anche lui una tuta e si accomod a tavola per condividere una normale cena a casa. Una situazione per lui inconsueta.
Il Chianti era divino. Mangiarono il filetto e le patate senza parlare.
Non avevano nulla da dirsi, anche se di cose da dire ce n'erano eccome.
Terminarono la cena e fu lui a sciacquare piatti e teglie, mentre Miriam sul divano coccolava un incredulo Frog, incredulo quanto Ardig.
In quel momento in milioni di altri appartamenti, a Milano o in qualunque altra citt del mondo, stava succedendo la stessa cosa: una coppia, lui che sparecchia, lei sul divano. Chiacchiere, tv, un bicchierino di limoncello e poi un letto dove dividere intimit, pensieri, problemi, frustrazioni, sogni e incubi, sospiri e rumori.
Altrove, non l, non in quel momento, non tra una escort da mille euro all'ora e un cacciatore di assassini.
Le indic Frog, spaparanzato a pancia all'aria.
La belva a quest'ora si fa la sua sgambata.
Posso venire anch'io?
Fa freddo fuori.
Lei afferr una seconda felpa da infilare sotto un elegante giubbetto scuro.
Si avviarono verso piazza Aspromonte, prima tappa orinatoria di Frog, poi su verso il Casoretto, quartiere che la notte dorme, senza locali trendy a tenere sveglia la gente. Una Camel per lui, l'aria fresca per lei.
Arrivarono fino a un bar in via Leoncavallo, posto senza pretese per gente semplice.
Il volto da bambola di Miriam e il seno gonfio sotto il giubbetto catalizzarono gli sguardi dei presenti.
Ardig ordin un rum, lei una vodka. Li consumarono al bancone, ancora una volta senza parlare.
Uscirono accompagnati da occhiaie e commenti maschili sussurrati a bassa voce.
Hai fatto colpo borbott lui.
Lei non rispose, limitandosi a farsi passare il guinzaglio e a far trottare Frog, felice di quelle attenzioni cui non era abituato. Tornarono con un ampio giro.
Erano al dunque.
Sotto la cintola Ardig sperava nell'happy end di quella serata. Sopra la cintola pregava per il contrario.
Miriam lo tolse dall'incomodo.
Non ho sonno. Resto sul divano a guardare la tv se non ti disturbo.
Lui si fece un altro rum riempiendo il bicchiere fino all'orlo. Le abluzioni di rito poi si coric indeciso. Non prese sonno per almeno un'ora.
La pensava, la voleva, probabilmente solo per una banale questione fisica: quale uomo con in casa una professionista del sesso con un fisico da copertina di Playman non l'avrebbe desiderata nel letto per un po' di acrobazie tra adulti?
Si trattenne, si rassegn, fino a che non si addorment.
...
.
...
Milano, marzo 2018.
...
.
...
Ardig si alz alle 7 cercando di non svegliare Miriam.
Era bella mentre dormiva sul fianco, rannicchiata, in posizione fetale.
Faceva tenerezza e trasmetteva eccitazione. Aveva voglia di possederla.
Desideri umani, molto maschili, troppo testosterone.
Si spost in soggiorno e sollev piano la tapparella. Se non altro aveva smesso di piovere e si sarebbe potuto concedere una bella corsa in circonvallazione.
Banana, qualche biscotto, tuta e giacca termica. Mezz'ora calpestando l'asfalto dei viali trafficati, sudando sotto lo strato di goretex.
Quel primo vero sole primaverile che scaldava Milano contribu a dargli un umore migliore.
Mezz'ora dopo si faceva un caff in un bar di via Padova, dove aveva lasciato l'auto. Si infil in una traversa.
Era la tipica piccola chiesa lontana dal centro.
Una sola navata, una ventina di panche, nessun importante affresco alle pareti dipinte da autori minori che nessuno conosce.
Il portale era aperto, dentro non si vedeva nessuno.
Cautamente si avvi verso l'altare, poi individu una nicchia che sbucava in un passaggio verso la sacrestia da cui echeggiavano delle voci maschili.
Due uomini, un italiano avanti con gli anni e un ragazzo di colore sulla trentina entrambi stupiti di vederlo.
Si present mostrando il tesserino.
Il giovane africano, in camicia scura, aveva appena sfilato il collare.
Sono don Emmanuel.
Bene, cercavo proprio lei.  il parroco vero?
Il religioso scosse la testa.
No, qui la sede  vacante da alcune settimane spieg con un ottimo italiano arricchito da una venatura francese.
Un bell'uomo, robusto, labbra carnose, spalle larghe.
Io sono stato inviato dalla parrocchia di via Palmanova, ci alterniamo come possiamo.
Ardig sintetizz il perch della visita mostrando una foto del corpo di Mario Bandiera. Don Emmanuel si rammaric: non lo conosceva, era l solo di passaggio.
Io lo conoscevo intervenne l'altro uomo presentandosi.
Sono Michele, aiuto il parroco, pulisco la chiesa.
Ardig gli strinse la mano, invitandolo a proseguire.
Prima, quando c'era don Vincenzo, era qui quasi ogni giorno. Poi da qualche settimana... don Vincenzo ha avuto un brutto ictus,  stato ricoverato e ora  in una clinica di recupero ma con quelle brutte malattie l. Scosse la testa, come dire che il parroco non sarebbe pi tornato.
Della salute dell'ex curato non gliene fregava nulla per cui lo interruppe.
Adesso chi gestisce la parrocchia? Nessuno.
Come nessuno?
La sede  vacante.
D'accordo, ma chi dice Messa?
Si alternano in tanti. Gli indic don Emmanuel.
Poi c' un sacerdote, uno nuovo che a Greco viene tre o quattro volte alla settimana, si chiama don Riccardo. Se passa nel pomeriggio oggi lo trova, se si ricorda di venire.
In che senso se si ricorda?
Mah,  un tipo strambo.
Si annot il nome senza convinzione. Stava battendo una pista destinata a condurlo in un vicolo cieco.
Tornato in ufficio trov Farris ad aspettarlo.
Eseguita l'autopsia?
Fatta. Ma non c' molto.
Dimmi.
Confermata una lieve lesione cranica provocata da un oggetto contundente, forse una torcia elettrica, oppure anche una pietra. Nel giardino ne abbiamo rilevate diverse, di medie dimensioni, ma con quella pioggia.
Censire il sasso con cui Bandiera era stato colpito non serviva a nulla.
L'anatomopatologo conferma che il decesso  stato provocato dalla frattura dell'osso ioide, spezzato tramite la meccanica di strangolamento.
Aria fritta, tutte cose che sapevano gi.
Il sacchetto e la fascetta?
Non ci sono impronte, chi le ha maneggiate aveva i guanti.
Precauzione che faceva presumere un delitto premeditato anche se in quelle fredde sere di fine marzo erano in parecchi a indossare ancora i guanti, soprattutto quelli di pelle, impermeabili alla pioggia.
Omicidio legato ai giri della prostituzione, si devono sbattere quelli della Buoncostume, mica noi si lament Ardig.
La telefonata di Sironi arriv quando ormai si erano detti tutto.
Ho avuto i riscontri dalla direzione Antimafia sul tizio pestato l'altra notte.
Ti ascolto.
Corrazza non  attenzionato.  cugino di tale Franco Naccari, lui s attenzionato in quanto ha precedenti per ricettazione e usura e presunti legami con la cosca dei Ricchiuti. Ma parliamo di un clan di secondo piano che opera nel vibonese e questo Naccari non  mai entrato nelle loro inchieste.
Uhm.
Vuoi la mia opinione?
Dimmi.
Questo  un pesce piccolo che lavora con altri pesci piccoli che riciclano denaro sporco ma in circuiti marginali. I business veri, qui in Lombardia, quelli che fanno girare centinaia di milioni, sono gli appalti e le imprese, oppure ovviamente la droga. Ma l'usura  roba da quattro soldi.
Ok dunque non ci perdo il sonno.
Sironi dall'altra parte del microfono ridacchi.
Conoscendoti non lo avresti perso comunque. Fammi sapere se ti serve altro.
D'accordo.
Piuttosto sul delitto Bandiera hai nuove?
Ancora niente, potrebbe essere un regolamento di conti nel giro della prostituzione.
Salut il collega e si avvi anche se la passeggiata era breve.
L'ospedale che i milanesi chiamano da sempre il Policlinico in realt ha un'altra denominazione, ospedale Maggiore. Il pi antico nosocomio di Milano.
Fondato nel 1456, quando la citt era governata dalla casata degli Sforza, prima di perdere la sua indipendenza e finire sotto il dominio dei francesi, degli spagnoli e quindi degli austriaci: era stato voluto dallo stesso Francesco Sforza come ospedale per i poveri, un luogo dove assistere e curare quei malati che avevano delle speranze di guarigione, dirottando i cronici in altre strutture fuori dalla cerchia cittadina.
La sua denominazione originaria era Magna Domus Hospitalis, tradotta in Ca' Granda dal popolino milanese.
Alla fine dell'Ottocento nella sua struttura, con porticati e cortili interni, si insedi la nuova Universit degli Studi, la Statale, mentre l'ospedale venne trasferito dall'altra parte del Naviglio, prima di venire smembrato negli anni Trenta, necessitando di spazi maggiori, con il trasferimento in una seconda sede pi voluminosa, quella periferica del quartiere Niguarda.
Da allora il Maggiore era diventato il Policlinico, un polo universitario schiacciato tra la Statale e il tribunale, delimitato dalle arterie principali del centro tra cui proprio quella dedicata a Francesco Sforza, sorta dopo l'interramento del Naviglio.
Ardig arriv proprio da quella strada, riflettendo sul fatto che qualche decina di metri sotto di lui scorrevano le acque che i milanesi chiedevano di riportare in superficie con la riapertura dei Navigli.
Un progetto affascinante, che avrebbe radicalmente cambiato Milano, mutandola in una citt d'acqua, anche se pi simile ad Amsterdam che a Venezia. Ci sarebbero state vie pedonali, con alberi e fioriere, e piste ciclabili sulle alzaie, dove sarebbero sorti bistrot e caff, trasformando quei canali in un'attrazione turistica ed economica.
Un sogno forse non lontanissimo dal diventare realt.
L'ospedale era pi piccolo rispetto agli altri nosocomi cittadini. Pochi reparti, uno di medicina interna generale collegato direttamente al Pronto Soccorso.
Corrazza era in una stanza al terzo piano, nel letto a fianco un anziano con respiratore.
L'estorsore era appoggiato sul cuscino, telecomando rivolto al piccolo televisore appeso alla parete, un bendaggio stile mummia sul volto tumefatto, una canaletta inserita in una narice, la flebo infilata nel polso.
Ardig si avvicin con cautela, brandendogli il tesserino.
Ancora?  gi venuto un tuo collega protest il paziente rivolgendosi con il tu con il tipico atteggiamento di disprezzo verso chi indossa una divisa.
Anche se il poliziotto vestiva un cappotto nero.
Vicequestore Bruno Ardig, sezione Omicidi.
E che c'entra la Omicidi, non mi hanno mica accoppato.  solo uno che mi ha scambiato per un altro e ci sono andato di mezzo io.
Parlava bene, si era fracassato il naso ma non la bocca.
Ardig si volt osservando il vecchietto. Dormiva e pareva assente da questo mondo.
Non hanno sbagliato persona, cercavano te.
Cavolo ne sai? Passavo l per caso.
Il capo della Omicidi, in piedi, lo fissava dall'alto verso il basso.
Uno sguardo duro che si ammorbid a sorpresa in un mezzo sorriso ironico.
Non passavi per caso, Miriam abita l.
Corrazza si irrigid, improvvisamente nella sua mente torn a rimbombare la voce del suo aggressore. Dalla fessura superiore del bendaggio studi quel poliziotto: robusto, l'aria cattiva, uno che sa menare le mani e farti male.
Pezzo di merda, te la faccio pagare appena esco.
Ardig non si scompose e spalanc la giacca mostrando la Beretta Parabellum nella fondina.
Non ti conviene, lo sai.
Vero, lo sapeva. Ammazzare un poliziotto significa avere addosso giudici e sbirri per sempre, una perenne latitanza che non durava mai in eterno.
Che vuoi?
Parlare. Trattare.
Corrazza si sistem sul cuscino, contraendo la faccia con una smorfia di dolore.
Ne potevamo parlare l'altra sera. Prima mi massacri e poi vieni qui a...
Il poliziotto alz una mano per fermarlo.
Tu hai riempito di botte Miriam e io ti ho ricambiato la cortesia. E qui dalle mia parti le donne non si toccano, chiaro?
L'altro scosse la testa.
Direi che siamo pari.
Fai il protettore di una puttana? Quanto ti passa la troia?
Ardig si innervos pensando a Mario Bandiera.
No, lui no, non era cos. Non lo faceva per soldi, lo faceva per qualcosa che non voleva neppure definire, ma che non era amicizia. Eppure l'insulto gli fece salire il sangue al cervello.
Gli appoggi una mano sulla gamba sotto le coperte.
Non un'altra parola o ti faccio male anche qui, chiaro?
L'altro si zitt preoccupato. Quello sbirro dall'aria incazzata non sembrava scherzare.
Si scambiarono uno sguardo ostile.
Ardig intu che toccava a lui la mossa successiva.
Una mossa difficile, ma non aveva alternative.
Miriam  la mia donna.
Il pregiudicato stavolta sorrise.
Stai con una cos?
Cazzi miei.
L'estorsore ridacchi.
Sei messo bene...
Il poliziotto non raccolse continuando a fissarlo.
Corrazza comprese l'antifona.
La signora ci deve parecchi soldi.
A me risulta che ti abbia saldato. E pure con gli interessi. Per cui tu da oggi le giri al largo e io mi dimentico di te.
Non mi pare un grande affare. E io cosa ci guadagno?
La pelle. Se ricapiti dalle parti di Miriam fai una brutta fine. E fidati che la mia squadra non troverebbe mai chi ti ha sparato.
Si alz e se ne and senza neppure aspettare la replica del pregiudicato.
Un Fernet al bar davanti alla questura con Farris, Santoni e Garella. Una riunione informale per tirare le fila di un'altra giornata inconcludente e digerire la solita quintalata di bocconi amari.
Per me Bandiera ha pestato i piedi sbagliati. Che vo' farci, capita a tutti de' sbagliare.
Garella puntava verso gli ambienti criminali della prostituzione da marciapiede, settore ormai off limits per le italiane, costrette a ricevere a domicilio, perch le strade ormai erano in mano agli albanesi e agli africani che si erano spartiti le zone, con le buone e con le cattive. Ogni tanto ridisegnavano i confini con qualche pestaggio o coltellata.
I cani sciolti erano pochissimi, senza un'organizzazione a guardarti le spalle non potevi reggere quella concorrenza, quella dei viali pi trafficati, come Zara, Monte Ceneri, Certosa. Gli ultimi avamposti urbani delle lucciole. Il resto avveniva fuori, sulle provinciali, nelle rotonde dell'hinterland.
Poi c'era l'altro mercato, quello degli appartamenti, degli annunci sui siti web, l coltellate o pestaggi erano rari.
E nella zona che si diramava da piazzale Loreto come una raggera, da via Porpora a via Padova, da viale Monza a via Ferrante Aporti, di vecchie donne di vita che ricevevano negli appartamenti ce n'erano ancora parecchie perch il mestiere pi antico del mondo non tramonta mai e non invecchia mai.
Invecchiano loro, le lucciole, un giorno smettono di splendere ma continuano a campare. Le ex battone da strada, quelle sessantenni attempate come la loro clientela composta ormai solo da italiani avanti negli anni. Quelli che non avevano pi il coraggio di fermarsi agli angoli di una strada buia, quelli che non gradivano l'espressione disgustata di una ragazzina straniera di vent'anni, con l'orologio in mano e la fretta di arrivare al dunque, preferendo una coetanea ospitale, fasciata nella sua pancera, che partiva dalle carezze e dalle chiacchiere per poi accompagnarli in un lettone confortevole, senza correre, per poi concludere con il caff e un sorriso da amica.
Un piccolo mondo antico che ancora sopravviveva nella clandestinit degli anonimi condomini di periferia.
Ancora per poco, ancora per qualche anno, finch anche quelle lucciole non si sarebbero spente per sempre.
Ardig rientr a casa stanco.
Dalla rosticceria stavolta era arrivata una teglia di penne al pesto ligure e un antipasto di vitello tonnato con una bottiglia di Traminer, perch il bianco era pi indicato.
Altro che viale Gran Sasso, ormai siamo al Grand Hotel!
Esagerato.
Ti ricordo che sei povera e indebitata.
Ti ho gi detto che finch rimango qui voglio viziarti un po'.
Avrebbe preferito che lo viziasse in un altro modo e per un istante si domand cosa gli avrebbe risposto se gli avesse chiesto una prestazione sessuale... probabilmente avrebbe accettato. E per la prima volta avrebbero consumato un rapporto mercenario, una prostituta con un cliente.
No, non cos, si disse. Non era mai stato con una puttana, non ci sarebbe andato.
Scelse le penne al pesto.
Prima la inform della visita a Corrazza.
Per cui posso stare tranquilla?
Meglio aspettare ancora qualche giorno.
Cenarono in silenzio. Sparecchiarono e lei accese la tv.
Smanett sui canali, poi si ferm sul terzo. Alberto Angela stava raccontando le meraviglie della Cappella Sistina.
Ardig prese una sedia, per non condividere il divano: la voce del conduttore per oltre un'ora fu l'unica a rimbombare in quel bilocale. Rimasero in silenzio fino alla sigla finale.
Poi imbragarono Frog e uscirono per la solita passeggiata.
L'area verde di piazza Aspromonte per i primi bisogni fisiologici del quadrupede, poi risalirono verso via Padova partendo dall'inizio, la parte multietnica, dove egiziani, marocchini e africani avevano monopolizzato tutte le attivit commerciali. Una citt nella citt, con odori, scritte e suoni lontani, di un altro mondo.
Lei sorrise, stupefatta.
Non eri mai venuta qui?
Lei scosse la testa, poi aggiunse sarcastica: Mai andare in via della Spiga, ci mancherebbe! Vuoi mettere il fashion glamour della cosmopolita via Padova...?.
Frog non ci arriverebbe cos lontano.
Balle, la distanza  quasi la stessa. Ma almeno andare in Buenos Aires... si lament.
Non aveva tutti i torti. Tuttavia Ardig voleva guardarsi intorno per schiarirsi le idee. Voleva vedere le strade, i palazzi, la gente, l'habitat dove Bandiera campava e lucrava sulla pelle di quelle poveracce.
Hanno ucciso un mio ex collega, poco pi avanti, nel parco della Martesana.
L'ho letto.
L'hai letto?
Quando una  segregata in casa o guarda la tv o naviga con l'iPad.
... E sai anche cosa faceva il mio ex collega?
Veramente l'ho anche conosciuto e non ne conservo un bel ricordo.
Dove l'avevi incontrato?
Una volta, nei loro uffici.
Ah gi sbuff Ardig, ricordandosi a sua volta che Miriam era una di loro, una prostituta schedata dalla Buoncostume. Evit di approfondire le dinamiche dell'incontro.
Da quando era stato cacciato pare facesse il protettore di alcune puttane da appartamento.
Avrebbe potuto definirle colleghe, ma aveva evitato. Nuovamente. Certo aveva utilizzato il termine puttane.
Miriam finse di non farci caso.
In queste zone hanno un loro mercato. Se ricevono parecchi uomini mettono insieme buone cifre, anche duecento al giorno.
Ovvero un decimo di quello che Miriam intascava in una sua serata con cena in ristorante esclusivo e bottiglia da cantina rinomata al tavolo.
Potrebbe averlo ucciso un cliente o un altro protettore.
Miriam alz le spalle.
Capita in questo mestiere di correre rischi, no?
Fine della disquisizione.
Arrivarono al cavalcavia ferroviario, fecero dietro front e tornarono verso piazzale Loreto. Rientrarono infreddoliti e stanchi.
Ardig si fece un bicchiere di rum.
Lei gli fece compagnia, facendosene versare un dito.
Lui fece il bis e il tris, scolandosi mezza bottiglia.
Per intontirsi, per non desiderarla, per non cedere alle sue debolezze.
Alla fine l'alcool lo stord obbligandolo a coricarsi.
...
.
...
3. Dal Vangelo di Giuda:
...
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...
Giuda disse: Maestro, come hai ascoltato tutti, ora ascolta anche me. Perch ho avuto una grande visione.
Quando Ges ud questo, rise e gli disse: Tu sei il tredicesimo spirito, perch ti sforzi tanto? Ma su parla, e io ti sosterr.
Giuda gli disse: Nella visione mi sono visto mentre i dodici discepoli mi stavano lapidando e perseguitando molto duramente. Io vidi una casa e i miei occhi non poterono comprendere la sua grandezza. Persone straordinarie erano nei suoi dintorni, e quella casa aveva un tetto di fogliame, e nel mezzo della casa c'era una folla. Maestro, prendimi insieme con queste persone!
Ges rispose dicendo: Giuda, la tua stella ti ha condotto fuori strada. Nessuna persona mortale di nascita  degna di entrare nella casa che hai visto, perch quel posto  riservato ai santi. N il sole n la luna regner l, n il giorno, ma solo il Santo rimarr sempre l, nel regno eterno con i santi angeli. Vedi, io ti ho spiegato i misteri del regno e insegnato ci che riguarda l'errore delle stelle e la verit sui dodici Eoni.
Giuda disse: Maestro, potrebbe essere che il mio seme sia sotto il controllo dei regnanti?
Ges gli rispose dicendo: Ti addolorer molto quando vedrai il regno e tutta la sua generazione.
Quando sent questo Giuda gli disse: Che cosa ho ricevuto di buono? Tu mi hai allontanato da quella generazione.
Ges rispose dicendo: Diventerai il tredicesimo, sarai maledetto dalle altre generazioni e andrai a regnare sopra di loro. Negli ultimi giorni malediranno la tua ascesa verso la santa generazione.
...
.
...
Milano, marzo 2018.
...
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...
La movida era altrove, sui Navigli, in corso di Porta Ticinese, qualche rigurgito anche nelle viuzze di Brera.
La zona abbracciata intorno alla stazione Centrale invece con il buio dormiva.
Case vecchie, molti uffici vuoti, esercizi commerciali che lavorano di giorno ma la notte riposano, specie la notte tra il sabato e la domenica.
Trovare parcheggio a un'ora in cui Milano dorme  pi facile.
Domenico D'Addario era reduce da una serata sopra le righe, come sempre.
Una bella bimba dell'Est, della bella bamba, una bella bottiglia di Sassicaia che aveva accompagnato una bella cena ormai digerita.
Parcheggi il Suv nero fiammante nel primo buco che individu quasi sotto casa, all'angolo tra via Boscovich e la piazzetta circolare dedicata a San Camillo de Lellis dominata dalla sua statua bronzea.
A lui del santo e del monumento non fregava un cazzo.
Aveva altre priorit: pisciare, farsi una doccia e poi crollare sul letto.
Aveva voglia anche di un caff a pensarci bene, ma quello poteva aspettare.
Recuper l'iPhone e clicc il pulsante dell'antifurto centralizzato.
La piazza deserta, manco una macchina in giro. Sbadigliando attravers la strada proprio quando un tizio robusto con giacca rossa e cappuccio calato sbuc dall'angolo.
La sveglia... Ma che ora era? E che giorno era?
Ardig si rigir nervoso tra le lenzuola cercando di mettere in moto il cervello impastato dal sonno. Era sabato notte, anzi domenica.
Nella sua mente si proiettarono a ritroso le immagini confuse della sera precedente: i bicchieri di rum, la passeggiata notturna in via Padova, la puntata di Ulisse dedicata alla Cappella Sistina.
L'arte con la A maiuscola, l'armonia e la bellezza ad abbracciare la divinit affrescata nella creazione di Adamo e nel giudizio universale. L'inizio e la fine dell'essere umano, con il suo carico di errori e peccati.
Miriam si rigir riprendendo a dormire.
Secondo dopo secondo tutto diventava nitido fino a realizzare che a strillare non era la sveglia ma il cellulare.
Si scosse intuendo il copione gi scritto: sabato notte. Una rissa tra giovani davanti a qualche pub.
Oppure...
No cazzo, un altro morto tra latinos e maghrebini. Afferr l'Htc.
Era Invernizzi della Mobile.
Perdona l'ora.
Chi hanno ucciso?
Domanda scontata perch il display segnava le 4,41 e c'era un solo motivo per telefonargli a quell'ora senza beccarsi un vaffanculo.
Un uomo in zona Centrale, sembra un'aggressione centellin Invernizzi.
...ok, arrivo, dove?
Via Boscovich.
La parallela di via Vitruvio?
S. Pi o meno all'angolo con piazza San Camillo de Lellis, sai quella rotonda con quella statua di un santo, hai presente?
Ho presente. Mandami una macchina tra dieci minuti a casa per favore.
Miriam infil la testa sotto il cuscino. Frog ronfava sulla sua coperta ai piedi del letto.
Si infil i pantaloni e un maglione scuro, blu notte, come il cielo fuori dalla sua finestra.
Piazza San Camillo de Lellis.
Un vecchio ricordo di un altro omicidio, sempre sotto gli occhi di quel santo distratto. Ancora testimone muto di un fatto di sangue.
Chiss se almeno stavolta li avrebbe aiutati.
La vittima era accasciata sul fianco.
Un uomo tarchiato, dalla corporatura robusta, vestito con jeans, camicia bianca di marca e giacca nera sotto un trench scuro.
Rolex al polso e portafogli in tasca. Le chiavi rinvenute nei pantaloni della vittima sbloccavano l'apertura di un Suv Mercedes parcheggiato dal lato opposto della strada.
Nessuna rapina e neppure una rissa.
Lo avevano sgozzato, un colpo secco, da dietro.
Giugulare tranciata con uno squarcio profondo e letale.
La vittima aveva agonizzato brevemente prima di andarsene, la scia di sangue era lunga almeno dieci metri.
Aveva cercato di raggiungere un portone.
Avrebbero scoperto che era quello della sua abitazione.
Ma era stramazzato sul marciapiede dove era esanguato.
Una morte orribile.
Sirene e lampeggianti annunciavano l'arrivo del solito circo Barnum: sezione Scientifica, medico legale e magistrato di turno.
Ardig sbuff per soffiare via il sollievo.
Il solito Gerbaudo, il giudice ragazzino.
Un trentacinquenne piemontese fissato con le maratone, magro come un chiodo, pavido come un don Abbondio. Ma con un grande pregio: era attore non protagonista delle proprie inchieste.
Faceva fare tutto a loro, agli investigatori, limitandosi ad annuire alle loro richieste. Un vantaggio avere uno cos.
Stretta di mano e occhiata terrorizzata a quel corpo, manco temesse che potesse rialzarsi come uno zombie.
Che scena raccapricciante protest voltandosi dall'altra parte, verso la statua del santo che li ignorava, dando loro le spalle. Omertoso.
Magari la vittima sarebbe stata pi collaborativa.
Il medico legale stava eseguendo la palpazione esterna, quelli della Scientifica giocavano al piccolo chimico con i soliti trucchi da prestigiatore. Mille rilievi e poche inutili conclusioni, tanto pi che non erano in un luogo chiuso ma per strada dove l'ambiente  contaminato.
In giro non c'era nessuno, telecamere non se ne vedevano e il morto non avrebbe aggiunto nulla. La sua presenza era inutile. Decise di andarsene.
Il commissario Sironi lo trattenne per mostrargli i documenti della vittima.
Classe 1978, di professione imprenditore, celibe, nato a Crotone e residente al civico dove era crollato a terra, in un appartamento dove alcuni agenti erano gi saliti per una prima occhiata, vuoto e in ordine. Estraneo all'omicidio del padrone di casa.
Riepilogarono tutti gli elementi gi emersi, poi si zittirono salvo qualche sbadiglio giustificato a quell'ora.
Il sole intanto faceva la sua comparsa in scena.
Pochi minuti e luce fu.
E quell'angolo che pareva periferico, e invece era centralissimo, cambi fisionomia uscendo dall'ombra notturna.
Apparve la chiesa dedicata al santo e la sua statua cominci a rimbalzare i raggi solari con la sua superficie bronzea.
Un bello scorcio che Ardig ricordava in ogni suo metro quadrato: due anni prima aveva indagato sull'omicidio di una venezuelana, una escort che abitava proprio all'angolo tra via Boscovich e piazza San Camillo de Lellis.
Chiss se la sudamericana e questo D'Addario si conoscevano... probabilmente no, Milano  una citt in cui un milione e mezzo di estranei dividono condomini, marciapiedi, bar, vagoni della metropolitana sfiorandosi, vedendosi, annusandosi, quasi sempre senza conoscersi.
Prima di andarsene rivolse un'ultima occhiata alla statua: sotto lo sguardo eterno del santo ne succedevano di brutte cose.
Persino un omicidio. Un altro omicidio.
Prov a invocarlo nella speranza di un colpo di fortuna.
Il santo non lo aveva ascoltato lasciandoli cuocere nel brodo insipido di una inconcludente domenica di lavoro, telefonate e verifiche.
Tutto inutile.
A distanza di ventiquattro ore brancolavano nel buio, quello di una notte buia e silenziosa che si era inghiottita la vita di Domenico D'Addario senza un testimone, senza un video di una telecamera di sorveglianza, senza uno straccio di perch, se non quella lunga scia di sangue, l'unica traccia da cui ripartire.
Nella stanza attigua Pinton e due agenti stavano torchiando un'amica del morto.
Dorina, una ragazza moldava vistosa e appariscente, si stava dimostrando decisamente collaborativa. Senza contraddizioni, in un buon italiano, ripeteva passo a passo quel sabato di ordinaria normalit: avevano trascorso il pomeriggio da lui, avevano fatto l'amore, si erano incipriati le narici, poi erano usciti per cena e si erano spostati in un locale dalle parti di Forlanini.
Tre ore con gli amici, quindi lei era rientrata a casa, in viale Corsica, in auto con la coinquilina, sempre moldava.
Stavano gi contattando anche l'amica e quelli del locale, anche se non avevano dubbi che fosse andata proprio cos. E l'ultima parola l'avrebbero fornita i tabulati dei cellulari.
Dorina era scioccata pi che addolorata.
Difficile capire se D'Addario fosse un amico, un amante o uno che la pagava per farlo divertire. Di certo non era la fidanzata, per questo non si disperava.
Torn a concentrarsi sulla dinamica dell'omicidio.
L'imprenditore era stato colpito sul marciapiede e si era trascinato per circa 4 metri prima di crollare dove lo avevano rinvenuto. Lo raccontavano le tracce ematiche rilevate sul marciapiede.
Tutto qui. A parte un'inutile autopsia, due ore di svisceramento del cadavere, solo per appurare che era sano come un pesce, che aveva ingerito molto alcool, che aveva cocaina nelle mucose e che era morto perch una lama da almeno 10 pollici gli aveva tranciato la carotide provocando un'emorragia devastante, diventata letale per l'assenza di tempestivo soccorso.
Sbuff. Da ore stavano riportando in vita il fantasma di Domenico D'Addario tramite un meticoloso report svolto dai suoi uomini.
Era titolare di un'impresa di trasporti specializzata in surgelati ittici. Una derivazione del commercio ittico svolto dal padre e dallo zio in Calabria sulla costa jonica.
Puzzava. Non il pesce ma la provenienza geografica da un'area storicamente a forte infiltrazione malavitosa.
Pregiudizi da sbirro, immediatamente smentiti da Santoni.
Gi allertata la direzione Investigativa Antimafia ma niente. Famiglia di incensurati. Hanno avuto rogne con il fisco, la Asl e i sindacati per le solite storie di lavoro nero e via dicendo ma nulla di pi. Sono normali commercianti e il figlio ha allargato il raggio d'azione dell'impresa di famiglia.
E dell'azienda cosa sappiamo? aveva chiesto.
Santoni aveva scosso la testa: Pagano le tasse, pagano gli stipendi, qualche magagna fiscale ma niente di che. No, l'azienda  pulita. Lui invece....
Lui cosa?
Ha due carichi pendenti. Il primo per aggressione a un posteggiatore di un parcheggio a pagamento nel 2011 e un altro per lesioni del 2013.
Lesioni?
Ha colpito un avversario durante una rissa in una partita di calcetto. La denuncia per  stata ritirata successivamente. Probabilmente hanno trovato un accordo extra giudiziale.
Un violento, ecco chi era Domenico D'Addario. Uno grande e grosso che dall'alto dei suoi quasi novanta chili mollava sganassoni a chi gli faceva saltare la mosca al naso.
Avevano sentito sia il parcheggiatore sia l'avversario del calcetto, verificando i loro alibi e tutto il resto: due incensurati al di sopra di ogni sospetto. Entrambi avevano una famiglia e quel sabato notte lo avevano trascorso con mogli e figli. Li archivi, concentrandosi solo sulla vittima.
Il profilo Facebook non era stato ancora oscurato dalla Polizia Postale e la bacheca era sommersa di messaggi di cordoglio di amici e conoscenti, come se il morto potesse ancora interagire con la sua pagina.
Scorse alcune foto dagli album.
D'Addario era un tipo piacente: mascella scolpita, lineamenti mediterranei, fisico prestante, non un bello ma uno che ha il suo perch. Espressione sicura e vincente dipinta sul viso.
Nelle ultime foto c'era anche Dorina, sorridente ma fino a un certo punto. E il locale doveva essere quello di Forlanini dove avevano cenato.
Nel fascicolo d'indagine avevano allegato le foto del referto necroscopico di D'Addario: il volto pallido, la testa appoggiata sull'acciaio del tavolo settorio, la gola con quello squarcio che spalancava una cavit oscura. Lontano anni luce da quelle immagini con cui Facebook si ostinava a tenerlo in vita.
Si arrese.
Uscendo si domand se Miriam avesse in serbo qualche altra sorpresa culinaria.
Stavolta il profumo lo accolse gi sul pianerottolo di casa, difficile intuire di cosa si trattasse. Prefer attendere qualche secondo.
Sul tavolo una panciuta pirofila. Una ricca paella di carne e pesce, con caraffa di sangria con pezzi di frutta galleggianti.
E questa da dove arriva?
Consegna a domicilio da un ristorante spagnolo di viale Abruzzi.
Niente da dire, Miriam sapeva godersi la vita e sapeva farla godere anche agli altri, non solo a letto. Peccato che quella vita avesse un prezzo altissimo.
Stavolta lei non era in tuta. Abito aderente e morbido, a maniche lunghe, con spacco laterale e scollatura profonda.
Gli vers il primo bicchiere di sangria da gustare a stomaco vuoto.
Lui non si oppose lasciandosi trascinare in quel precipizio di piaceri.
La paella era strepitosa e abbondante.
Mangiarono tutto mentre la sangria allentava le prese dei freni inibitori.
Poi lei cominci a sparecchiare e gli ordin di accompagnare Frog per la sua passeggiata serale.
Usc avvertendo una stanchezza che non provava da tempo, la testa ingolfata, le ossa doloranti. Sul mini ascensore condominiale rischi di addormentarsi. Aveva bisogno di riposare.
Al rientro trov il lampadario spento. Una manciata di candele illuminavano il soggiorno e la stanza da letto, dove bruciavano essenze profumate.
Miriam lo aspettava sul letto.
Lo attirava ruotando l'indice nella sua direzione.
Una visione onirica.
Addosso solo la cavigliera e lo smalto.
Era quello che aspettava da tanto, che voleva, che sognava: un'ora di sesso, travolgente, senza pensieri se non il corpo di lei, il suo calore, la sua pelle.
Quando finirono accese una Camel.
Un rito, che aveva gi condiviso con lei. Se la passarono come fosse una canna.
Precedeva il momento delle domande.
Non fece in tempo a dire nulla. Lei gli appoggi l'indice sulla bocca: Non rovinare questo momento. Goditelo e basta.
Lui annu con aria compiaciuta.
Lei inizi a chiamarlo e a scuoterlo: Bruno, Bruno...
Di colpo era sparita nel nulla.
Bruno,  meglio se vieni nel letto, dai.
Le palpebre si aprirono riportandolo alla dura realt.
Vestito, in tuta, le scarpe da ginnastica ai piedi era crollato sul divano al ritorno dalla passeggiata e aveva sognato lei, loro, il sesso, la notte insieme nudi sotto il piumone.
Tutto bene? Ti faccio una camomilla.
Accett per non doverle parlare e magari confessargli quel sogno a luci rosse.
La realt era un'altra: Miriam in pigiama che armeggiava con i filtri della camomilla immersi in una tazza fumante, stavolta niente rum.
Vers una cucchiaiata di zucchero accettando quella bevanda che non beveva da anni. La trov persino piacevole.
Si coricarono ognuno da una parte della doppia piazza con Frog accucciato ai piedi del letto.
Un uomo, una donna e un cane.
Per un sonno senza altri sogni.
Luned mattina.
Miriam dormiva profondamente.
Non la svegli e usc per la sua corsa, poi la razione di flessioni in soggiorno e la doccia.
La colazione la rimand al baretto di via Cardinale Federico dove lo raggiunse Farris per il caff.
News?
Il bravo Scalise ha fatto una scoperta interessante.
Risalirono e convocarono l'agente-hacker.
Dai tabulati telefonici del cellulare di D'Addario - attacc Scalise - sono emersi contatti intensissimi con alcuni numeri fissi e di telefonia mobile. Guarda qui, decine di telefonate a settimana a questi numeri.
Sappiamo a chi sono intestate queste utenze?
Abbiamo verificato: c' un numero fisso ricorrente,  quello di uno studio di commercialisti, lo studio Germani e associati, gli altri invece sono tutti riconducibili alla stessa persona.
Di chi si tratta?
Di una certa Bianca Di Poppa.
Sembrava un nome da mercantile o da nave da crociera.
Cosa sappiamo di lei?
Per ora soltanto che  incensurata, devi darci tempo lo rintuzz Farris.
Va bene, cercate di sapere qualcosa di questa donna. Io intanto vado allo studio Germani. Se un imprenditore tempesta di telefonate il suo commercialista un motivo dovr pur esserci.
Decise di portarsi dietro anche Pinton che ultimamente sembrava girare a vuoto, soffocato dall'attivismo degli altri ispettori.
Corso Europa. L'arteria che collega piazza San Babila a via Larga e piazza Fontana.
Palazzi di vetro degli anni Sessanta, la prima Manhattan di Milano, prima che il cristallo ricoprisse le facciate dei grattacieli della zona Garibaldi.
Pochissimi abitanti, tantissimi uffici e tra questi lo studio Germani e associati.
Ingresso su un openspace con due segretarie di bella presenza e scarsa simpatia e un angolo con un paio di panchette di plastica e delle riviste patinate di economia e finanza per gli ospiti in attesa.
Attesa che per Ardig dur meno di una sigaretta.
Il dottor Ercole Germani, cinquantacinque anni, camicia bianca, cravatta blu, la giacca appesa sullo schienale della poltrona di pelle nera, li aspettava dietro una scrivania di mogano con una pila di fascicoli e delle bic nere con i tappini rosicchiati.
Aveva appreso della morte del suo cliente dai telegiornali e aveva l'incartamento che lo riguardava gi pronto in cima alle scartoffie.
Tipo tranquillo e collaborativo.
Resocont l'attivit professionale svolta dal 2014 per l'imprenditore calabrese e la sua azienda di trasporti.
Nulla di titanico, una manciata di furgoncini che ogni giorno facevano la spola dai depositi dei Mercati Generali fino a una serie di centri commerciali di una nota catena di distribuzione francese con punti disseminati in quasi tutta la Lombardia e il Piemonte orientale. Un traffico in espansione: gli affari andavano bene e l'azienda cresceva in fatturato, dipendenti e mezzi. I libri contabili raccontavano che non c'erano debiti o problemi.
Veniva a cadere sul nascere l'ipotesi di un delitto nell'ambito di una fosca vicenda di usura o racket.
Poteva bastare.
Butt l una domanda innocua giusto per riempire il tempo finale di quel colloquio inutile: Negli ultimi giorni D'Addario le era apparso nervoso o preoccupato?.
Il commercialista lo squadr con aria stupita.
Veramente non lo sentivo da parecchi mesi, da quando gli ho certificato i bilanci.
Sta scherzando?
No, davvero, era parecchio che non lo sentivo. Lo abbiamo contattato a novembre, essendoci adempimenti fiscali per cui...
Ardig lo interruppe.
Dottore abbia pazienza. Se siamo venuti qui un motivo c'.
Non ne dubito e sono pronto a collaborare in ogni maniera possibile. Sono a sua totale disposizione.
Bene, allora sia sincero. Le riformulo la domanda: da quanti giorni non sentiva D'Addario?
Stavolta il commercialista sembr agitarsi.
Commissario le ho gi risposto. E se non mi crede pu procurarsi i tabulati telefonici del nostro studio e controllare, cos vedr che ho ragione.
O era un idiota o era incredibilmente sincero.
Lo guard negli occhi e l'ago della bilancia cominci a pendere verso la seconda ipotesi.
Facciamo che io le credo...
Il professionista sembr rilassarsi.
...per lei mi deve spiegare come mai da quei tabulati che lei ha e di cui sono gi in possesso risulta che D'Addario nell'ultimo mese avr telefonato al vostro studio circa una ventina di volte.
Questa volta Germani sbianc. Era sorpreso.
Ma lei sta scherzando? Non  possibile.
Ardig scosse la testa e si accese una sigaretta senza neppure chiedere il permesso. Il tributarista lo imit, cercando nel tabacco una fune cui aggrapparsi prima di precipitare.
Una boccata e si illumin.
Pigi l'interfono: Bianca pu venire qui da me subito?.
Il subito fu preso alla lettera: dieci secondi e bussarono alla porta.
Quindi apparve una donna sui trentacinque anni, mediterranea, appariscente e sensuale. Capelli ricci scuri, mossi, occhiali con montatura rigida, una quarta di seno incastonata in un corpo morbido.
Indossava jeans e camicetta che esaltavano le sue curve prosperose. Una discreta scollatura attirava gli sguardi. Sull'incavo dei seni era adagiato il pendaglio di una medaglietta che immortalava un santo barbuto.
Salut e osserv il suo capo.
Bianca questi signori sono della Polizia e sostengono che il signor D'Addario ha telefonato diverse volte qui in ufficio da noi.
L'impiegata avvamp diventando rossa, paonazza. Quasi viola.
Allora? la incalz il datore di lavoro.
Dottore s, qualche volta, ogni tanto telefona qui, sa per qualche fattura, cose di questo genere.
Parlava con una marcatissima inflessione calabrese per nulla contaminata dall'accento milanese.
Il commercialista la fulmin con lo sguardo: E perch non mi ha mai informato?
Perch erano telefonate cos, come dire, di cortesia, voleva solo qualche aiuto su piccole cose, per i fornitori...
Si stava arrampicando sugli specchi.
In un istante Ardig realizz. Quel nome, Bianca!
Non poteva essere una coincidenza. E come al solito alle coincidenze non credeva.
Signora - la classific osservando la fede nunziale che brillava all'anulare sinistro - gentilmente mi dia le sue generalit.
La donna rimase interdetta e quasi balbett: Come le mie generalit?.
Bianca risponda al commissario le intim Germani.
Confusa e impacciata l'impiegata annu: Di Poppa Bianca....
Nome omen. Anzi cognome omen, data la generosit dei suoi seni.
... nata a Rende il 13 agosto 1981, risiedo a Milano in largo Tel Aviv...
Ardig la stopp con una mano.
Va bene cos signora. Avremmo bisogno di farle alcune domande.
A me? E che domande mi dovete fare? trasal.
Normale routine. Stiamo sentendo tutti quelli che hanno avuto contatti con il morto. Possiamo parlare in un luogo riservato?
Il commercialista li invit ad accomodarsi nella saletta riunioni, dove Bianca li segu con aria preoccupatissima.
Ardig chiese al datore di lavoro di lasciarli soli.
Non occorreva la macchina della verit per intuire il segreto boccaccesco che la donna maldestramente tentava di custodire. La fece sedere e attese qualche secondo prima di andare dritto al sodo.
Senta Bianca, posso chiamarla Bianca?
Lei annu. Improvvisamente era impallidita.
Vede, giusto per non perdere tempo, noi abbiamo esaminato i tabulati telefonici del povero D'Addario dai quali risulta un intenso traffico con il telefono qui dell'ufficio. Un traffico, non so se mi spiego, troppo intenso. E altrettanto intenso risulta essere con il numero di cellulare di cui  intestataria.
Da pallida la Di Poppa torn di un rosso fuoco.
Commissario erano cose cos, di lavoro... giusto qualche consiglio, ma solo cos...
Stavolta Ardig non la fece finire.
No, Bianca, cos non ci siamo. Se vuole darmi una mano le prometto discrezione. Se invece vuol prendermi per il culo le anticipo che le faccio mandare a casa un invito di comparizione urgente e a quel punto la interrogher in commissariato e lei potr avvalersi di un avvocato.
Sapeva di toccare un punto dolente.
Era una donna semplice, una che un avvocato non lo ha: in quel caso rivolgersi a un legale significava coinvolgere il marito e allora addio segreto.
Strinse il medaglione che ondeggiava tra i seni. San Dionigi mio...
Tent di biascicare qualcos'altro, ma la paura l'aveva totalmente bloccata. L'unica forma di reazione furono le lacrime.
Decise di lasciarla sfogare un paio di minuti, giusto il tempo dell'ennesima sigaretta. Poi ripart all'attacco.
Bianca  meglio che ci racconti tutto, anche nel suo interesse.
San Dionigi, che guaio...
 sposata, vero? domand indicando la fede.
La risposta lo spiazz.
No, cio s. No, non pi.
Che intende dire?
Che non sono pi sposata. Mio marito  andato via di casa da qualche mese, sta gi a Roma, sta con un'altra donna, per non  che siamo proprio divorziati.
 stato suo marito a lasciarla?
Ha un'altra, era a Roma per lavoro dove ha conosciuto una di quelle l, quelle ucraine.  successo qualche mese fa. Per non  che siamo ancora divorziati...
C'era un boccione dell'acqua. Pinton riemp un bicchiere di carta e lo allung all'impiegata.
Suo marito non sapr nulla. Ha la mia parola che questo colloquio rester tra noi.
Una mezza bugia. Quel colloquio sarebbe rimasto riservato ma le intercettazioni erano agli atti, nel fascicolo, ed era pi che probabile che Gerbaudo decidesse di ascoltare la donna con tutte le procedure ufficiali del caso.
Per un istante prov una sincera compassione per quella creatura femminile semplice e spaventata.
Lei, Bianca, ha dei figli?
Gli occhi si illuminarono per un lampo: S, due figlie, Martina ha quindici anni e Michela ne ha undici. Ma loro non c'entrano niente....
Va bene. Da quanti anni era sposata?
Abbiamo fatto insieme dodici anni di matrimonio pi sei di fidanzamento.
Dodici pi sei: diciott'anni in tutto, la met dei trentasette anni che poco prima gli aveva dichiarato. Abbastanza per volersi rifare di un marito che ti ha mollato e desiderare una nuova storia con un altro, specie se con i soldi e la faccia tosta.
Decise di affondare il colpo.
Le vengo incontro Bianca. Lei e il defunto D'Addario avevate una relazione. E cos?
Per un attimo la donna rimase immobile, poi si decise a biascicare qualcosa.
Relazione... mo  troppo! Ci siamo visti qualche volta...
Bianca le ho chiesto di essere sincera. Decine di telefonate alla settimana non sono roba da ci siamo visti qualche volta. Per favore, sia sincera.
Chiusa nell'angolo, senza scappatoie, la donna annu mestamente.
Bene, da quanto tempo vi frequentavate?
La signora Di Poppa prese un respiro e si lanci senza rete.
Non  che proprio, cio... all'inizio era solo un cliente e mi faceva dei complimenti che a me piacevano. Era calabrese come me, cos abbiamo cominciato a parlare. Poi gli ho detto che non ero pi sposata e ha cominciato con i fiori, qualche pensiero, cose cos...
E poi?
Eeee... e poi? Se lo pu immaginare. Prima mi ha invitato per un caff al bar, e poi un aperitivo...
E alla fine siete andati a letto concluse Ardig, facendo infiammare nuovamente la cute della giunonica signora calabrese.
Poche volte. Dieci, magari dodici, non di pi si giustific lei, come se il presunto numero limitato di trombate abbassasse il tasso di colpa adulterina.
Peraltro colpa ingiustificata perch, anche se portava la fede al dito, era comunque separata e libera di farsi i fatti propri.
Comunque puzzava tanto di balla.
Per vi sentivate molto di frequente. Strano per una relazione che deduco sia stata interrotta fin quasi dall'inizio. Allora perch continuavate a sentirvi?
Mo... forse non saranno state solo dieci o dodici volte... magari qualche volta di pi.
Magari anche trenta o quaranta. O forse trecento o quattrocento.
Pi credibile, pi umano, come tutta questa storia che di criminale aveva ben poco.
Un uomo in carriera, sicuro di s, belloccio, che si cucina a fuoco lento una donna dalla carrozzeria notevole e dall'animo ingenuo e dolorante facendola cadere in umanissima tentazione.
Sotto il cielo di Milano si consumavano ogni giorno migliaia di tradimenti senza che morisse nessuno.
Pertanto mi pare di capire che la vostra fosse solo una storia di sesso.
Bianca Di Poppa annu, imporporandosi nuovamente.
E immagino che il signor D'Addario non fosse coinvolto sentimentalmente? chiese.
Lei scosse la testa e aggiunse: Lui aveva la vita sua, si vedeva anche con altre donne, io la sera mica ho il tempo di andargli appresso nei locali con due bimbe a casa.
Probabilmente ignorava Dorina, la sua alter ego moldava, ma era inutile infierire. Tutto secondo copione.
Mancava un ultimo dettaglio e poteva anche scoprirlo da solo, tuttavia decise di approfittare del momento.
Che lavoro fa suo marito?
 impiegato alle Poste, per mica sta allo sportello. Tiene una piccola invalidit alla gamba per un incidente che ha avuto in macchina tanti anni fa e per questo sta in amministrazione.
Gli mostr una foto sul telefonino.
Un quarantacinquenne, occhialuto, magro. Non sembrava uno sanguigno n sanguinario. Tramite i terminali sarebbero risaliti alle generalit e numero di cellulare e avrebbero tracciato il percorso delle celle telefoniche.
Che cosa ha fatto sabato sera?
E niente, cosa vuole che abbiamo fatto - rispose al plurale - abbiamo ordinato le pizze e siamo stati sul divano con le bambine, abbiamo guardato la trasmissione, quella del figlio di Piero Angela.
Ulisse, lo stesso programma che aveva visto anche lui con Miriam come altri milioni di italiani.
Tent un trabocchetto.
Ah s, la puntata sulla rivoluzione francese?
Veramente dottore parlava di altro. Della cappella del Papa, quella bella che c' dentro nel Vaticano, quella fatta da Leonardo e da Giotto...
Sincera seppur confusa. Ad affrescare la Sistina era stato Michelangelo.
A ogni modo l'alibi reggeva.
Senta, quando ha visto o sentito D'Addario le  sembrato nervoso o preoccupato? Le ha mai detto se aveva qualche problema o qualche nemico?
Monotematica Bianca scosse la testa e strinse le spalle.
Probabilmente i due parlavano poco e facevano altro.
La osserv.
Davvero un bel corpo. Con abiti griffati e trucco adeguato avrebbe fatto la sua bella figura anche sulla passerella a cielo aperto dei marciapiedi del quadrilatero della moda, passeggiando al fianco di qualche vip con un grasso conto in banca.
Istintivamente le ricord una donna che aveva imparato a conoscere bene anni prima. Da morta.
Quella escort decapitata nella torrida estate del 2013, anche lei una donna meridionale bella e semplice con il culto della sacralit del matrimonio, sposata da troppo tempo con un uomo che le dava troppo poco, una donna fragile che, di fronte a un fallimento matrimoniale, si era improvvisata prostituta di lusso finendo con il trovare una morte assurda e crudele.
Per un istante immagin anche Bianca protagonista di un percorso analogo e rabbrivid. Non voleva essere lui a far rotolare la pallina innescando la valanga che avrebbe travolto l'esistenza della signora calabrese che stava fronteggiando.
Per me pu bastare cos. Questa chiacchierata resta tra di noi. Bianca stia serena.
Grazie commissario, sono nelle mani sue.
Congedarono l'impiegata e uscirono.
Pinton, silente come se gli fosse stata tagliata la lingua, finalmente apr bocca.
Eseguiamo gli approfondimenti sulla donna?
Direi di s, giusto per scrupolo. A ogni modo questa non c'entra un cazzo con l'omicidio.
Si accese l'ennesima sigaretta.
Che impressione ti ha fatto Bianca? domand al vice.
Una donna semplice, probabilmente una di quelle donne meridionali cresciute con i valori veri della famiglia e del matrimonio, una che si  sposata giovane, senza fare altre esperienze, che  diventata mamma abbastanza presto. Poi a un certo punto il matrimonio va in frantumi e lei incontra un uomo affascinante e...
Pinton si blocc indeciso su quali parole utilizzare per non banalizzare il ragionamento.
Probabilmente D'Addario l'avr sedotta facendola sentire importante, viziandola, forse anche illudendola sotto il profilo sentimentale, lasciandole credere a qualcosa in pi che un'avventura.
Nulla di nuovo sotto il sole.
Ancora una volta Ardig si trov a riflettere sulla caducit di valori quali appunto il matrimonio e la famiglia, con annessa fedelt coniugale, e su come basti poco a scalfire rapporti all'apparenza solidi come un matrimonio cementato da due figlie e da diciotto anni trascorsi insieme.
Un'altra brutta storia, stavolta non di sangue, ma solo di sesso e ipocrisia. Eppure sempre una brutta storia.
Ma la storia era peggiore di quanto avesse immaginato.
Ardig, appena rientrato in ufficio, rimase sbigottito. Senza parole.
Impieg alcuni secondi prima che gli occhi mettessero a fuoco e qualche altro secondo lentissimo prima che la testa a sua volta mettesse a fuoco.
Ragazze nude, anzi no, ragazzine.
Tante, almeno una dozzina.
Tutte a coppie, tutte simili. Quasi identiche.
La maggior parte erano asiatiche, thailandesi probabilmente.
Le ultime due no, europee, italiane forse, di casa nostra.
Quelle che parevano italiane si trovavano su un letto rivestito da un lenzuolo rosa, sormontato da un grande specchio con una cornice argentata, con i loro corpi acerbi ed esili, corpi puri sporcati da oscene pose saffiche, abbracciate, avvinghiate. In uno scatto una leccava un seno all'altra che a sua volta infilava le dita nell'intimo della compagna, altre volte si baciavano, altre ancora si sovrapponevano mimando contatti vaginali.
Le espressioni indecifrabili, negli occhi il disgusto, il vuoto, l'incredulit.
Le asiatiche erano state immortalate nelle canoniche stanze da resort, ma le espressioni negli occhi erano identiche.
Rimase senza fiato. E senza pensieri.
Tranne uno, cercava uno scheletro nell'armadio di D'Addario e invece erano saltati fuori corpi imberbi, che gridavano vendetta al cielo per uno dei reati pi odiosi che esistano: la pedofilia e lo sfruttamento del corpo di minori innocenti.
La rabbia e l'emotivit che lo avevano pervaso scemarono per fare posto alla fredda razionalit professionale che lo contraddistingueva nel suo mestiere di investigatore.
Da dove saltano fuori?
Tramite la cronologia dell'iPad della vittima siamo risaliti ad alcuni suoi indirizzi di posta elettronica. Questo ci ha stupito particolarmente.
Ardig si sofferm sull'indirizzo: Vongloeden_78 @tiscali.it.
Con un programma apposito per decrittare le password siamo riusciti...
Scalise stava snocciolando inutili rilievi tecnici.
Il commissario non lo stava ascoltando immerso nella visione di quegli scatti.
Ragazzine, tredicenni nell'et dell'innocenza, adescate in qualche chat o magari in qualche locale per adolescenti, di quelli che si popolano il sabato pomeriggio.
Era stupito dalla posa plastica delle immagini, erano foto professionali, studiate senza dubbio. Non c'era improvvisazione. Le ragazze erano immobili, in attesa della posa perfetta.
Non erano state scaricate da internet ma trasmesse in jpg in formato elettronico. Erano state travasate da una macchina digitale con un cavo usb.
Possibile che fosse questo il movente di un delitto cos efferato?
Sentiamo la Polizia Postale, che si diano da fare. Vediamo di saperne di pi. E trovatemi cosa significa questo nickname.
Un'altra brutta sorpresa.
Von Gloeden non era un nickname qualunque ma il cognome di un discusso artista novecentesco che di nome faceva Wilhelm.
Santoni ancora una volta si faceva bello mettendosi in luce con il ritratto descrittivo stilato da Scalise, condannato sempre a restare all'ombra dei meriti carpiti dagli altri.
Era un fotografo tedesco che oper in Italia, soprattutto in Sicilia, tra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta. Stando alla descrizione di Wikipedia la sua arte esaltava i corpi maschili, giovani e ovviamente nudi, ritratti in pose plastiche.
Avevano stampato una carrellata dei suoi pi celebri scatti.
Trasudavano qualcosa di morboso, si trattava di sculture viventi, nudi, giovani e assolutamente perfetti nell'armonia dei loro corpi ancora acerbi eppure gi delineati muscolarmente. Difficile comprendere se avessero o meno valicato la striscia rossa della maggiore et.
Santoni attese un minuto prima della solita aggiunta volutamente tardiva: Abbiamo scoperto che nel 2015 l'assessorato alla Cultura del Comune di Milano ha organizzato una mostra che ha fatto molto discutere sull'omoerotismo nell'arte e nella fotografia.
Omoerotismo? domand il commissario accendendosi una sigaretta.
S, insomma, una rassegna su come l'omosessualit ha influito sulla storia artistica di casa nostra. Comunque, la cosa che forse ci potrebbe interessare  che l'area dedicata alla fotografia omosessuale femminile  stata curata da una certa Chiara Campari, una fotografa milanese famosa a livello mondiale.
Famosissima, come no... leggeva il suo nome tutti i giorni in prima pagina sul Corriere e su Repubblica.
Uhm. E questa Campari famosa in tutta il mondo dici che potrebbe esserci utile?
Scalise annu: Intanto il suo vero nome  Chiara Camporeali, in arte Campari. Piuttosto nota per essere un'attivista gay dei movimenti LGTB. Ha uno studio fotografico in via Tortona. E oggi sar sicuramente aperto, per cui  probabile che in questo momento sia in atelier.
Un bell'assist servito, decidere se calciare o meno toccava a lui.
Decise di calciare, tanto non aveva di meglio da fare.
Si spost nel piccolo bagno di servizio per cambiarsi la camicia e darsi una sistemata.
Via Tortona fino a met anni Novanta era stata una normalissima anonima via secondaria alle spalle del Naviglio e della linea ferroviaria, schiacciata sotto la pi trafficata via Solari.
Un senso unico, con condomini senza ambizioni e i soliti negozietti di quartiere fino a quando erano state aperte le prime botteghe di fotografi, seguite qualche tempo dopo dalle agenzie di modelle e quindi dagli inevitabili locali che avevano trasformato quella stretta via in una zona di movida, eventi, fashion, il tutto ad altissimo tasso di bellezza, considerato il continuo transito di modelli e modelle.
Le ristrutturazioni di vecchi capannoni industriali, tramutati in spazi espositivi ad alto costo al metro quadrato, avevano decretato il definitivo salto di qualit di quella strada, catapultandola a ombelico del piccolo mondo della movida glamour milanese.
L'atelier di Chiara Campari era davanti a un lounge bar.
Tre vetrine aprivano la vista su uno splendido e luminoso open space, intramezzato da mensole e scaffali, dove erano esposte le foto dell'artista.
Donne di ogni et, anche avanzata. Quasi tutte intente a scambiarsi effusioni, ad accarezzarsi, mettendo in risalto le linee femminili e quei corpi di porcellana.
Nessun volto famoso, tutte ragazze o donne estratte dall'anonimato delle loro vite normali e routinarie. Alcune belle, persino bellissime, altre decisamente nell'ordinario, quasi sempre abbinate: la splendida e la normale, accostate nella loro diversit.
Niente pose pornografiche, quanto meno non esplicite, ma accenni saffici erano presenti in ogni scatto, una carezza, un contatto, un abbraccio, uno sguardo languido.
Lo colp l'immagine di una ragazza dalla pelle bianchissima con un boa al collo intenta a passare una mela gi morsicata a una venere nera stile Naomi Campbell, anche lei senza veli.
Lei, l'artista, era sola, dietro alla scrivania collocata in fondo, a ridosso della parete meridionale dello spazio espositivo. Stava smanettando con un computer portatile rosa.
Vedendolo entrare si alz in piedi e gli venne incontro.
Sui quarant'anni, alta, intorno al metro e settantacinque, magra come un grissino, uno scheletro tutto muscoli e nervi, braccia che sembravano murales, con tatuaggi da esposizione, una cassa toracica da anoressica su cui un chirurgo aveva impiantato due assurde tette da maggiorata che stonavano palesemente. Capelli rossi tendenti all'arancio a risaltare un volto perfetto, dai lineamenti nobili, illuminato da splendidi occhi verde mare.
Cos ossuta e mascolina non rappresentava certamente l'incarnazione della sensualit mediterranea, anzi. E quella tappezzeria di tatuaggi faceva storcere il naso ad Ardig.
Eppure la Campari emanava una bellezza particolare, ricercata, non comune.
Lo accolse con un sorriso luminoso e un bel timbro di voce.
Buon pomeriggio, sono Chiara Campari.
E io sono il vicequestore Bruno Ardig, capo della sezione Omicidi della questura di Milano.
La gel tentando di impressionarla.
Ci riusc solo a met.
Lo stupore attenu il sorriso iniziale, ma non troppo.
 vero, ho visto la sua faccia in tv qualche volta. Una faccia come la sua non si dimentica, professionalmente parlando ammicc prima di soppesarlo con gli occhi e il silenzio.
Il capo della Omicidi qui da me... E di cosa sono accusata? ripart cordiale prima di invitarlo ad accomodarsi.
Le andrebbe un t verde? chiese afferrando una caraffa.
Ardig non rispose, si era distratto indugiando sulla sua figura.
Indossava un abito blu, attillato, le maniche rimboccate. Sugli avambracci inchiostro a fiumi: figure stile fantasy, un drago alato bluastro cavalcato da una guerriera mitologica, stile Atalanta, intenta a scagliare una lancia.
Nel complesso, doveva ammetterlo, una donna attraente in quella sua bellezza spigolosa che attirava il suo sguardo maschile.
Lei sorrise, sorniona, lasciandolo fare.
Lesbica ma civetta, come ogni essere femminile.
Allora, lo vuole questo t o teme che voglia avvelenarla? lo distolse la Campari.
Effettivamente il t verde, per lui, amante della caffeina dell'espresso, era veleno puro, tuttavia annu meccanicamente, come in tranche.
Arrivando in via Tortona pensava che si sarebbe trovato di fronte un'invasata esibizionista icona del mondo lesbo, con capelli rasati, abiti larghi e fare da maschiaccio ribelle, invece quella che aveva di fronte era una donna che sprizzava una sensualit conturbante.
Commissario venga, le mostro alcune delle mie creazioni.
Lo introdusse in una sua personalissima raccolta delle quattro stagioni, ovvero coppie di ragazze svestite, contraddistinte da fiori, foglie o frutti tipicamente stagionali.
Le invernali abbracciate su un pavimento di cotto davanti a un caminetto con un fuoco sfavillante come unica fonte di luce, le autunnali adagiate su un tappeto di foglie morte, le estive amoreggianti in un vigneto grondante di grappoli, le primaverili intente a palpeggiarsi tra spighe di grano verdissime.
L'espressione a met tra l'annoiato e l'infastidito del capo della Omicidi convinse la Campari a non protrarre ulteriormente l'esibizione del suo repertorio.
Temo non siano proprio il suo genere abbozz lei, come sempre sorridente.
In effetti ammise lui.
Si fiutarono qualche istante. I feromoni viaggiavano nel poco spazio che li separava.
Per Ardig le donne continuavano a rappresentare una sorta di pianeta incomprensibile.
Per un inspiegabile mistero dell'alchimia umana sapeva di fare colpo su di loro, probabilmente per quell'aria da bel tenebroso incazzato con l'intero mondo, oppure per il fascino non della divisa, che non indossava, quanto del commissario macho e rude, o forse perch anni e anni di esercizio fisico e vita tendenzialmente ascetica, tabacco e bacco esclusi, lo avevano reso fisicamente appetibile.
Dopo per, qualche istante dopo, qualcosa si rompeva: l'attrazione scompariva, il dialogo latitava e loro si allontanavano fino a sparire dalla sua vita. Succedeva sempre cos.
Quella che fronteggiava per non era una donna come le altre.
Era diversa, e non solo per quella magrezza muscolare esibita come un biglietto da visita della sua omosessualit.
Era tutto a fare della Campari una donna fuori dal comune.
Il garbo, l'educazione, la raffinatezza abbinata alla naturalezza di ogni suo movimento o gesto. Ma anche la volgarit di quei due seni esplosivi, una contraddizione anatomica che stonava, come spargere del pepe in un bicchiere di whisky.
Un brivido lo colse impreparato facendogli increspare la pelle.
Lei lo not, compiacendosi.
Come posso essere utile al capo della Omicidi? chiese la donna, pi curiosa che preoccupata passandogli il bicchiere di t.
Lui ricambi allungandogli a sua volta un iPad con gi impostate sullo schermo le foto rinvenute nella casella di posta elettronica di D'Addario.
La Campari le esamin con attenzione scrutandole per almeno un buon minuto.
Direi che sono di buona qualit. Strumentazione professionale, mano esperta.
Chi le conservava, e forse le ha scattate, si  ispirato a von Gloeden? le domand, omettendo che fosse anche il nickname della casella mail.
Ispirate con varianti sul tema. Senza dubbio qui la componente sessuale prevale su quella erotica.
Queste per sono femmine, non maschi obiett Ardig.
Von Gloeden inaugur un nuovo percorso artistico, tuttavia come potr immaginare fu boicottato dai regimi totalitaristi dell'epoca, ci nonostante il suo messaggio germogli nell'ambiente fotografico avviando negli anni successivi una generazione di fotografi legati al filone omoerotico maschile, soprattutto negli anni Quaranta e Cinquanta. Poi, dopo alcuni decenni di oblio, la sua arte  stata riscoperta con il nuovo millennio...
Ardig sbuff annoiato e afferr una sigaretta dal pacchetto.
Posso?
No, qui no lo stopp la Campari sorridendo.
Si alz e lo invit a seguirla.
Usciamo e le faccio compagnia.
Un minuto di silenzio per godersi il tabacco, poi fu lei a rompere il ghiaccio tra una boccata di fumo e l'altra.
Immagino si aspettasse di pi.
Il commissario scosse la testa: In realt non so neppure cosa sto cercando.
Davvero non sa cosa sta cercando? rise la fotografa quasi elettrizzata dall'aria fresca di quella giornata di fine marzo milanese.
Temo proprio di no. Probabilmente l'identit delle due ragazzine immortalate in quelle foto. Anche se non so neppure a cosa potrebbe servirmi.
La Campari gett il mozzicone e lo calpest con il tacco dello stivale nero.
Per questo le servirebbe risalire al nome del fotografo che le ha scattate.
Infatti, anche per questo sono a venuto a disturbarla, ma potrebbe trattarsi di una foto privata, domestica, e allora...
No, commissario. Vede le pose delle due ragazzine?  una posa artificiale e studiata per risaltare alcuni dettagli anatomici dei loro fisici acerbi. Questa foto, nonostante il nudo integrale, trasuda pudore, purezza, energia vitale. Due corpi immaturi, freschi, che si esplorano alla ricerca del piacere.
Ne parlava come se descrivesse un'opera del Caravaggio, non la porcheria scattata da qualche bavoso semi pedofilo.
Noti il profilo di quella di sinistra, come le cade la luce...
Insomma mi pare di dedurre che secondo lei sia opera di un professionista.
Senza dubbio, uno esperto e di talento.
Questo pu restringere il campo della nostra ricerca?
Direi di no. Questa foto potrebbe essere scattata in qualsiasi luogo.
E se fosse stata scattata qui a Milano? azzard il commissario.
Questo restringerebbe notevolmente il perimetro della nostra ricerca.
Ipotizziamo che sia stata scattata proprio qui a Milano - butt l il capo della Omicidi - lei dove cercherebbe delle modelle minorenni da immortalare?
La Campari esplose in una risata argentina.
Fotografare  un'arte. Ma rappresenta anche una vetrina che proietta verso una notoriet che pu spalancare porte insperate. Ha un'idea di quante agenzie di casting richiedano book professionali per le loro modelle? E quanto fai da te esista?
Queste sono minorenni. E potrebbero non essere neppure quattordicenni. Esistono leggi che vietano...
Lo so benissimo.
E allora se lei dovesse cercare delle bambine da immortalare in queste pose oscene, a chi si rivolgerebbe?
Non lo so, dovrei documentarmi, al momento non saprei risponderle.
Conosce un certo Domenico D'Addario?
Non so, non lo escludo. Dovrei conoscerlo?
Pareva sincera.
Decise di mostrargli il volto di D'Addario disteso sul tavolo settorio.
La Campari inorrid.
Mio Dio...
Lo conosce?
Annu.
Ecco perch  qui, non  morto per cause naturali.
No.
Capisco. S, s, lo conoscevo. Me lo ha portato a un vernissage un collega che bazzica qui ogni tanto.
Che collega?
Giorgio Guerrieri, ha uno studio qui vicino.
Di cosa si occupa?
Moda, spettacolo, eventi. Realizza book professionali per modelle e personaggi televisivi.
Anche minorenni?
Non lo escludo.
La Campari gli forn l'indirizzo, poi gli allung un suo biglietto da visita: Se ha bisogno sa come trovarmi.
Ardig la salut con una stretta di mano, andandosene con una strana sensazione appiccicata sulla pelle. Quella donna ossuta dagli occhi verdi e i modi raffinati lo aveva intrigato.
Si allontan dandole le spalle con lo sguardo di lei incollato sulla sua figura.
Risalendo lungo via Tortona valut che la fashion street rendeva onore alla sua fama. Tanti giovani e tante belle ragazze, una contagiosa animazione anche in un qualsiasi luned.
Percorse alcune centinaia di metri.
Giorgio Guerrieri non aveva uno spazio espositivo con vetrina per attirare i clienti, solo una targa sopra i citofoni dorati.
Un portiere che puliva i gradini d'ingresso con uno strofinaccio lo invit a salire al secondo piano, con un accento duro tipico dei Balcani.
Due rampe per piano, una quarantina di gradini e due porte. Quella di destra era quello dello studio fotografico Guerrieri.
Da dietro la porta filtravano rumori. La televisione era accesa, ad alto volume.
Ardig suon il campanello con un trillo prolungato per farsi sentire.
Niente. Nessun movimento.
Riprov una seconda volta e una terza senza ricevere risposta, come se non ci fosse nessuno.
Eppure la tv era accesa.
Qualcosa non quadrava.
Scese dal portiere.
 sicuro che il signor Guerrieri sia in studio?
Non ho visto uscire, signore.
Ne  sicuro?
Sicuro, s, io sicuro perch io sempre qui a pulire scala.
La voci metalliche che provenivano dalla televisione rimbombavano fino a l.
La tv la sente?
L'uomo annu.
Da quanto  accesa cos alta?
L'uomo si strinse nelle spalle: Non so, io qui pulisco, faccio il mio di lavoro, io sempre qui a lavorare.
Grazie.
Risal suonando nuovamente.
Dentro echeggiavano i rumori di quel televisore tenuto a un volume troppo alto per non disturbare i vicini.
Suon ancora e buss.
Poi, senza quasi accorgersene, fece pressione sulla maniglia.
Era aperta.
Si pu?  permesso?
Si allarm istintivamente, qualcosa non andava.
Lo accolse un salotto ben arredato e un maxi schermo al plasma sintonizzato su un canale all news. Afferr il telecomando per spegnere.
Url ancora.
Silenzio.
Tolse la Beretta Parabellum dalla fondina e la scarrell, prima di avviarsi cautamente lungo il corridoio, con il colpo in canna.
Un bagno, il cucinotto e un dipanarsi di stanze in un lungo corridoio ornato da foto di volti maschili e femminili che sembravano fissarlo.
Gli ricordava il corridoio della sensitiva ammazzata in Profondo Rosso.
Volutamente rallent l'andatura, anche se non c'erano specchi a riflettere il volto dell'assassino. Pochi passi ed ecco il padrone di casa.
Giorgio Guerrieri lo aspettava nella stanza pi ampia, quella utilizzata per il set fotografico, rannicchiato in posizione fetale.
Sotto di lui una pozza di sangue rossastro ormai essiccato fuoriuscito dalla gola squarciata.
Non prov nemmeno a sentirgli il polso.
Con la canna rivolta ad altezza uomo e le spalle alla parete si gir in cerca di anima viva.
Nessuno.
La scena era fredda.
Era arrivato tardi.
Riprese il corridoio insolitamente lungo.
Realizz che Guerrieri aveva fatto fondere due appartamenti sfondando i muri.
Ad attenderlo un altro bagno, adibito anche a spogliatoio, e altre stanze da scoprire.
Quella tecnica del fotografo con l'attrezzatura professionale e quella amministrativa, con scrivania e pc portatile.
Una sorta di atelier con alberi realizzati con cartapesta ai cui rami erano appese le foto.
Soggetti femminili, modelle giovanissime, ragazzine immortalate in pose fantasiose con micro abitini, intimo vedo e non vedo, in topless.
Nessun nudo integrale.
Infine una sorta di alcova trasformata in set cinematografico, con faretti, cavalletti, una telecamera rivolta a un letto a due piazze con alle spalle un ampio specchio con cornice argentata.
Ecco dove erano state fotografate quelle ragazzine.
Ora sapeva chi aveva scattato quelle foto.
La mano esperta di Guerrieri pagato da D'Addario, o forse socio in quegli sporchi affari.
Indietreggi nella camera organizzata a set.
Guerrieri era stato ucciso sotto i riflettori, nel senso letterale del termine.
Le luci rivolte sul suo corpo.
Un one man show per una recita macabra senza pubblico. Tranne lui, il cacciatore di assassini, giunto in ritardo alla prima del delitto e senza possibilit di una replica.
Una morte scenica che celava un significato lanciato dall'assassino che avrebbe potuto colpirlo in un'altra camera, e invece aveva scelto proprio quella.
Evit di toccare il corpo limitandosi a esaminarlo nel solito interrogatorio postumo che instaurava con le vittime, fatto di pensieri e risposte mute.
Il fotografo era deceduto per esanguamento proprio come D'Addario.
Questione di minuti, pochi minuti, anche se probabilmente aveva perso conoscenza quasi subito.
La ferita si presentava profonda e ampia.
Mano ferma come quella di un barbiere.
Lo aveva aggredito alle spalle.
Esattamente come D'Addario.
Lo stesso assassino stavolta si era mosso con maggiore accortezza.
Guerrieri lo aveva fatto entrare.
Magari lo conosceva, oppure si era spacciato per un cliente.
E poi? Avevano parlato, gli aveva mostrato il suo studio, lo aveva accompagnato nel set dandogli le spalle, senza temere nulla, senza prevedere una morte orribile che arrivava da dietro. Vigliacca e bastarda.
Con la punta delle Clarks tocc il braccio destro della vittima: duro. Il rigor mortis gi avviato, del resto anche la pelle appariva violacea.
Era morto da un paio di giorni o gi di l.
Fece due conti.
D'Addario era stato ucciso nel cuore della notte.
L'esecuzione di Guerrieri poteva essere avvenuta qualche ora dopo o qualche ora prima.
Decise che ne aveva abbastanza. Era ora di chiamare il circo Barnum.
Il dottor Salerno si era soffermato principalmente sullo squarcio nell'area tracheale.
Preferisco avvalermi della consulenza di altri colleghi, ma a mio avviso, ripeto senza le opportune verifiche, le anticipo che la ferita  sostanzialmente sovrapponibile a quelle del D'Addario.
Sovrapponibile nel senso di uguale?
Nessun taglio  mai uguale a un altro. I movimenti, la postura, la statura... per ha compreso benissimo quanto le ho detto. L'aggressore in entrambi i casi ha puntato a recidere la carotide generando un'emorragia inarrestabile.
Lo stesso assassino, due omicidi collegati per lo stesso movente: quelle foto pedofile.
Collocazione temporale dell'omicidio?
Dalle macchie ipostatiche direi circa ventiquattro ore. Nella mattina di domenica.
Dai tabulati telefonici, dalla mappatura delle celle cui si era agganciata la sim, sapevano che D'Addario era arrivato in via Boscovich alle 2,40 della domenica.
Tra i due omicidi un margine di una manciata di ore e qualche chilometro di distanza.
Ordin una perquisizione ambientale.
C'era roba per un esercito di segaioli.
Album di foto archiviati in cartelle digitali, ma anche filmati.
Guerrieri aveva visto pi figa di Rocco Siffredi.
Non si limitava a immortalarle con gli scatti. Nell'hard disk c'erano anche filmati porno tra adulti e ragazzine, oppure tra giovani e ragazzine.
Santoni e gli agenti li stavano esaminando con il fast forward.
Materiale destinato alla vendita privata, su richiesta. Roba che non sarebbe arrivata nelle edicole o nei sexy shop dove era consentito vendere materiale pornografico e probabilmente nemmeno nel mare magnum dei portali hard perch in molti video si sconfinava nella pedopornografia.
Schifato decise di farsi una passeggiata affidando le redini dell'indagine a Farris e Santoni.
Di fare luce e dare giustizia a due pedofili schifosi non aveva nessuna voglia. Si sarebbe limitato al minimo sindacale.
Chi aveva sgozzato quei due meritava un premio, non vent'anni di galera.
Ritorn all'atelier della Campari.
Chiuso.
In tasca aveva ancora il suo biglietto da visita con il numero di cellulare.
Chiara Camporeali abitava poco distante, in un elegante edificio ottocentesco affacciato sul polmone verde del parco Solari. Dal citofono lo invit a salire al quinto piano.
Un vecchio ascensore cigolante si arrampic dentro una gabbia metallica.
Lei lo attendeva sulla porta di un luminoso open space in stile newyorkese, tre divani bianchi a circondare un tavolino di cristallo, un'infinit di piante e un angolo lavorativo, con pc portatile, scanner, stampante e altre diavolerie partorite dalle intuizioni geniali di Steve Jobs.
Sulla sinistra un angolo stile bar, con mini bancone a separare lavandino e fornello da un ripiano bianco con sgabelli.
Una porta laterale conduceva probabilmente nelle altre stanze.
Sullo sfondo la vetrata che immetteva sul terrazzo che proiettiva una suggestiva visione del parco Solari visto dall'alto di una ventina di metri.
Sulle pareti una grandinata di foto della padrona di casa quasi sempre nuda, spesso in compagnia di altre donne, pure loro nude.
Pose artistiche, pose giocose, pose erotiche.
Ardig indugi su quel corpo ricoperto interamente da tatuaggi, una specie di ragnatela di colori blu, rossi e viola impressi sull'epidermide in un intreccio di simboli e personaggi fantastici.
Un volto femminile incastonato su una figura ferina, un misto tra una tigre e una pantera, era adagiato sul basso ventre a un dito dall'intimo della fotografa, a volte depilato, altre no.
Strano, rifletteva, Chiara Campari era la prima donna che vedeva nuda senza averla spogliata. Non ancora quanto meno, o forse mai, perch davvero non capiva fin dove volesse spingersi la fotografa, attivista omosessuale conclamata.
Eppure gongolava nel vederlo l che si divorava quelle foto.
A dire la verit quel suo corpo ossuto e scarno era lontano anni luce dall'idea di sessualit e femminilit molto mediterranea che albergava nella testa del commissario. Per Chiara era l, a fianco a lui, in poca carne, tettone siliconate a parte, e tante ossa, con quel suo profumo inebriante e quel sorriso malandrino.
E malandrino senza accorgersene divent anche lui.
 molto bella in queste foto.
Vuol dire nuda? Senza vestiti?
S... nuda annu imbarazzato.
Lei rise.
La nudit  la massima forma di sincerit. Il nostro corpo racconta chi siamo veramente.
Gli sembrava una cazzata colossale. Una delle pi grandi panzanate mai ascoltate in tutta la sua vita. Quel corpo invaso da tatuaggi floreali o astrali cosa raccontava di Chiara Campari?
Deduco che lei non abbia un rapporto confidenziale con il suo corpo abbozz lei.
Non saprei, ci convivo da oltre quarantaquattro anni.
Ma lo guarda, si guarda?
Ho uno specchio in bagno, come tutti.
Intendevo dire se lo ammira, se lo accarezza, se prova piacere a masturbarsi vedendo la sua immagine allo specchio...
Ardig scosse la testa infastidito pi che imbarazzato da quei discorsi totalmente privi di logica, per cui decise di spazzare via il terreno delle discussioni con un argomento dirimente.
Abbiamo appena rinvenuto il cadavere di Giorgio Guerrieri, sgozzato come l'altro, il D'Addario. Lo hanno ammazzato nel suo atelier fotografico.
La Campari si port una mano alla bocca, teatralmente inorridita. Rimase immobile qualche istante poi si riprese, puntando verso l'angolo bar.
Ecco perch sentivo tutte quelle sirene prima. Prese un whisky e riemp un raffinato bicchierino di cristallo.
Ne verso uno anche a lei o  in servizio e non pu bere?
Quelle sono cazzate dei film. Me lo versi.
Lei se lo scol tutto di un fiato e se ne riemp un altro.
Lui lo centellin.
Come si sente?
Non so, sconvolta?
Magari addolorata.
No, Guerrieri era un collega ma anche uno stronzo.
Non male come epitaffio.
Ha ragione. Lo so che dei morti si parla sempre bene, per cosa vuole farci? Le belle parole si mettono sulle lapidi, ma io non sono donna da cerimonie fittizie...
Gli indic le pareti colme di sue foto.
Io amo il nudo, lo esibisco, lo mostro. E anche dentro sono cos, trasparente. Ho confessato a tutti la mia omosessualit quando non avevo ancora 13 anni.
Torniamo a Guerrieri.
Era uno ossessionato dai guadagni e dalle donne. Non sa quali proposte mi ha fatto pur di andare a letto con lui.
Uhm... mi sta servendo un buon movente per sospettare di lei.
La Campari sorseggi il whisky per darsi tono.
Faccia come crede. Non sono capace neppure di uccidere uno scarafaggio sul terrazzo.
Facciamo che le credo.
Gli mostr alcune foto sul telefonino, erano quelle del pc nell'ufficio di Guerrieri, estratti dei filmati pornografici che i suoi uomini stavano visionando.
Che porcherie.
Quella morale, fatta da una che aveva tappezzato la casa di sue foto nuda, un po' stonava.
Conosce qualcuno che avrebbe avuto un buon motivo per uccidere sia D'Addario sia Guerrieri?
La fotografa scosse la testa. Poi ci ripens, indicandogli il telefonino.
Fidanzati, mariti, padri, fratelli o una di quelle donne illuse, a volte anche ricattate con precedenti scatti o video. Dietro l'obiettivo di un fotografo spesso si nasconde il peggio dell'umanit, gente disposta a tutto pur di raggiungere lo scatto perfetto.
Gli stava suggerendo una strada precisa dove andare a scavare.
In un fango torbido, quello del mondo delle camere oscure e delle luci rosse.
Salut la Campari senza cerimonie e si avvi verso casa.
Quella sera Miriam aveva deciso di non viziarlo.
Un semplice piatto di penne al pomodoro e basilico, con un'insalata di pomodori e un cestello del pane a completare la cena.
La forzata vita domestica la stava logorando, una farfalla imprigionata si lascia appassire fino alla morte.
Miriam non sarebbe morta, ma stava appassendo.
Hai novit per me?
Non ancora, ci vuole tempo.
Lei non replic. Ormai si era messa nelle sue mani e non aveva alternative.
Cenarono, sparecchiarono, uscirono a portare Frog a passeggio, tornarono e guardarono un po' di tv.
Il silenzio ad accompagnarli fino a quel letto a due piazze.
Si coricarono senza sfiorarsi e si addormentarono. Due estranei sotto lo stesso tetto e le stesse lenzuola.
Milano, marzo 2018
Sui monitor del commissariato di piazza San Sepolcro continuavano a scorrere tette, natiche, vagine, lingue.
Un lavoro odioso che aveva portato a una scoperta interessante, proprio in uno dei video porno.
L'uomo con il viso coperto da una maschera nera adagiata sul naso, una maschera veneziana. Fisico massiccio, alcuni tatuaggi con numeri latini.
Santoni li aveva gi comparati con le foto scattate all'obitorio al corpo di Domenico D'Addario.
Eccolo il porno attore.
Lei invece era senza maschera.
Seducente e attraente nella sua nudit e nella sua normalit, senza interventi del chirurgo estetico o modellamento in lunghe sedute di palestra.
Una moglie, una mamma, un'impiegata, una che viaggia in bus e fa la spesa al mercato: Bianca Di Poppa impegnata in tutto quello che il repertorio le imponeva.
Sembrava a suo agio davanti a quella telecamera e molto pi disinibita di quanto avessero desunto durante il loro primo colloquio.
Ardig osserv una scena con disgustato sguardo professionale, poi si avvi verso corso Europa.
Per tutelarla aveva scelto di non sottoporla a un vero e proprio interrogatorio in commissariato, davanti ai suoi uomini che l'avevano ammirata nella sua intimit.
Le chiese di seguirla per una passeggiata.
Lei accett con un'espressione rassegnata da cane bastonato.
Si avviarono lungo corso Vittorio Emanuele.
Il capo della Omicidi la prese alla larga, concedendole un'ultima opportunit di tardiva sincerit.
Tempo perso. La Di Poppa gli rifil di nuovo la storiella della tresca. Forse una mezza verit, quella iniziale.
Arrivarono in piazza del Duomo.
I soliti turisti impegnati a selfarsi sul sagrato, qualche immigrato a ciondolare.
Le va se entriamo? In qualche modo si illuse di addolcirle la pillola amarissima della realt che stava per cacciarle in gola.
Lei ammirava la facciata come le comitive di giapponesi alle sue spalle.
Anche se lavoro vicino mica ci vengo mai qui.  proprio bello constat mentre salivano i gradini del sagrato.
Pochi milanesi sanno che il Duomo in realt sarebbe la basilica della Nativit della Beata Vergine Maria. Vergine identificata nella famosa Madonnina collocata in cima, nel punto pi alto della citt che sorveglia con il suo sguardo. Tutta d'oro e piscinina, ti te domine Milan.
La pi grande chiesa d'Italia e la quarta per dimensioni al mondo, sorta sulle ceneri delle precedenti basiliche di Santa Maria Maggiore e Santa Tecla, la maestosa cattedrale fu voluta alla fine del Trecento dalla signoria dei Visconti, dal duca Gian Galeazzo Visconti, come ricorda una lapide screpolata all'interno della cattedrale.
Ardig la guard per qualche secondo mentre si aggirava nervoso lungo la navata in cerca di una panca libera, lontana da occhi e orecchi inopportuni.
Ne individu una e si accomod rivolgendo lo sguardo all'altare.
Aspett che Bianca si fosse seduta e inizi a parlare senza eccessivi riguardi.
Abbiamo visionato i filmati pornografici, quelli in cui  impegnata con D'Addario.
Lei bofonchi qualche sillaba confusa prima di singhiozzare in un lungo pianto isterico.
Bianca Di Poppa era crollata emotivamente come aveva previsto.
Non volevo, mica sono quel tipo di donna. Ardig non comment, lasciandola sfogare.
Mi ha costretto, mi ricattava...
Chi?
D'Addario.
E come la ricattava?
Con altri video che avevamo fatto per gioco a casa sua, li faceva con il tablet. Diceva che era eccitante e mica pensavo fossero video veri. Erano cose cos. E invece poi mi diceva che li avrebbe messi in rete.
La storia era di una banale ingenuit, ma rappresentava l'avvio di un domino morboso di ricatti e velate minacce.
Un bastardo senza scrupoli che costringe un'ingenua segretaria di un commercialista a finire davanti a una cinepresa come una porno attrice professionista. Un bel movente per un duplice delitto.
Stavolta non avrebbe potuto non trasmettere gli atti al pubblico ministero, al maratoneta Gerbaudo che avrebbe vagliato la posizione della donna.
Rivolse lo sguardo al soffitto altissimo.
Lass, da qualche parte, era ospitato un chiodo della croce con cui era stato condannato Ges. Una reliquia dall'incredibile valore simbolico che aveva infuso speranza e coraggio nel futuro a decine di migliaia di milanesi nel corso dei secoli.
Si domand se la fede avrebbe aiutato la Di Poppa e se la Di Poppa lo avrebbe aiutato. Senza attendere miracoli cominci a incalzarla.
Bianca lei rischia guai enormi. Lo capisce che  la maggiore indiziata per questo duplice delitto?
Un'altra raffica di singhiozzi, un'altra inondazione di lacrime. Attese un minuto, poi le porse un fazzoletto di carta.
Devo sapere tutto, se voglio provare ad aiutarla.
Ma io non ho fatto nulla!
Bianca, mi racconti ogni cosa.
Lei si asciug gli occhi.
Quel bastardo l'avrei scannato con le mani mie! Ma non c'entro, non sono stata io...
Lo avrebbe scannato per il ricatto?
La donna tir su di naso poi scosse la testa.
Un paio di volte D'Addario  venuto a casa mia, quando uscivamo mi veniva a prendere e l ha visto Martina.
Martina?
La grande, ha quindici anni, ormai si  fatta donna.
Improvvisamente realizz.
Quel porco l'ha cercata su Facebook, hanno iniziato a scriversi in chat e...
Altro singhiozzare, altre lacrime.
Le dava dei soldi per quelle foto. Io mi ero accorta che lei aveva delle scarpe nuove, dei profumi, mai pensavo a una cosa cos, poi una sera ho controllato il suo telefono.
Perch non lo ha denunciato?
Per la vergogna, per mio marito, ma anche per Michela. Se quelle foto uscivano fuori...
E cos si  proposta per i filmini?
Lui me lo aveva gi chiesto e io avevo rifiutato, ma a quel punto che dovevo fare? Meglio io che lei.
Ardig sent ribollirgli il sangue.
Uno cos meritava di morire sgozzato e meritava la stessa fine Guerrieri che li aveva ripresi, approfittando anche lui di quella donna debole e ricattata.
Eppure il suo lavoro era prendere l'assassino anche se avrebbe meritato un encomio.
Bianca, a chi ha raccontato questa storia?
Nessuno, lo giuro sulle bimbe.
Bianca, per favore.
 la verit.
Si alz puntando dritta verso una statua della Vergine. Scost una coppia di giapponesi, si inginocchi piangendo e tocc con le dita il marmo della scultura.
Lo giuro, glielo giuro.
Ardig corse, aiutandola a rialzarsi, e la prese sotto braccio lungo la navata, cercando di dare nell'occhio il meno possibile.
Si  tenuta questo peso da sola?
S, e a chi dovevo dirlo? Giusto al don, in confessione, solo a lui che tanto deve starsene zitto per il segreto.
Al prete? Si  confessata?
Eh, s. Solo al don gliel'ho detto, ma non il mio che mi vergognavo. Sono andata nell'altra chiesa dove c' un prete nuovo che si fa i fatti suoi.
E il sacerdote cosa le ha consigliato?
Anche lui di fare la denuncia, ma voi parlate facile, mica  la figlia vostra.
Uscirono dall'ingresso laterale e si avviarono verso piazza Fontana.
Stavolta Bianca era stata sincera.
L'assassino doveva cercarlo altrove.
Rientrato in commissariato si attacc al telefono per le chiamate di rito.
La sua squadra stava gi scandagliando la vita della Di Poppa, telefonate, spostamenti, movimenti bancari. Tutto, alla ricerca di un qualcosa che potesse aiutarli a decifrare il duplice delitto D'Addario-Guerrieri.
Il movente ormai appariva chiaro, restava da identificare la mano omicida.
Scalise gli appoggi una serie di incartamenti sulla scrivania.
Uff... che roba ?
I referti necroscopici compilati dal responsabile del gabinetto di Medicina Legale. E questo - indic un terzo fascicolo - lo hanno spedito i colleghi di Mantova.  per l'omicidio di quel ragazzo che hanno trovato accoltellato.
Va bene, grazie.
Accese una sigaretta e inizi a sfogliarli distrattamente sorbendosi il solito gergo universitario.
Le ferite da taglio rilevate nell'area della carotide presentano aspetti comuni nell'estensione in superficie, nella regolarit dei margini, negli angoli acuti e nelle codette...
Le codette, ovvero i prolungamenti superficiali del taglio situati in prossimit degli angoli dello squarcio, letteralmente il punto di ingresso, che in genere presenta una codetta ampia, mentre in quello di uscita la codetta  di solito esigua. Queste aperture provocate dalla lama permettono di stabilire la direzionalit del taglio e la natura della ferita impressa.
Nel gergo l'anatomopatologo riscontrava con le codette che la lama misurava una lunghezza di 12 centimetri e una larghezza approssimativa di 2,25 che era stata infissa ed estratta con direzione recidente inclinata, con un'ampia incisura di uscita dovuta al movimento rotatorio della mano nell'atto di estrarre la lama.
Tecnicismi per sintetizzare che l'arma e la mano coincidevano sia nell'omicidio D'Addario che in quello Guerrieri.
La scoperta dell'acqua calda.
Sbuff, riflettendo ancora una volta sull'inutilit delle maggior parte delle analisi comparative scientifiche e medico-chirurgiche. Qualunque cretino vedendo i due corpi avrebbe fatto uno pi uno e attribuito i delitti allo stesso assassino.
L'unica vera scoperta era la direzione dei tagli: da destra a sinistra.
Ma i colpi erano stati inferti da dietro per cui chi uccideva era un mancino.
Un elemento importante, che restringeva il campo dei possibili sospettati, anche se in Lombardia di mancini potevano essercene almeno trecentomila.
Si accese una seconda sigaretta, anche se non fece neppure in tempo a farsi il primo tiro.
Quel rompiballe di Ferrari. Rispose all'ennesima chiamata del collega.
Quali notizie da Mantova?
Nessuna nuova, che nel mio caso significa brutta nuova.
Una sana razione di pessimismo leopardiano a met pomeriggio era proprio quello che ci voleva.
Ti sei letto le carte?
Come no! Con tutto quello che aveva da fare doveva pure leggersi i referti di un omicidio avvenuto dall'altra parte della regione... Bluff per non deludere il collega.
S, s, li ho letti, bah... mi pare la solita routine. Sai cosa penso?
No.
E neppure gliene fregava che cosa ne pensasse il collega Ferrari.
Penso che a squarciare la trachea a Ostillia non sia stato il padre della Dell'Acqua, perch tra alibi e movimenti bancari non troviamo davvero nulla. Inoltre l'assassino deve essere un mancino a giudicare dal tipo di taglio.
Ardig rimase con la sigaretta penzolante sulle labbra.
Aspetta, non era stato pugnalato con tre colpi? S, certo tecnicamente Filippo Ostillia  stato pugnalato.
Ma se mi hai appena detto che gli ha reciso la trachea.  cos?
Ardig ma che domande mi fai? Nei referti che ti abbiamo girato  riportato.
Cazzo,  cos o no?
S, certo, lo ha prima aggredito da dietro recidendogli parzialmente la carotide e poi, quando la vittima si  voltata per reagire, gli ha conficcato la lama prima lateralmente con un secondo colpo e quindi nella trachea e l'ha squarciata vibrando un terzo fendente da destra a sinistra, ma tieni conto che afferrandolo da dietro ha fatto un movimento...
Gett il mozzicone nel posacenere e afferr i referti di D'Addario e Guerrieri.
Una lama da 12 centimetri di lunghezza e 2,25 di larghezza?
Ferrari rimase spiazzato per un istante.
Ma Ardig, scusa, te lo ripeto. Non hai letto i referti che vi abbiamo inviato in posta elettronica?
Lascia perdere questi cazzo di referti e rispondimi.
S, s, quella lama l, circa 12x2,25.
Il commissario si diede mentalmente del cretino. E senza ringraziare il collega riattacc per un'altra telefonata.
Il dottor Rossi fingeva un apparente distacco, pur non riuscendo a nascondere un'evidente soddisfazione che trapelava dalla sua espressione appagata e al tempo stesso curiosa.
Dall'urgenza con cui il capo della Omicidi si era precipitato a San Vittore a reclamare un colloquio con il recluso senza nessuna autorizzazione del magistrato competente, significava che in pentola bolliva qualcosa di grosso.
E che l'onda lunga dei meriti investigativi sarebbe arrivata fino a lui, per la sua totale collaborazione tra istituzioni.
Il dottor Nebuloni aveva immediatamente accettato il colloquio presentandosi con una tuta logora che sbiadiva del tutto il ricordo del professionista elegante e impeccabile che era stato in un'altra vita, fino a quella notte piovosa di sei anni prima.
La barba grigia gli regalava un aspetto da eremita.
Ardig vedendolo entrare da un corridoio con i muri scrostati prov compassione per quell'uomo che avanzava incurvato sotto il peso dei fardelli emotivi e del rimorso che lo opprimevano da quella notte maledetta.
Dottore mi fa piacere vederla, sono onorato che fuori qualcuno si ricordi ancora di me.
Prima a fargli visita era un sacerdote angustiato da mille segreti inconfessabili. Ora un poliziotto cacciatore di assassini tormentato da mille demoni interiori.
Da una borsa in pelle Ardig cominci a estrarre i referti necroscopici delle tre vittime, mettendogli sotto il naso le fotografie delle rispettive ferite alla gola.
Nebuloni le esamin senza commentarle, divorandosi poi i referti dei medici legali. Quindi scocc un'occhiata indecifrabile al capo della Omicidi ponendogli un'unica domanda.
Chi sono questi uomini?
Questo  uno stupratore, gli altri... come posso definirli? Gente che faceva foto erotiche a ragazzine e filmati pornografici.
Pedofili?
Anche, non solo, ma senza l'identificazione delle ragazzine, non avendo la certezza acquisita delle loro et anagrafiche, diventa tutto molto complicato.
Per facilitargli l'analisi dei delitti gli allung anche le foto recuperate dalla posta elettronica di D'Addario e nello studio fotografico di Guerrieri.
Lo psichiatra forense le studi con una curiosit che trasudava morbosit ed eccitazione.
Comprendeva che quelle immagini di corpi femminili nudi e promiscui gli generavano una scarica testosteronica imprevista e non del tutto desiderata, come mostrare immagini di nudo a un sacerdote o un seminarista.
Uomini, in carne e ossa, con desideri e pulsioni represse. Uomini, anche se costretti all'astinenza.
Se lo avesse lasciato l per qualche minuto era certo che si sarebbe masturbato senza perdere un secondo. D'altronde, dopo sei anni in carcere...
Prefer non distrarlo, consapevole che l'acume che lo aveva contraddistinto avrebbe prevalso sulla repressione sessuale cui era costretto.
Nebuloni indugi un paio di minuti, poi chiuse gli occhi, come se non volesse farsi ossessionare da quei corpi nudi.
Questi uomini generavano dolore al prossimo? Alle loro vittime? Alle loro famiglie?
Indubbiamente.
Eppure non ne stavano rispondendo alla giustizia ordinaria.
I due di Milano no, non avevano denunce o carichi pendenti. Lo stupratore, quello di Mantova, aveva scontato la sua pena detentiva, anche se la famiglia della vittima la considerava inadeguata. Tenga conto che la ragazza dopo la violenza sessuale non si era mai ripresa psicologicamente e ha tentato il suicidio lanciandosi dal terrazzo e da allora  rimasta paralizzata.
Dunque abbiamo una famiglia che non ha ottenuto giustizia ed  sottoposta al continuo dolore quotidiano di una figlia invalida. E gli altri due uomini potevano aver inferto dolore a chi voleva bene alle ragazze costrette a prestarsi a quei video e a quelle foto.
Infatti  la pista che stiamo privilegiando.
Nebuloni annu, quasi sollevato prima di vaticinare il suo responso.
Si tratta di un missionario, questo  un assassino missionario.
Ardig annu, anche se l'altro non poteva vederlo dietro quelle palpebre serrate.
Il dubbio  se si tratti di un vero assassino seriale o di un giustiziere. Il discrimine sono le vittime. Le conosceva? O le ha scelte per punirle dei loro crimini? Queste persone avevano rilevanza mediatica?
Uhm... lo stupratore s, la sua vicenda era ampiamente rimbalzata sui quotidiani.
Sintetizz velocemente la brutta storia dello stupro di via Teuli, del processo concluso con una sentenza contraddittoria, del regime detentivo agevolato da certificati medici indotti dalla pressione della famiglia Ostillia. E concluse con le minacce pubbliche del padre e sui riscontri sul suo alibi.
No, non  stato il padre. E non  neppure il mandante dell'omicidio.
Nebuloni ascoltava assorto, sempre a occhi chiusi, quasi stesse dormendo. Poi spalanc le palpebre premurandosi di riporre le foto hard nella cartelletta.
Sul tavolo rimasero soltanto le altre foto, quelle dei cadaveri dei tre uomini.
Escludendo il padre della vittima possiamo ipotizzare un missionario che sceglie di immolarsi per punire un uomo che non merita di vivere a suo giudizio.
Immolarsi?
Esatto. Chi uccide compie un delitto, rischiando di condannarsi a decenni in questo inferno dove mi trovo tutt'ora. E commette anche un sacrilegio, perch togliere la vita a un uomo che l'ha ricevuta da Dio rappresenta un sacrilegio, di cui dovr rispondere alla sua coscienza, al buio di ogni notte e poi a qualcuno di pi in alto quando arriver il buio eterno.
Sembrava riferirsi a se stesso pi che all'omicida cui stavano cercando di dare una fisionomia. Nella sua ottica anche lui era un sacrilego.
Il missionario  consapevole del peso che la sua scelta di morte comporta verso il resto della societ, della sofferenza che ne conseguir e della dolorosa punizione cui andr incontro inesorabilmente.
Ardig mastic quei ragionamenti sputacchiando una considerazione.
Sono pi o meno le stesse conclusioni con cui mi aveva fotografato la storia di Giuda Iscariota, non un traditore, ma un devoto discepolo che si sacrifica per il suo Signore, pur sapendo di dannarsi l'anima e la memoria.
Nebuloni si strinse nelle spalle.
 cos.
Bah.
Lei commissario crede al destino?
Non molto.
Io invece s, ci credo. E oggi ho conferma del fatto che siamo tutti strumenti inconsapevoli di un disegno superiore. Se vuole un disegno divino.
Addirittura?
Lei non mi ha cercato per sei anni, sei anni in cui si era dimenticato di me, e adesso si  precipitato qui due volte nel giro di qualche giorno. Se oggi lei  qui di nuovo, dopo pochi giorni, se siamo ancora qui a parlare del sacrificio di Giuda, non pu essere un caso. Non ne conviene?
Ardig si prese una sigaretta.
No, non del tutto. Don Rusconi si  impiccato, questi sono stati aggrediti e sgozzati.
Il criminologo accenn un sorriso.
Avevo compreso che avesse dei dubbi sul gesto autolesionistico di don Ulrico, sulla sua dinamica.
Dubbi che lei non mi ha dissipato ma neppure ingigantito, trincerandosi dietro il suo segreto deontologico.
Non posso violarlo, lo sa. Tocca a lei indagare, scavare, valutare cosa possa aver portato don Ulrico ad appendersi su quella trave.
Ardig spense la sigaretta nel posacenere con un gesto stizzito.
Questi due tizi non erano famosi.
Ma erano comunque noti, no? Un fotografo ha un suo seguito, non le pare?
Come le ho gi accennato siamo convinti che siano stati ammazzati da qualcuno coinvolto nelle foto o nei video. Il padre di una ragazzina, il fratello, un fidanzato.
E perch avrebbe poi tranciato la carotide a uno stupratore a 200 km di distanza?
Semplicemente perch ci ha preso gusto in un delirio di onnipotenza criminale.  convinto di fare pulizia, di fare giustizia. E se  cos colpir ancora. E presto.
Nebuloni ripose anche le foto dei cadaveri.
E allora se  cos deve solo domandarsi dove si innesca quella scintilla che lo porta a uccidere. Ci rifletta, commissario. Quale molla emotiva trasforma un uomo in un assassino?
Rabbia, gelosia, rancore, vendetta, odio. Devo andare avanti?
E cosa sono questi? Istinti. Primordiali istinti che scaturiscono da qualcosa di profondo.
Ovvero un trauma, magari giovanile o infantile? Magari  stato violentato o la sua compagna o la figlia hanno subito una violenza?
Pu darsi commissario, pu darsi. Ma ci rifletta bene. Giuda sapeva a cosa andava incontro eppure si  sacrificato. Questa  l'essenza del Codice di Giuda. Si risponda: cosa pu spingere un uomo a dannarsi l'anima e a uccidere dei suoi simili? Un giuramento ancora pi grande? Un vincolo di obbedienza superiore?
Qua siamo di fronte a un assassino che sta togliendo vite.
Nebuloni scosse la testa.
Giuda nella tradizione anche iconoclastica sarebbe stato sventrato dalla caduta successiva all'impiccagione e dallo squarcio prodotto dalla sua carne lacerata sarebbero fuoriusciti non solo i suoi visceri, ma anche il demonio che gli era entrato dentro, corrompendone l'anima e il cuore secondo quanto riportato dal Vangelo di Luca. Ecco uccidendo le vite il suo assassino sembra voler liberare quegli uomini dal demonio che tenevano incastrato nel loro cuore, costringendoli ad azioni malvagie.
Il capo della Omicidi assimil ogni parola memorizzandola.
Orecchia di elefante e patate al forno rosmarinate.
Ardig si stava abituando a essere viziato.
Tornare nell'appartamento di viale Gran Sasso, trovare le luci accese, la tv in sottofondo, Frog scodinzolante, la tavola imbandita e il profumo di lei.
Bellissima nella sua semplicit, bellissima in infradito e tuta, bellissima senza mostrare il meglio del suo repertorio con il suo corpo nudo o con l'intimo trasparente.
Improvvisamente stava scoprendo quanto la felicit possa essere sorprendentemente vicina, cos facile da raggiungere, da afferrare. Ma altrettanto facile da smarrire, perch a elevata volubilit.
Miriam avrebbe spiccato il volo dal nido una volta sicura di non correre rischi.
Bye bye Milano. Sarebbe volata in un altro continente e stavolta forse per sempre.
A quarantadue anni avrebbe appeso i sandalini taccati al chiodo, sistemandosi con qualche milionario che le avrebbe garantito tutto quanto le occorreva, tranne l'amore. Comunque molto pi di quanto potesse offrigli lui.
Finirono le cotolette.
Cenarono e uscirono per la passeggiata con Frog, incatenati nei loro pensieri e nelle loro preoccupazioni esternate con un cupo silenzio che li accompagn fino a casa e poi sotto le coperte per un'altra notte da estranei.
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4. Dal Vangelo di Giuda:
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Giuda disse a Ges: Quanto a lungo nel tempo vivranno gli esseri umani?.
Ges disse: Perch ti stai domandando questo? Quell'Adamo, con la sua generazione, ha vissuto con la longevit e con il dominio, il suo spazio di vita nel posto dove ha ricevuto il suo regno?.
Giuda disse a Ges: Lo spirito umano muore?. Ges rispose: Ecco perch Dio ordin a Michele di dare solo in prestito lo spirito alle genti, in modo che potessero offrire i loro servizi, ma l'Eccelso ordin a Gabriele di garantire gli spiriti - cio, lo spirito e l'anima - alla grande generazione senza un sovrano che la domina. Di conseguenza, il resto delle anime perir.
Giuda disse a Ges: Allora, che cosa faranno quelli che sono battezzati nel tuo nome?.
Ges rispose: In verit ti dico, questo battesimo vi segner con il mio nome e vi porter a me. Ma tu li supererai tutti perch sacrificherai l'uomo che mi riveste. Gi il vostro corno  stato alzato, la vostra collera  stato accesa, la vostra stella brilla intensamente, e allora l'immagine grande della generazione di Adamo sar innalzata, per prima al cielo. La terra e gli angeli, quella generazione, che proviene dai regni eterni, esiste. Vedi, hai sentito tutto. Alza in alto i tuoi occhi e guarda la nube e la luce all'interno di essa e le stelle che la circondano. La stella che mostra il cammino  la tua stella.
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Milano, marzo 2018.
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La solita corsetta delle 7, lontano dal corpo tiepido di Miriam.
Lei dormiva, accoccolata nella consueta posizione fetale. Struccata, in pigiama, i capelli raccolti con l'elastico. Bellissima, tanto da aver paura di infrangerla solo accarezzandola con il pensiero.
Correva Ardig. Correva e rifletteva sulla bizzarria di quei giorni. Divideva il letto con una prostituta eppure non si azzardava a sfiorarla.
Tutte le regole si erano capovolte.
Divor con rabbia viale Romagna, attravers largo Rio de Janeiro e infil viale Campania, aumentando l'andatura senza accorgersene.
Milano scorreva veloce, come ogni mattina.
Super piazzale Susa e aument ancora fino al semaforo.
All'angolo di viale Corsica si stavano ammassando un manipolo di volanti con il lampeggiante acceso.
Da lontano riconobbe la Giuletta nera di servizio. Era una delle loro.
Riconobbe la sagoma voluminosa di Farris, stava entrando nel giardino pubblico. Quello dedicato ai fumetti, di cui non ricordava il nome, ma ricordava per quella sua peculiarit che ne rappresentava l'attrazione per i pi piccoli.
Una sorta di mostro di Lochness. Il collo da rettile sbucava dal cemento, con un'espressione sorridente dipinta sul muso. All'altra estremit del giardino sbucava la coda, una sorta di cresta verde. Un parco pensato esclusivamente per i bambini.
Attravers la strada schivando le auto che rallentavano incolonnandosi per il rosso del semaforo.
Gli agenti non si stupirono vedendolo arrivare di corsa, sudato, in tuta da runner con giubbetto di goretex con strisce catarifrangenti. In questura sapevano tutti che ogni mattina a quell'ora correva in mezzo allo smog della circonvallazione riempiendosi i polmoni di monossido, per avvelenarli ulteriormente non soddisfatto del repertorio quotidiano da trenta sigarette fumate dando la caccia ad assassini e psicopatici.
Si rivolse a un agente, impettito davanti a una volante.
Che succede?
Dottore, buongiorno, hanno trovato un uomo...
Frase del cazzo, frase da speleologo, da esploratore. Che significa che avevano trovato un uomo? Cosa avevano trovato? Uno scheletro? Un corpo mummificato? Un Neanderthal? Manco fossero su un'isola deserta o in una catacomba.
Un uomo ammazzato?
L'agente annu imbarazzato, nemmeno gli stesse rivelando un'informazione riservata.
Oltrepass il cordone per entrare nel parco, circondato da un comprensorio di edifici eleganti. Un polmone verde ideato per un quartiere modello sorto sui ruderi della vecchia Milano di una volta.
Passanti e sportivi erano trattenuti dietro il nastro isolante, tutti con occhi e obiettivi degli smartphone rivolti a Nessie, bianco, punteggiato di striature gialle e rosse. Un mostro simpatico, amico dei bambini. Un mostro buono, lontano dall'idea di mostro.
Eppure il morto era adagiato vicino al suo collo in una scena assurda e irreale. Una delle tante cui aveva assistito nella sua usurante carriera nella sezione Omicidi e Reati contro la persona.
Non ci si sarebbe mai abituato, non ci si poteva abituare al male e all'orrore.
Il cadavere era accasciato sul terreno.
Jeans, giubbotto chiuso.
Tutto normale fin l, fino alla gola.
L'incredibile accadeva salendo con lo sguardo, di sopra, perch sembrava avesse una pigna attaccata al collo. Pareva un mostro sotto il mostro.
Nessuno lo aveva sfiorato rispettando scrupolosamente le procedure per non contaminare la scena del delitto.
Farris lo accolse stupito.
Ah, eccoti. Ti stavo cercando al telefono, ma non rispondevi gli spieg, mentre osservava la tenuta atletica.
Ero a correre proprio in circonvallazione quando vi ho visto. Cosa sappiamo?
Il vice gli sventol i documenti.
Dovrebbe chiamarsi Pasquale Acunzo. Utilizz il condizionale, non avendolo ancora potuto vedere in volto.
Stando alla carta d'identit aveva cinquantacinque anni, era originario della provincia di Caserta ma residente a Milano, professione operatore scolastico.
Altezza e corporatura media.
Si avvicin per osservarlo con maggiore attenzione, cominciando a incastrare i tasselli di quell'omicidio cos scenografico.
Banalmente la pigna era il volto di un essere umano completamente ricoperto da nastro adesivo marrone. Un nastro pesante, colloso, di quelli che si utilizzano per imballare scatole da traslochi.
Le mani dietro la schiena, i polsi bloccati sempre dal nastro adesivo.
Era crepato per asfissia, probabilmente dimenandosi alla cieca nel tentativo di liberarsi.
Jeans e giubbotto presentavano strappi e abrasioni. Doveva essere caduto pi volte.
Ardig indietreggi di qualche metro per accendersi una sigaretta. Maneggi, cercando le tasche che non trovava, ma si ricord in quel momento di essere in tenuta da runner. Niente offerta mattutina al dio tabacco.
Rest a guardarlo incredulo come non gli capitava da parecchio.
Un uomo con il volto ricoperto da nastro adesivo, crepato sotto una costruzione fumettistica del mostro di Lochness.
Qualcuno si era divertito con la vita altrui e si stava divertendo con loro.
Gett un'occhiata alla piccola folla assiepata dietro il nastro isolante domandandosi se lui fosse tra quelli. Magari se la stava ridendo, mentre osservava quella sua espressione stralunata.
Ma lui chi?
Nella sua mente rimbalzava un nome. Giuda.
Ancora lui. Anche se questo non era stato sgozzato ma asfissiato in un parco pubblico.
Come l'ex sbirro Mario Bandiera.
Tutti morti per mancanza di aria, soffocati o strangolati.
Come don Ulrico Rusconi, penzolante sulla trave di casa sua.
Come questo disgraziato con la faccia nascosta al mondo da un nastro adesivo. Come se fosse un volto demoniaco.
Il freddo stava aggredendo la sua pelle sudata.
Si avvicin a Farris.
Vado a casa a farmi la doccia. Verificate subito se questo tizio ha precedenti o carichi pendenti.
Per reati sessuali?
Farris aveva colto il suo ragionamento. Esattamente. E sentite quei curiosi, vediamo se qualcuno ha visto qualcosa, chiss mai...
Miriam stava ancora dormendo.
Il cellulare vibrava senza suoneria.
Un cumulo di chiamate perse.
L'ultima era proprio di Farris.
Allora?
Proprio come pensavamo. Il tizio  un pedofilo.  sicuro?
Senza dubbio. Ha una condanna del tribunale di Napoli per atti osceni e una per molestie a minori, aveva patteggiato venti mesi. E non  finita: adesso ha un doppio carico pendente per possesso di materiale pedopornografico e ancora per molestie a minori.
I carichi pendenti li ha qui al tribunale di Milano?
Yes. Lo hanno beccato i colleghi della Mobile, con filmati e intercettazioni. E sai dove andava a palpare i bambini?
L, nel parchetto dei fumetti?
Bravo, proprio l. Tecnicamente si chiamano i giardini Oreste Del Buono e i Carabinieri lo hanno fermato l a settembre.
Ma le novit non erano terminate.
Senti il bello che arriva adesso. Due settimane fa qualcuno lo ha pestato come l'uva, non lontano dal parchetto, nella zona degli scali ferroviari. Lesioni mandibolari, un'infrazione dentale estrattiva, incrinatura a una costola.  finito al pronto soccorso e ha tirato fuori la solita storiella di una rissa stradale con sconosciuti.
Non ha sporto denuncia?
No, figurati.
Ok, ci vediamo dopo.
Pasquale Acunzo era davvero un pedofilo. Un porco.
Nel computer di casa in una perquisizione svolta a settembre dopo il suo fermo giudiziario, i Carabinieri gli avevano trovato il solito campionario di filmini e immagini di minori conservati nell'hard disk.
In una vita precedente era stato impiegato come bidello in una scuola media nel napoletano. L si era preso la prima denuncia, aveva patteggiato senza farsi un giorno dentro e si era fatto trasferire. Meglio cambiare aria, da quelle parti parenti e amici delle baby vittime non scherzavano.
Era salito a Milano da quattro anni.
Lavorava in un istituto tecnico superiore. Studenti dai quattordici anni in su, zero bambini.
Evidentemente a scuola rigava dritto perch non era attratto dai corpi pi maturi degli adolescenti, che poi non erano ingenui come i bambini e non si facevano palpeggiare illudendoli che fosse un gioco innocente.
Cos per sfogare le sue pulsioni navigava in rete e bazzicava quel giardinetto per bimbi.
E dove ci sono tanti bambini, purtroppo, arrivano anche gli orchi.
L'assassino aveva scelto di lasciare il cadavere dell'orco sotto Nessie, per apporre la sua firma al delitto lanciando anche un monito agli altri pedofili che frequentavano l'area verde.
Giuda aveva colpito ancora, punendo un altro maiale, un altro orco.
Ormai non aveva dubbi: stava dando la caccia a un altro cacciatore.
Un cacciatore di orchi.
Acunzo abitava in un bilocale in zona Calvairate, dall'altra parte della ferrovia rispetto al giardino dei fumetti.
Secondo i vicini era tornato da un mese dopo essere sparito per tutto l'inverno.
Avevano gi contattato il legale d'ufficio che lo aveva preso in carico dopo l'arresto e aveva continuato a seguirlo, ottenendone la scarcerazione dopo appena una settimana.
A suo carico aveva solo le due denunce a piede libero e l'obbligo di comunicare i suoi spostamenti.
Era tornato dai vecchi genitori nel casertano.
Poi esauriti permessi e ferie era rientrato a Milano per riprendere a lavorare nell'istituto superiore di viale Molise.
Il resto era intuibile.
Aveva ripreso a svolazzare intorno al parchetto e qualcuno aveva deciso di rifilargli una compilation di saccagnate come monito a non farsi pi vedere l nei paraggi.
Un pestaggio troppo violento per non rimbalzare sui quotidiani.
Il Giorno gli aveva dedicato un'apertura di pagina che avevano letto migliaia di milanesi onesti e un assassino missionario.
Giuda, il cacciatore di orchi.
Era stato quell'articolo a innescare la furia omicida.
Facendogli cambiare zona, obbligandolo a spostarsi dall'altra parte di Milano, ma senza smarrire ferocia e capacit omicida lungo i viali della circonvallazione.
Giuda sapeva muoversi, Giuda era scaltro, Giuda era un avversario pericoloso.
Via Fa di Bruno, una piccola traversa che collega viale Molise a piazza Insubria, nel cuore del quartiere Calvairate.
Case popolari sulla circonvallazione, edifici di pregio entrando nelle strade interne. Una contraddizione urbanistica di una zona comunque lontana dal clich di quartiere degradato.
Acunzo versava 650 euro al mese di affitto, con contratto regolarmente registrato, per un bilocale al terzo piano.
Il locatore si era presentato con il mazzo di chiavi per aprirgli l'antro dell'orco.
Nessuna caverna con pipistrelli od ossa alle pareti. L'ambiente era pulito e profumava di deodorante. Un soggiorno con angolo cottura, una stanza da letto.
Il portatile sul tavolo davanti a una bottiglia di amaro e a due bicchierini.
Sul fondo tracce nerastre di liquido addensatosi sul vetro.
Acunzo prima di uscire di casa si era fatto un bicchiere di Averna con qualcun altro, probabilmente il suo assassino.
Per cui o lo conosceva oppure quell'altro aveva suonato e lo aveva convinto a farlo entrare per due parole e un bicchiere.
Un rito di ospitalit che sottintendeva fiducia.
Ma un pedofilo pestato a sangue due settimane prima a chi darebbe fiducia a tarda sera?
Poteva escludere una donna per la dinamica dei fatti nel parco. Come avrebbe fatto una femmina a immobilizzarlo e imbavagliarlo con quel nastro adesivo?
La domanda era sul tavolo: a chi aveva aperto la porta di casa sua Acunzo? Allo stesso uomo che aveva suonato al campanello di Mario Bandiera qualche sera prima?
Un ex poliziotto diventato mercante di donne e un pedofilo che rischiava un pestaggio. Due uomini obbligati a stare sul chi vive.
Quello che era solo un sospetto stava trovando una conferma dietro l'altra, delitto dopo delitto.
Gli agenti repertarono i due bicchierini da cui i laboratori della sezione Scientifica avrebbero ricavato il DNA di chi aveva bevuto quel bicchiere della staffa con Acunzo.
Forse avrebbero ottenuto il DNA di Giuda, ma come lo avrebbero individuato?
Ecchimosi sull'area toracica, su braccia e gambe. Si  buscato una raffica di calci e pugni.
Ardig ascoltava la relazione del medico legale dopo l'esame esterno del cadavere di Pasquale Acunzo.
Ecco come aveva fatto a fiaccarne la resistenza.
Con le botte lo aveva ammansito, probabilmente anche stordito, prima di immobilizzarlo con il nastro adesivo e ricoprirgli il volto fino a indurlo all'asfissia.
L'ora del decesso era collocata tra le 2 e le 3.
Tutto quadrava.
Giuda aveva bussato alla porta del condominio di via Fa di Bruno, era salito, avevano parlato, si erano fatti un amaro, quindi lo aveva convinto a una passeggiata notturna, approfittando della tregua concessa dalla pioggia.
Erano andati ai giardinetti, zona off limits per il pedofilo: probabilmente a quell'ora vittima e carnefice erano sicuri di non trovare anima viva.
Un idiota che si era cacciato in una trappola perfettamente orchestrata da un furbo.
Giuda aveva cervello oltre che forza bruta e cattiveria.
Il dottor Rossi lo accolse senza apparente stupore.
Un'altra richiesta di colloquio, anche stavolta senza uno straccio di mandato dalla Procura.
Sapeva dal chiacchiericcio degli agenti che il capo della Omicidi era un irruente e un solista, ma non immaginava fino a tal punto. Lo obblig al rito del caff, provando a farlo sbottonare.
Non posso rivelarle alcun elemento dell'indagine come potr ben comprendere, tuttavia se arriveremo a fare luce su questa catena di delitti mi adoperer per farle riconoscere i giusti meriti lo rassicur Ardig.
Tanta bastava.
Rossi diede ordine di far preparare il detenuto per il colloquio.
Neppure Nebuloni era sorpreso di vederlo.
Ne ha ucciso un altro esord il commissario, mentre si accomodavano al solito tavolino di plastica.
Il pedofilo del parco comment asciutto, senza punti interrogativi a completare quella che non era una domanda ma una semplice presa d'atto.
Ardig annu.
Radio carcere?
Che vuole, qui non c' molto da fare e il tempo lo si ammazza anche cos, blaterando di quanto succede fuori, da voi.
Quel da voi sembrava essere uscito dalla bocca di un marziano.
Eppure Nebuloni si trovava nel centro di Milano, a pochi metri dal caos continuo che anima la citt che non dorme mai.
Ma quei muri, quelle garitte, quelle sbarre, rappresentavano un fossato incolmabile tra la vita, quella normale che scorre tra mille faccende affaccendata, e loro, gli immobili, fuori dal tempo, dal mondo, dagli altri.
Voi ammazzate il tempo con le chiacchiere, mentre quello l ammazza la gente veramente.
Nebuloni allarg le braccia, come dire che non poteva farci nulla.
Ardig lo incalz.
Devo trovare Giuda.
Come lo ha chiamato?
Giuda, mi ha sentito bene.
Lo psichiatra sorrise.
Dunque ha accettato di sposare la mia teoria?
Mi pare sia suffragata da validi elementi.
Gli mostr una scheda dell'ultima vittima.
Nebuloni la scorse inforcando gli occhiali da vista.
Tutto combacia alla perfezione. Uno stupratore, un protettore di prostitute, due uomini coinvolti in foto e filmini con minorenni e adesso un pedofilo.
Uhm... aggiungerei anche un sacerdote che stava per stilare una lista di famiglie cui destinare i risarcimenti per i figli vittima di pedofilia.
Nebuloni incass l'osservazione senza commentare, quindi riprese la scheda di Acunzo.
Direi che ha individuato un comune filo rosso che lega la catena di delitti, pur variando il modus operandi del nostro assassino missionario in base ai luoghi e anche alla tipologia delle vittime e anche alla loro preventivabile capacit di difesa o di reazione. Il missionario sa pianificare ogni delitto.
Io lo definirei un cacciatore di orchi.
Pi che altro uno sterminatore. Un giustiziere. Comunque la definizione  corretta per Giuda.
Ardig si accese una Camel e lo fiss negli occhi.
Bene, adesso che ne abbiamo tracciato il profilo criminale mi occorre solo dargli un nome e un cognome. E trovare un indirizzo dove andarlo a prendere.
Il criminologo uxoricida gli ricambi uno sguardo indecifrabile.
Ritengo di aver esaurito ogni possibilit di esserle ancora di aiuto. Da questo momento le occorrer la consulenza di un sensitivo, di un veggente, di uno di quei personaggi muniti di doti paranormali.
Il commissario aspir una boccata profonda.
 cominciato tutto dal suicidio di don Ulrico.
Suicidio o omicidio?
Suidicio, tecnicamente.  iniziato tutto in quella notte di pioggia. Una notte senza stelle, nel nome di Giuda, figlio tuo.
Nebuloni si stup sentendo quelle parole.
Sulla scrivania di don Rusconi c'era questa.
Gli mostr dal display del telefonino la foto del sonetto in quartine.
Lo psichiatra consum gli occhi un minuto su quell'immagine.
Sul suo volto si dipinse un'espressione di sorpresa, quasi di paura.
Perch non mi ha mostrato queste righe durante i nostri precedenti colloqui? domand irritato.
Era materiale riservato del fascicolo d'indagine, non potevo.
Nebuloni gli ripass il telefonino.
La chiave dei delitti  in queste righe.
Che significa?
Come le ho gi detto non posso infrangere il giuramento professionale che mi vincola al segreto su quanto appreso nei colloqui con i miei pazienti.
Dottore, ci sono sei morti, ne arriveranno altri se non lo fermiamo.
Desolato, tuttavia non posso fare altrimenti, per cui non insista.
Ardig picchi un pugno sul tavolo, facendolo vibrare.
La guardia dietro la porta gli scocc un'occhiataccia.
Posso costringerla, ho gli strumenti per farlo.
Faccia come ritiene, io ho gli strumenti per oppormi e lei questo lo sa meglio di me.
Professore mi aiuti e i giudici ne terranno conto. Una sua collaborazione le garantirebbe misure cautelari alternative, velocizzerebbe l'iter per accedere ai permessi e alla semi libert.
Nebuloni si alz dalla sedia.
No, commissario. Non riuscir a blandirmi. Non voglio nulla, voglio solo pagare per quello che ho fatto, voglio pagare il giusto, voglio pagare tutto quello che posso.
Il commissario tent di aprire bocca, l'altro lo zitt.
Si sta rivolgendo all'uomo sbagliato. Spreca solo il suo tempo, tanto con le minacce quanto con le promesse.
Fece segno alla guardia di riaccompagnarlo in cella.
Ardig lo afferr per un braccio.
Professore aspetti, lei deve aiutarmi a fermarlo.
Nebuloni gli scost la mano, facendosi afferrare il braccio dalla guardia.
L'ho gi fatto. Lei ha tutte le risposte alle sue domande nel suo telefonino. Lo ha detto lei poco fa, ricorda?  iniziato tutto nell'appartamento di don Ulrico. In una notte senza stelle. Cerchi una notte senza stelle e in quel buio trover Giuda ad attenderla.
La porta di ferro si richiuse. La sagoma ingobbita di Luca Nebuloni spar dietro un'altra porta, oscurata dal suo Caronte.
Risucchiato nelle viscere del suo inferno metropolitano Ardig riprese il suo percorso verso la libert degli altri, quella esterna a quelle mura.
Lo accolse un cielo scuro su cui rimbalzavano le mille luci della City, difficile vedere le stelle a Milano.
Ma Giuda non intendeva quello parlando di notte senza stelle.
Parlava di nuvole a oscurare il cielo, a oscurare lo sguardo di Dio. Parlava del buio, parlava delle tenebre, quelle in cui avvengono delitti e omicidi che portano rimorsi e dolori, come quelli che affliggevano don Rusconi.
Si affrett incamminandosi verso Sant'Ambrogio e i vicoli del centro storico quasi di corsa. Galoppava verso l'ufficio e verso i documenti riguardanti il suicidio di don Rusconi.
Doveva esserci un dettaglio tra quelle carte, un dettaglio che aveva trascurato: era tra le pieghe di quelle pagine lontane che si nascondeva il suo Giuda.
...
.
...
Milano, marzo 2018.
...
.
...
Nebuloni gli aveva lanciato un messaggio sibillino, toccava a lui decifrarlo ripartendo da don Ulrico Rusconi, un caso che aveva troppo frettolosamente archiviato per non scomodare le alte sfere.
Il primo tassello di quel domino criminale.
Decise di non passare neppure dall'ufficio. Sal in auto, caric Frog a bordo e part in direzione Valtellina.
Secondo il navigatore per raggiungere Sondrio occorreva un viaggio di ottantasette minuti.
Mentre superava i camion sulla strada provinciale che da Monza sale a Lecco riempiva il tempo scandendo mentalmente le dodici righe rinvenute sulla scrivania di don Ulrico.
Non avevano disposto neppure una perizia calligrafica dando per scontato che appartenessero al tesoriere della curia.
Dodici righe di puro delirio o di semplice verit.
PaDrE NoStRo NeL TuO NoMe
SaCrIfIcA QuEsTo CoRpO
RiCeVi QuEsTo SpIrITO
AnImA ImPuRa E CoRrOtTa
SiA CoMpIuTa La VoLoNt TuA
GuArDa DaLl'AlTo DeI CiElI
QuEsTa TrAvE Le TrE CrOcI
La CoLpa  NeLl'ObBeDiEnZa
PaDrE NoStRo A Te Il GiUdIzIo
In QuEsTa NoTtE SeNzA StElLe
La SoFfErEnZa PuRgHi Il PeCcAtO
NeL NoMe Di GiUdA FiGlIo TuO
Ripetendole provava a scansionarle alla ricerca di un frammento mancante.
Il riferimento alla notte senza stelle confermava che quel biglietto era stato scritto in quel momento, mentre fuori infuriava il diluvio. E del resto anche la cinghia recuperata dal divano confermava che non c'era stata una premeditazione. Era stato un gesto istintivo, una decisione immediata.
Intanto si avvicinava a destinazione.
La strada a scorrimento veloce a quattro corsie terminava in prossimit di Morbegno obbligandolo a infilarsi nell'imbuto della famigerata strada statale 42. L'unica arteria che risale le montagne della Valtellina.
Una ventina di chilometri in terza, a cinquanta all'ora, sfiorando piccoli paesini ad alta vocazione imprenditoriale, tutti annidati sotto quelle montagne colossali rispetto a quelle greggi di case ammassate l'una all'altra.
La Valtellina. Ci era nato e cresciuto fino a dieci anni. Conservava sfocati ricordi lontani, annebbiati dallo smog metropolitano. Non si sentiva valtellinese da una vita in cui faticava a sentirsi anche milanese.
Imbocc la bretella che immetteva a Sondrio.
Era rimasta sempre la stessa piccola cittadina lontana anni luce dalla frenesia del resto della Lombardia.
Lasci l'auto nei posti blu davanti alla stazione ferroviaria, si infil nel primo bar per un caff e poi divor il breve tragitto fino alla questura in poche falcate.
La dea bendata quel giorno guardava nella sua direzione.
Aveva viaggiato con il sole, senza traffico e ora scopriva che l'agente che gli aveva faxato i verbali della testimonianza di don Ulrico era in servizio quella mattina.
Luca Zambroni era meno vecchio di quanto si sarebbe aspettato, anzi, sui cinquantasei, cinquantasette anni a occhio.
Brizzolato, un labirinto di rughe sulla fronte, le spalle ancora toniche sotto la divisa invernale. In quell'inverno del 1987 era un ragazzino da poco entrato in Polizia.
Era un bresciano delle valli che aveva valicato i passi montani per prendere servizio in quella cittadina dove avrebbe messo radici perpetue: moglie e figli.
E tra qualche mese divento nonno annunci orgoglioso davanti a un altro caff, in un altro bar domandando inevitabilmente ad Ardig se anche lui avesse figli.
No, il destino ha deciso diversamente tagli corto, per evitare le solite frasi di circostanza che gli procuravano un fastidioso giramento di coglioni.
Non era salito fin l per fare chiacchere da bar ma per avere delucidazioni sull'interrogatorio di Ulrico Rusconi. Anzi, del seminarista Ulrico Rusconi.
Allora c'era il commissario D'Ambl, un bel tipo, doveva vederlo, certi sganassoni mollava a quelli che torchiava... no mica a questo ragazzino seminarista, che siamo matti?
Perch lo avevate sentito?
Per l'omicidio della Masera.
Lo disse come se fosse scontato anche se per lui non lo era affatto fino al giorno precedente.
Zambroni si scus, affrettandosi a contestualizzare i fatti.
Una brutta storia, un omicidio rimasto irrisolto.
Mi racconti di questa Letizia Masera.
Era una ragazza di vent'anni che bazzicava in oratorio, brava figliola.  stata accoltellata in un bosco qui vicino.
Un caso irrisolto.
Zambroni ripart: Il commissario D'Ambl si concentr sugli ambienti della parrocchia e commise un errore ostinandosi a tartassare sacerdoti e seminaristi ma lui era uno fatto cos. Anni prima a Milano era stato tra gli investigatori che avevano seguito la storia dei delitti del Mostro di Milano.
Ardig conosceva bene quella storia: un assassino seriale che nei primi anni Settanta aveva sventrato almeno undici donne a Milano, ma forse c'erano anche altre vittime non collegate.
Il commissario Maspero stava seguendo la pista degli ambienti religiosi, puntava dritto sulle tonache sporche, e anche a lui vennero messi colossali paletti per bloccare le ruote che facevano girare la sua inchiesta.
Niente di nuovo.
...e infatti D'Ambl sei mesi dopo venne trasferito a Trieste, lontano da qui, e lo abbiamo perso di vista.
Cos l'assassino l'ha passata liscia.
Zambroni scosse la testa.
No, no, forse no. Qualche mese dopo il delitto Masera uno dei seminaristi di cui sospettavamo, anzi il principale sospettato, si  tolto la vita in seminario.
Come?
Si era impiccato a un tubo, a una grondaia di un balcone. Si era appeso con una corda da montagna.
Ardig rabbrivid rivedendo la trave in legno del soffitto dell'appartamento di via dei Giardini e il corpo penzolante di don Rusconi.
Il seminarista era quel Fulvio Leggiuni su cui avevate ascoltato Rusconi?
Proprio lui, solo che il Leggiuni aveva pasticciato sui suoi movimenti, non ricordava nemmeno il titolo del film che sostenevano di aver visto.
Per cui fu determinante la testimonianza di don Rusconi?
Mica solo la sua, c'era anche un altro ragazzo del seminario, un altro varesotto come loro, erano tutti di Varese i ragazzi coinvolti.
Pu recuperarmi il verbale dell'interrogatorio di questo ragazzo?
Nessun problema, ma ci vorr qualche ora. Sono tutti faldoni cartacei che abbiamo gi sotto nell'archivio.
Mi fa un favore.
Nessun disturbo. Spedisco tutto via fax al vostro numero in commissariato.
Un'ultima cosa. Come mai sospettavate di questo Leggiuni?
Mah, adesso dopo tutti questi anni non ricordo molto bene, sicuramente frequentava la Masera, si scrivevano lettere strane, citavano poeti inglesi, libri francesi, robe cos... poi c'era quella lettera.
Che lettera?
Tre giorni dopo il delitto, quando erano tutti al funerale a casa Masera arriv una lettera con una strana poesia. E il commissario D'Ambl, vedendo quelle parole, confrontandole con le lettere che inviava il Leggiuni alla ragazza, si convinse che a scriverla fosse stato lui. E che fosse l'assassino perch sostanzialmente nella lettera confessava il movente del delitto.
In che modo?
Ehh... era tutta un Padre Nostro con riferimenti al peccato, al male... sembrava quelle poesie di Dante, tutte in rima, tutte incolonnate.
Ardig assimil la notizia in tutta la sua ingombrante profondit.
Un sonetto in quartine?
Zambroni si strinse nelle spalle annuendo.
Devo assolutamente vedere quella lettera.
Ma quella  negli archivi della Procura, per quella serve una richiesta del magistrato.
Aveva ragione, ma non aveva il tempo per compilare scartoffie.
Lasciamo stare. Mi basta il verbale dell'interrogatorio del seminarista.
Mi metto subito a cercarlo. C' un'ultima cosa.
Quale?
Il seminario  stato chiuso alcuni anni dopo, chiuso improvvisamente, ma non credo che c'entri qualcosa con la morte della Masera.
Ringrazi Zambroni e si riavvi verso l'auto trascinando un Frog pigro e svogliato.
Stavolta il navigatore ipotizzava un viaggio di novantanove minuti. Quasi cifra tonda.
Ardig accese il lampeggiante e una volta infilata la provinciale a scorrimento veloce inizi a pigiare sull'acceleratore facendo rombare l'Alfa.
Pass sotto la pancia di Lecco, sfrecciando nel tunnel che attraversava le viscere cittadine, quindi scese fino a Monza, da l in A4 e poi gi nella tangenziale esterna fino all'uscita pi vicina a Palazzo Martesana, un comune di tremila anime diviso in due nuclei urbanizzati.
Quello storico, con un gruppo di cascine sparse intorno a un minuscolo centro, con la piazzetta, la chiesa e le corti con case a ringhiera, disseminate in un reticolo di vicoli.
E quello moderno, una frazione, Santa Maria Bianca, con un gruppetto di edifici a tre piani disposti a quadrifoglio intorno a una piazzetta con supermarket, bar ed edicola.
Una fetta di citt trapiantata in campagna, con un'abbondante inondazione di cemento e ferro, a conferma che l'urbanizzazione stava arrivando anche in quei piccoli borghi.
Un piccolo mondo antico contaminato dal moderno, a 15 km dalla citt in quell'incredibile area verde che separa l'area metropolitana dai virtuali confini della Brianza in alto e scendendo della bassa lodigiana.
Una vasta area rurale.
Pochi centri abitati, qualche strada a tagliare i prati.
La nuova tangenziale esterna est, la Teem, scorreva poco lontano da l, devastando quello splendido panorama di verde, filari e piccoli canali.
Ardig rallent nell'ultimo tratto, quello delle stradine provinciali. Abbass il finestrino consentendo all'inseparabile Frog di godersi quella scampagnata nel verde. Odori nuovi per un cane da sempre rinchiuso nella gabbia di asfalto e smog della City che in una sola mattina si era vissuto il fresco di Sondrio e ora quell'assaggio di primavera in Martesana.
Il capo della Omicidi scelse di puntare sul borgo storico, andando quasi a colpo sicuro.
Il santuario era nella piazza, rettangolare, con il Comune, le Poste, gli ultimi negozi che riuscivano a sopravvivere e un bar con gli anziani che giocavano a carte e un ometto macilento dietro il bancone.
Un caff e una dritta.
Il nuovo parroco era in canonica.
Don Cesare era un prete all'antica.
Sulla settantina, era nato e cresciuto da quelle parti e l era tornato a invecchiare e ad adempiere la sua ultima missione pastorale, riconciliare quel gregge spaventato con l'abito che indossava e con tutto quello che rappresentava.
Lo accolse nel suo modesto appartamento.
Una signora, coetanea, stava pulendo gli armadi, una donna con i capelli grigi e l'aria stanca, la perpetua, che il parroco conged mettendosi lui al fornello a gas per un caff di benvenuto.
L'ho gi preso al bar, sono a posto cos tent di bloccarlo Ardig.
L'altro nemmeno lo ascoltava, intento a preparare la moka.
Mi sembra uno che di caff ne beve tanti, uno in pi la aiuter a stare sveglio borbott mentre accendeva la vecchia piastra con un fiammifero.
Ardig si rassegn a sorbirsi quella schifezza.
Intanto quella prima schermaglia gli aveva confermato un'impressione avuta fin dal primo istante.
Don Cesare non era stupito del suo arrivo.
Lo aspettava.
Lo avevano avvisato dalla curia per cui evit di girarci intorno.
Lo sa perch sono qui?
Lo suppongo.
L'avevano avvertita della visita di un poliziotto?
La caffettiera gorgogli, Don Cesare sorrise.
S, mi era stata annunciata questa possibilit.
Per cui avr avuto modo di prepararsi alle mie domande.
Il parroco vers il caff bollente nelle tazzine.
Non ho bisogno di prepararmi nessuna risposta.
Vede, dottore, per me il giuramento che mi vincola a questa missione terrena ha un valore sacro intorno a cui ho fatto trascorrere la mia esistenza. Con rinunce, momenti di solitudine, di sconforto, di tentennamento, in cui Satana ha cercato di farmi cadere, ma ho resistito. Ormai alla mia et sono immune dalle tentazioni del diavolo. E la bugia non mi appartiene.
Ardig afferr la tazzina e trangugi il caff come se fosse una pozione venefica. Acqua sporca. Come cavolo facevano milioni di individui a berlo ogni mattina?
Mistero... non della fede.
I suoi predecessori in questa sede non erano immuni dalle tentazioni, da quel che mi risulta.
La mia veste mi impone di non giudicare il peccato altrui ma di accogliere il pentimento e portare il perdono con la parola di Cristo. Non giudico chi mi ha preceduto. Non tocca a me farlo.
Chi erano le vittime degli abusi?
Il parroco fin il suo caff. Poi rispose.
Ha visto quante persone che giungono dall'Africa si sono unite a questa nostra comunit? Questi uomini lavorano nelle cascine o nelle tante ditte qui intorno. Loro e le loro mogli. E i bambini di giorno restano qui, in asilo, a scuola e poi all'oratorio. Da soli, per tante ore. Non so bene cosa sia successo, non lo voglio neanche sapere. Provo vergogna per chi ha fatto...
Non termin la frase, limitandosi a riporre le tazzine nel lavello.
Venga, facciamo due passi.
Il paese sembrava deserto, solo qualche anziano e qualche donna di colore. Gli altri al lavoro, nelle aziende agricole disseminate nel circondario.
Non ne so davvero quasi nulla. Mi hanno chiamato per, come dire... riconciliare queste anime con la parola di Dio, restituirgli fiducia.
Come si chiamava il precedente parroco? Don Luigi. Lo avevo solo intravisto.
E l'altro?
Era un giovane prete dell'est. Era qui da poco, forse un'altra vittima in questa storia. Adesso  tornato dalle sue parti su in Polonia.
Dal borgo storico si avviarono lungo una via, intitolata a De Gasperi, verso la frazione. Santa Maria Bianca li aspettava.
Lei, la santa, dimorava in un'edicola votiva al centro della piazza. Un'edicoletta di mattoni scrostati e una grata a proteggere una Madonnina vestita con un abito bianco, con il volto disteso in un'espressione soave che irradiava serenit soltanto a guardarla.
Una Madonnina circondata da una nuova comunit diversa da quella tradizionale.
L gli africani erano parecchi. Anzi, prevalenti. Donne e bambini che entravano e uscivano dal supermarket.
Don Cesare li indic.
Lo sa? Per ironia della sorte don Luigi  stato mandato proprio in Africa. Lo capisce il paradosso di questa vicenda?
Ardig scosse la testa.
Conosceva don Ulrico Rusconi?
Oh s, da tanti anni. Pi che altro lo conoscevo per sentito dire. Un fratello che serviva il Signore in un modo diverso dal mio. Un compito difficile il suo, per assolverlo ci voleva una devozione veramente salda.
Un compito tanto difficile da spingere al suicidio se fosse mancato l'appiglio della devozione?
Certo,  possibile.  quel che mi  stato riferito. Lei ha dei dubbi a riguardo?
Sono qui anche per questo. Don Rusconi era stato qui a incontrare le famiglie dei bimbi abusati?
S, un paio di volte.
E le era apparso turbato o nervoso per questa incombenza?
Non so, non pi di tanto. Non credo fosse la prima volta per lui.
Tornarono indietro lungo viale de Gasperi sorvegliati dallo sguardo della Madonnina rinchiusa nella santella.
Il loro tempo stava scadendo.
Don Cesare regal una carezza a Frog e un consiglio ad Ardig.
Don Luigi Ghirelli. Cerchi in rete sue notizie, potrebbero aiutarla a dipanare questa matassa. Arrivederci commissario. E che Dio l'aiuti, ne avr bisogno nei prossimi giorni.
L'ateo Ardig, che non credeva in un nessun Dio, incass la benedizione con il consueto scetticismo.
Eppure risal in auto turbato.
Don Luigi Ghirelli era morto tre mesi prima.
Dopo appena quattro settimane trascorse in una missione alla periferia di Giuba, nella parte cristiana del Sud Sudan, uno dei luoghi pi pericolosi al mondo.
Le poche notizie di cronaca non specificavano i dettagli della sua morte avvenuta forse nel corso di una rapina o di un omicidio commesso da bande di integralisti islamici.
A stupirlo la dinamica degli eventi: nel giro di poche settimane don Ghirelli era stato rimosso dalla sua parrocchia nella Martesana e inviato in una missione in un'area a forte rischio come il Sud Sudan, presumibilmente senza neppure un'adeguata preparazione.
Un esilio che sembrava una condanna alla pena capitale, come se dovesse essere la sua punizione terrena.
Avrebbero potuto spedirlo in qualche convento occultato sulle Alpi oppure in un ufficio ovattato del Vaticano.
Invece lo avevano catapultato in prima linea, a cinquantanove anni.
L'altro aspetto sorprendente era che nessun cronista avesse collegato quel nome allo scandalo pedofilia di Palazzo Martesana.
Evidentemente la notizia era stata silenziata dall'ufficio stampa della curia, probabilmente con qualche telefonata ai direttori dei quotidiani.
Continu a sfogliare le poche notizie circolanti in rete.
Sacerdote italiano morto in Sudan.
Morto Non ammazzato.
Anche nei titoli la notizia era depotenziata in modo che si sapesse che don Ghirelli era morto, questo s, ma che non se ne parlasse.
Rielabor le informazioni cercando di mettere insieme i tasselli senza riuscirci, fino a quando arriv il fax atteso dalla questura di Sondrio con l'interrogatorio dell'altro seminarista.
Un altro ventunenne varesotto.
Prov a mettere il nome e il cognome su Google.
Niente, un perfetto sconosciuto. Ma in arcivescovato sicuramente sapevano tutto di lui.
Miriam non c'era, la sua roba s.
Evidentemente era uscita, forse per lavoro.
Non aveva voglia di cercarla e di farle capire che le stava correndo dietro cos consum una sua tipica cena solitaria scendendo nell'hambugeria sotto casa, per un tre strati di bacon, manzo, maionese, senape, lattuga e pomodoro, roba da far impallidire un dietologo, il tutto innaffiato da una birra nordica.
Quindi la solita passeggiata.
Risal verso piazzale Loreto e da l prese via Padova dove in qualche modo tutto era iniziato con l'omicidio di Mario Bandiera. Il secondo tassello, dopo il suicidio di don Rusconi, era stato proprio il suo delitto nel parco della Martesana.
Poi erano stati uccisi D'Addario e Guerrieri.
Anzi no, a rifletterci bene il primo vero omicidio era stato quello dello stupratore, Ostillia, poi don Rusconi appeso alla trave di casa sua, Ostillia accoltellato sulle rive del Mincio, Bandiera soffocato nel parchetto, D'Addario e Guerrieri scannati a domicilio e infine Acunzo asfissiato ai giardinetti.
Camminando cercava di afferrare un dettaglio che si ostinava a sfuggirgli e che eppure sentiva essere decisivo. Doveva mettere a fuoco.
Ostillia stava a Mantova, ma la sua storia trovava ampio risalto sui giornali milanesi.
La famiglia Dell'Acqua abitava non molto lontano dal marciapiede che stava calpestando, via Melchiorre Gioia. Il Naviglio Martesana e la sopraelevata della ferrovia separavano quelle due grandi strade, ma in linea d'aria erano molto vicine.
Si ferm su una panchina di un giardinetto a riflettere.
No, non c'era un nesso, non lo vedeva.
Riprese a camminare, oltrepassando il sottopasso ferroviario, per entrare nell'altra via Padova, quella meno casbah e pi periferica, dove la prevalenza degli immigrati scemava e l'altezza dei condomini aumentava.
Prosegu fino alla traversa che immetteva all'ingresso del parco della Martesana, l'ingresso pi vicino all'abitazione di Bandiera.
Per arrivarci aveva percorso una via di passaggio, via dei Valtorta, da una parte il muro del parco, dall'altro le case.
Zero telecamere a immortalare lui e l'assassino che doveva aver considerato questo particolare.
Si era studiato la zona, oppure la conosceva bene perch la bazzicava.
La prese a ritroso fino a via Stamira d'Ancona dove c'era il bar La Stecca, aperto anche a quell'ora. Del resto le attivit gestite dai cinesi non conoscono orari.
La sala biliardi sempre aperta e la piccola parrocchia locale chiusa, per mancanza di un sacerdote titolare, paradosso di un quartiere periferico con annessi problemi di degrado e sovraffollamento
Ripens a quel don Emmanuel che si era definito provvisorio e aveva definito supplente l'altro parroco, quello appena tornato.
La Camel che si stava accendendo rimase sospesa sul labbro inferiore sfidando tutte le leggi della fisica.
Lo stupore dell'incredulit di una verit facile da comprendere, perch le cose sono facili da interpretare se riesci a guardarle dalla giusta prospettiva.
Il prete, quel prete della Bicocca, era da poco rientrato dal Sudan dove un altro sacerdote era stato ammazzato: quel prete conosceva Bandiera, forse lo confessava. E forse confessava anche la Di Poppa che abitava nell'altro isolato.
Le sue parole gli rimbombarono in testa.
Solo al don gliel'ho detto, ma non il mio che mi vergognavo. Sono andata nell'altra chiesa dove c' uno nuovo che si fa i fatti suoi.
Uno nuovo che non si faceva i fatti suoi.
Un Giuda, che aveva scelto di sacrificarsi, per sconfiggere il male, a suo modo.
Mancava una sola conferma, un ultimo tassello, ma ormai non aveva dubbi.
Da Sondrio al Sudan fino a Milano.
Il suo Giuda indossava un abito talare e versava sangue sporco all'ombra del crocifisso.
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5. Dal Vangelo di Giuda:
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I loro sommi sacerdoti mormoravano perch lui era andato nella stanza degli ospiti per la sua preghiera. Ma l alcuni scribi lo stavano guardando con attenzione per arrestarlo durante preghiera, poich erano impauriti della gente, perch era considerato da tutti come un profeta. Si avvicinarono a Giuda e gli dissero, Che cosa stai facendo qui? Tu sei un discepolo di Ges. Giuda gli rispose quello che desideravano. Ricevette dei denari e lo consegn a loro.
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Milano, 11 marzo 2018.
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Quello sdraiato nel letto pi che un uomo pareva uno scheletro.
Un mucchietto di ossa sporgenti ricoperte da una pelle rugosa punteggiata di macchie violacee. Immobile come una salma, solo le macchine intorno a bippare i flebili singulti corporei.
Eppure il vecchio, con le ultime residue forze, sussult nel letto vedendo il figlio entrare nella stanza.
Magro, asciutto. Il volto abbronzato dal sole africano. Finalmente era arrivato.
In extremis, quando ormai non ci sperava quasi pi.
Il corpo aveva smesso di lottare nella battaglia impari contro l'unico male che nessun oncologo, cardiologo o immunologo poteva sconfiggere: il semplice impietoso avanzare del tempo.
Nessun tumore, nessuna patologia incurabile, semplicemente le lancette del suo orologio biologico, che scorrevano da troppo tempo, lo avevano consumato divorandogli chili, muscoli, energie, tutto.
L'ultima trincea, prima del fossato eterno, restava il cuore, che ancora si ostinava a pulsare i battiti conclusivi di un'esistenza che transitava sotto lo striscione dell'unico traguardo che accomuna ogni essere umano di ogni angolo del globo, di ogni razza e o condizione sociale: quello con la scritta the end.
Il vecchio attendeva quel congedo da tanto tempo, come una liberazione: si lasciava alle spalle una via crucis terrena di colpe e dolori, di errori e delusioni, di rancori e di perdoni mai chiesti e pertanto mai ottenuti.
Portava addosso un macigno di rimorsi e di sbagli e, da buon credente, era sicuro che quel conto lo avrebbe saldato a breve, nell'altra vita, quella che stava per cominciare.
Prima, per, lo attendeva un ultimo adempimento terreno.
Il pi intimo. Il pi doloroso. Il pi difficile.
Il vecchio incroci lo sguardo con quell'unico figlio che lo aveva abbandonato da troppo tempo.
Una vita intera, sempre lontani. Decine di chilometri poi diventati decine di migliaia.
Prima li distanziava una provincia, poi un continente.
Ora era l, ma l'abisso affettivo che li separava era ancora incolmabile.
Negli occhi acquosi di quell'ex ragazzo diventato uomo di mezza et ci leggeva odio e rancore e quella minima dose di piet che ogni essere umano deve a un morente, tanto pi se  il morente  suo padre.
Il peggiore dei padri.
L'anziano comprese di non poter ottenere quell'ultimo regalo dalla vita, quel perdono che aveva cercato per decenni.
E che non meritava.
Socchiuse le palpebre per risparmiare le residue energie. Troppo tardi per rimettere a posto le cose.
Ora gli restavano quei pochi minuti per ristabilire almeno la pi crudele delle verit.
Lo invit a sedersi e si fece forza, chiamando a raccolta terribili ricordi che troppe volte si erano materializzati nei suoi incubi peggiori, di giorno e di notte.
Era questa l'unica dolorosa eredit che lasciava al sangue del suo sangue, a quell'uomo tormentato e malvagio.
Il sacerdote indossava un elegante completo scuro.
Un abito cucito su misura, da un sarto dal nome prestigioso.
Le scarpe di marca, il cappotto di Caraceni: se non fosse stato per il colletto bianco lo avrebbero scambiato per un professionista facoltoso e affermato.
Si avvicin all'amico appoggiandogli la mano sulla spalla convincendolo a interrompere quel dialogo tra muti, prigionieri di rimorsi e rancori che li ancoravano a giorni lontani e a una vita sprecata.
Il male, annidato sotto la forma di un padre protettivo e possessivo, si era poi trasferito nel cuore pietrificato prima di un giovane inquieto diventato poi un uomo intransigente, in perenne conflitto con il mondo circostante.
Lo invit a sedersi in fondo alla camera, poi estrasse la piccola acquasantiera per dispensare quel sacramento che in poche occasioni aveva officiato.
Ego te absolvo a peccati tui...
Due caff e due bicchieri d'acqua sul tavolo.
Il silenzio a circondarli, ognuno perduto dietro ai suoi cupi pensieri.
Due uomini invecchiati, due cinquantenni, che non avevano pi nulla in comune con i due ragazzini di una volta.
Il solare e l'ombroso.
Il simpatico e l'antipatico.
L'amico di tutti e quello senza amici.
Non erano amici neppure loro fino a quell'inverno.
L'inverno di Letizia, delle gite domenicali a Lecco, degli incontri in oratorio, delle lezioni di catechismo, dei libri scambiati insieme ai sogni impressi in quelle righe, che trasudavano passione e trasgressione.
La febbre di vivere dei vent'anni a contagiarli, facendo a cazzotti con l'impegno di donarsi solo al Signore.
Letizia era la luce, l'amore, la vita, le tre rose bianche, ma era anche la mela del peccato.
Entrambi per trent'anni si erano dannati l'anima per il dolore per quell'amore impossibile per ognuno di loro, perch si erano promessi solo a Dio.
E invece in una notte senza stelle avevano scelto di ascoltare il Diavolo.
In quella notte senza stelle erano precipitati all'inferno e avevano conosciuto il male in tutte le sue forme, toccandolo, afferrandolo, facendolo loro.
Poi un'altra notte senza stelle, anche se il freddo aveva lasciato posto al caldo. Ancora il male, per rincorrere il bene, per servire il Padre nostro.
Come aveva fatto Giuda, sacrificandosi, per il silenzio, per il segreto.
Quindi il distacco, imboccando strade diverse per mantenere una stessa scelta: la fede come unica luce in una vita senza altri amori.
La memoria a ricordare, per sempre, quelle notti in cui il maligno aveva deciso per loro, cambiando le loro vite. Trasformando Ulrico in quello che non avrebbe mai voluto essere, complice di un meccanismo perverso che alimentava con la sua intelligenza. Troppi fardelli interiori da trascinare con la sua anima stanca e sfiduciata.
Improvvisamente sent il bisogno di sfogarsi con un amico che non vedeva da una vita.
Un fantasma ritornato da un altro tempo e da un altro mondo.
L'unico ad avere il diritto di giudicarlo.
Tuoni, pioggia martellante, anche fulmini.
Una tempesta si stava abbattendo su Milano.
Don Ulrico guardava i rami sferzati dall'acqua, anche dentro di lui era in corso una tempesta.
Quel cielo nero gli ricordava i passi evangelici del nubifragio scatenatosi dopo l'ultimo respiro esalato dal Cristo morente sulla croce. Il Golgota e Gerusalemme flagellati dalla collera divina sotto forma di acqua e vento.
Il suono del citofono rimbomb nel silenzio annunciando la sua Apocalisse.
Lorenzo apparve dalle scale con il clergyman sotto quell'inguardabile giacca a vento rossa da due soldi, presa alle bancarelle del mercatino rionale di Greco.
Non era l'amico a fargli visita, era il sacerdote.
Non appena entrato lo trafisse con lo sguardo da inquisitore.
Non lo devi fare. Cancella questa lista.
Ulrico lo fece accomodare, mostrandogli l'opulenza di cui si era circondato vantandosi con lo sguardo di quello che possedeva, del denaro e del lusso, i suoi trenta denari.
L'altro addit l'ambiente allungando l'indice.
Ti sei venduto l'anima. Ti sei fatto comprare, ti sei corrotto.
Se non lo facessi io lo farebbe qualcun altro al mio posto.
Va bene, che lo facciano altri. Ma non tu. Non sporcarti le mani, non macchiarti l'anima di questa nefandezza.
Ulrico scosse la testa.
L'ho gi fatto altre volte. Lo abbiamo gi fatto altre volte. E pago un prezzo per questo, ogni notte, ogni volta in cui chiudo gli occhi e penso agli innocenti, a quei bimbi. E anche quando penso a lei, anche lei era innocente.
Lei non c'entra, lei non era innocente, lei aveva peccato.
Ulrico agit una mano per zittire quel delirio.
Lorenzo gli scocc un'occhiata minacciosa.
Abbiamo fatto quello che il Signore ci chiedeva di fare. Ma allora tu eri forte, oggi sei un debole.
Don Ulrico scosse la testa.
Devi tornare in Africa, domani ne parler con il vescovo e ti faccio partire subito. Il tuo posto non  qui.
L'amico non reag limitandosi a ricambiare uno sguardo duro.
Sei tu che devi partire, sei tu che hai tradito la tua missione, hai tradito il tuo giuramento.
Don Rusconi lesse l'odio in quegli occhi tornati dal passato e la condanna a morte che stavano emettendo.
Ma io...
Si interruppe cominciando a piangere. I ricordi lo infilzavano come chiodi, conficcandosi nella carne.
Lorenzo aspett che si sfogasse.
Anche tu hai tradito, anche tu non hai mantenuto la purezza. La tua colpa  nell'obbedienza. La sofferenza purgher la tua colpa.
Ulrico comprese, riprendendo a singhiozzare.
Era sempre stato un vigliacco.
Come Fulvio.
Anche lui piangeva mentre gli infilavano la corda al collo, quella notte afosa, davanti alla sagoma scura della montagna.
Entrambi rivolsero lo sguardo a quel soffitto mansardato, con quelle splendide travi di legno, grandi come tronchi, robuste. Avrebbero retto il peso di un uomo.
Le lacrime ripresero a sgorgare.
Scappare non sarebbe servito a nulla.
Don Lorenzo brandiva gi un minaccioso coltello d'assalto, di quelli che si era procurato chiss dove.
Toccava a lui scegliere.
Fuori pioveva. Il cielo era buio.
Un'altra notte senza stelle.
Milano, 1 aprile 2018
Il primo aprile. La giornata dei tradizionali pesci, gli scherzi dei buontemponi e di Giove Pluvio che aveva deciso di ricominciare a inondare Milano con un temporale amazzonico.
I meteorologi le avevano ribattezzate bombe d'acque per rimarcarne gli effetti devastanti.
Anche nella metropoli quell'alluvione caduta dal cielo aveva provocato la prevedibile esondazione del Seveso interrato. Le sue acque risalivano dal sottosuolo sbucando fuori dai tombini, inondando le strade da piazzale Lagosta salendo per viale Zara fino a piazza Istria.
Interi quartieri alluvionati. L'Isola, la Maggiolina, Niguarda, tutti inzuppati, con i marciapiedi invasi da 20 centimetri d'acqua.
Ardig era risalito da viale Brianza in viale Lunigiana con il lampeggiante acceso, faticando a farsi largo nel traffico paralizzato, fino ad arrivare all'incrocio di via Melchiorre Gioia alla ricerca dell'unica conferma che gli occorreva.
Aveva mollato l'auto in un posto carico e scarico, aveva aperto l'ombrello e si era avviato a piedi con una telefonata a Brovelli per riempire il tempo della breve passeggiata, sempre evitando le pozzanghere.
Un caff al bar, poi aveva individuato il civico proprio in fondo, dove la strada si allargava in un curvone, prima di cambiare nome e quartiere, diventando via Emilio De Marchi.
Attravers la strada, raggiungendo i citofoni di un condominio signorile.
La signora Dell'Acqua lo accolse senza cerimonie, con un marito indagato per omicidio volontario una visita del capo della Omicidi era in preventivo.
Lo fece accomodare in un salotto trasformato in centro riabilitativo, con lettini per massaggi e attrezzi per tonificare la parte superiore del corpo.
Un solo divano a ricordare che in quello spazio una volta si riuniva una famiglia nei momenti di spensieratezza.
Il signor Dell'Acqua si present in pantaloni e maglione scuro. Come l'espressione del suo volto.
L'alone grigiastro sentenziava che non si faceva la barba da una settimana.
Si presentarono.
Vuole un caff?
No, no, per carit rifiut Ardig, suscitando una reazione stupita della coppia.
Come preferisce. Le devo raccontare cosa ho fatto quella notte?
Il poliziotto scosse la testa.
Conosce Lorenzo Cattaneo?
Il padre di Simona tentenn un secondo.
Don Lorenzo?
Esatto, lui.
S, lo conosco, sicuro, da qualche settimana passa a trovarci regolarmente.
Come vi siete conosciuti?
L'uomo si irrigid.
Ardig cerc di rilassare il viso per rassicurarlo: Sto cercando di aiutarla a chiarire la sua posizione, la prego di collaborare.
Dell'Acqua annu quasi rinfrancato.
Ci ha cercati lui, ha visto in tv una mia intervista, sa in quella trasmissione a Tele Lombardia?
Lombardia Nera? Quella di Marco Oliva?
S, ecco, quello l, l'Oliva. Eh, mi ha visto e mi ha chiesto se poteva venire qua per due parole. E da quel giorno viene tutti i pomeriggi a trovare la Simona, le legge il Vangelo, cerca di farla ragionare.
Ardig inal quelle parole di sofferenza.
Quel cerca di farla ragionare lo fece rabbrividire.
Ha detto che viene al pomeriggio?
Per il caff, puntuale come un orologio, alle 14  sempre qui.
Buono a sapersi.
Ma perch lo cerca?
Verr qui anche oggi?
Sicuro, ma perch?
Nulla, si rassereni.  solo per una verifica.
Dell'Acqua rimase sbigottito, ma non comment mentre lo accompagnava alla porta.
Solo dopo essere uscito Ardig si rese conto di non avergli neppure chiesto come stava la figlia.
Gliene fregava solo di acciuffare l'ennesimo assassino della sua carriera, non di una povera ragazza inchiodata in un letto.
Torn alla macchina per spostarsi in centro.
Le 11, le lancette correvano veloci come la sua Giulietta che sfrecciava nelle corsie preferenziali.
Parcheggi in piazza Fontana con il lampeggiante appoggiato sul tettuccio. Ghisa avvisati in caso di contravvenzione.
Una breve anticamera.
Si aspettava di incontrare monsignor Mondoni, invece a riceverlo fu l'anziano sacerdote barbuto che aveva incrociato sotto il corpo penzolante di don Rusconi, quel vecchio dall'aspetto del montanaro.
Si present come padre Harald Ramoser.
La pelle rugosa e falcidiata da costellazioni violacee tradiva la sua veneranda et: un uomo oltre gli ottanta di sicuro, forse anche oltre gli ottantacinque. Magro, ossuto, eppure ancora vigoroso nella camminata.
Salirono al terzo piano e si accomodarono in un ufficio colmo di libri.
Sulla parete alle spalle della poltrona era appeso uno spadino. Anzi uno stiletto, con annesso un tubicino attaccato con un astuccio. Sembrava una di quelle fiale da infilare nei dardi delle balestre, per avvelenare le prede colpite.
Una volta erano nella nostra dotazione, strumenti di morte, strumenti per curare il peccato, per disinfettarlo dal male. Ed estirparlo.
Nostra dotazione che significa?
La congregazione del Sant'Offizio. Ne ha mai sentito parlare?
Ardig annu. Gli eredi della Santa Inquisizione. Soltanto in quel momento mise a fuoco il medaglione di legno che pendeva al collo del religioso.
San Michele che abbatte un rettile, il bene che sconfigge il male, la fede che respinge il maligno con la violenza, con la spada, con la legge del pi forte, simboleggiando non il convincimento con la preghiera e la parola di Dio, ma la sconfitta con la sottomissione dell'avversario, con il suo sangue. Esattamente come nelle Crociate.
In qualche modo lei  un mio omologo misur i termini Ardig.
Padre Harald annu.
Una volta, alcuni decenni fa.
E oggi.
Gli mostr la mano scheletrica. Tremava.
Solo con l'intelligenza non si abbatte un nemico. Serve anche la forza e io non la posseggo pi.
Un brivido freddo colse impreparato Ardig che improvvisamente realizz la complessit della trama oscura che aveva cercato di dipanare.
Cacciava un assassino che aveva scelto di punire i malvagi con la morte.
Un missionario.
In quell'istante ebbe la conferma del significato nascosto delle allusioni del professor Nebuloni.
Anche la chiesa sapeva che il suo assassino era un Giuda, un servitore di una causa ritenuta superiore, che non esitava a sacrificarsi pur di sconfiggere il male.
I pedofili, gli sfruttatori di ragazzine, gli stupratori. Qualcuno che conosceva le loro colpe e per questo aveva deciso di mondarli dei loro peccati. Uccidendoli.
Uccidendo dei perfetti sconosciuti, a parte Ostillia, l'unico ad aver avuto notoriet mediatica, degli altri solo lui conosceva i peccati.
Anche loro lo sapevano, anche loro.
In quel momento gli apparve tutto chiaro.
Tranne lui, Giuda.
Ma padre Harald lo aveva chiamato per quello e infatti sul volto dell'officiale le rughe si rilassarono, in un'espressione quasi sollevata.
Ha fatto un buon lavoro, commissario. Ormai  a un passo da una verit che non vogliamo tenerle nascosta, ma solo non divulgare al pubblico.
 uno dei vostri?  don Lorenzo?
Sotto gli abiti che indossiamo siamo tutti uomini e succede che gli uomini sbaglino. A volte consapevolmente, altre senza esserne consapevoli. Riteniamo questa volta di essere nel secondo campo.
Non possiamo accettarlo,  chiaro. Tuttavia, come voi della Polizia avete attutito la portata delle colpe del vostro ex collega, converrete che  nostro dovere cercare di fare altrettanto.
Come?
Accusatelo solo dell'omicidio del poliziotto. Giudizio immediato, a porte chiuse. Farete trapelare che sono sorti attriti tra i due.
E gli altri omicidi?
Avremmo potuto trasferirlo dall'altra parte del mondo, ve lo stiamo consegnando. Fate anche voi uno sforzo. Inventatevi una delle vostre storielle buona per l'opinione pubblica.
Ardig annu senza dare la sua parola.
Se la sarebbero visti Brovelli e il questore con l'arcivescovo. Cazzi loro.
Mi sta bene. Ora voglio sapere tutto su questo don Lorenzo e su quanto  successo in Sudan.
Padre Harald si avvicin a un armadietto da cui estrasse una bottiglietta con un liquore color mela. Non era sidro.
 un amaro alle erbe delle mie parti.
Non male l'amaro a mezzogiorno.
Accett di fargli compagnia.
I bicchierini erano piccoli, li riemp fino all'orlo.
Nessun brindisi. Non era la circostanza giusta.
Attacc la storia stile c'era una volta.
Don Lorenzo  entrato giovanissimo in un nostro istituto salesiano, un collegio varesino, di quelli di una volta, regolati da orari militari. In pratica la famiglia aveva scelto di, mi passi il termine, internarlo.
Ardig prese nota mentalmente invitandolo a proseguire.
Dopo la maturit, sempre a Varese, la sua citt, ha scelto di entrare in un seminario, a Sondrio.
 ben informato.
 un soggetto che, come dire,  stato per anni sottoposto alla nostra attenzione.
Per l'assassinio di Letizia Masera.
Padre Harald non si stup. Del resto si trattava di un caso di cronaca che aveva avuto una grande eco mediatica, anche se il delitto risaliva alla fine degli anni Ottanta.
Una ragazza di buona famiglia, una liceale, che frequentava le comunit giovanili cattoliche trucidata in un bosco, dilaniata da una grandinata di coltellate dopo aver consumato un rapporto carnale nella propria vettura, una piccola utilitaria.
L'assassino era scomparso nel nulla.
Un delitto dai risvolti misteriosi. Una vicenda dai contorni oscuri e confusi, con figure sfocate dilatate dal troppo tempo trascorso.
Allora don Lorenzo e don Ulrico erano solo dei seminaristi, ma insieme a un terzo ragazzo, un altro confratello, conoscevano la ragazza, la frequentavano, era una loro amica, per cui...
Ardig si morse la lingua.
Stava per domandargli se fossero stati loro, ma padre Harald lo anticip.
I due ragazzi non c'entravano nulla, erano in seminario quella sera, ne avevamo la certezza. Ma tentarono di fornire un falso alibi a un amico.
Padre Harald si vers un altro dito di amaro.
Magari sarebbe stato interessante parlarci con questo signore lo punzecchi Ardig.
Lo sa anche lei che si  tolto la vita. Impiccato a un tubo di una grondaia esterna. L in quel seminario. Neanche sei mesi dopo quei fatti.
Si era suicidato o lo avevano suicidato?
Il religioso socchiuse le palpebre.
 una storia vecchia di trent'anni fa, ormai che differenza farebbe saperlo? La verit ha un suo tempo, una sua scadenza, e invecchia anch'essa, come gli uomini che la storpiano in menzogna.
Cos' successo in quel seminario? Perch  stato chiuso?
Per le solite storie di scandali interni di cui legge sui giornali, ma non solo per quello. C'era un docente, un teologo, un esperto di codici e antiche scritture. Era ossessionato dalla grande novit canonica di quegli anni, la scoperta del Vangelo apocrifo attribuito a Giuda Iscariota.
Conosco la storia di questo Vangelo.
E ne conosce anche i contenuti?
Ribalta la concezione evangelica del Giuda traditore riabilitandolo come il pi fedele dei servitori del Cristo, tanto devoto da accettare di tradirlo e consegnarlo ai romani.
Si immagina cosa possa generare la predicazione di questo Vangelo in menti giovani e confuse? Menti che ancora devono assorbire la parola di Dio e imparare ad assimilarla nella maniera pi corretta.
Ardig comprese perfettamente.
 stato il nostro Lorenzo a impiccare il Leggiuni?
Un insegnante punt l'indice contro di lui, il ragazzo reag accusandolo di essere un sodomita e di aver perpetrato abusi su altri giovani. Ma la dinamica dei fatti induceva a ritenere che avessero agito in due, immobilizzando il ragazzo, Fulvio, e issandolo da una balconata interna all'istituto.
Una storia di veleni e orrori all'ombra del crocifisso.
Il complice era il secondo seminarista, era don Ulrico.
Padre Harald assent.
Come and a finire? Perch non li avete espulsi? Almeno Lorenzo visto che era stato accusato.
Lorenzo era il figlio dell'avvocato Cattaneo, un nome che pesava all'epoca, anche nella Democrazia Cristiana regionale. Per cui venne trasferito in un seminario nel bresciano lontano da questo polverone. L mostr una forte carica spirituale, una devozione al limite del fanatismo, ma anche una rigidit mentale che inquietava. Era ossessionato dai peccati altrui, non era portato al perdono ma alla punizione. E aveva un'indole sanguigna, aveva forza fisica, coraggio.
Cos lo avete spedito in Africa?
Come cappellano militare del nostro contingente a Mogadiscio. Stava bene anche a lui, lo sapeva di non poter stare in una parrocchia a raccogliere i sospiri delle beghine nel confessionale. Non era uno di quei sacerdoti che potevano trascorrere le loro giornate tra l'insegnamento della catechesi e la preghiera.
Ardig valut la portata di quella rivelazione. Don Lorenzo era stato per anni insieme a militari impegnati in un contesto di vera guerra costata solo all'Esercito Italiano diverse vittime e feriti gravi.
Di sicuro aveva ricevuto istruzioni per la propria sicurezza, forse anche un addestramento con utilizzo delle armi.
Un Rambo in tonaca, peggio di cos...
Eravamo sicuri che in Africa avrebbe trovato il senso della sua vocazione.
Ed  andata cos?
Per venticinque anni s.  stato in Somalia per oltre dieci anni, poi ha chiesto di restare spostandosi in Etiopia, in Uganda. Ha visto guerre tribali, assalti di militari nei villaggi, bimbi dilaniati da mine. Pu immaginarselo? Eppure ha mantenuto salda la sua fede e anche la sua tenacia. Fino a quando Dio non ha deciso diversamente.
Dio? Forse  stata la vostra Chiesa.
La Chiesa  sempre stata lo strumento del Signore. Anche in questo infausto caso.
Ardig ormai aveva capito tutto.
Gli avete spedito quel pedofilo di don Ghirelli sotto il naso, quello avr allungato le mani sui bambini locali e quella vostra belva in tonaca gli ha torto il collo. Scommetto che lo ha soffocato o sgozzato. Non  cos?
Padre Harald allarg le braccia.
E avete pensato bene di riportarlo a casa.
Assolutamente no. Per questo prima ho accennato al disegno divino.
E in che modo si sarebbe compiuto?
Attraverso don Ulrico che gli ha fatto sapere, tramite i nostri canali, che l'anziano padre stava morendo. La notizia della sua scomparsa  stata ripresa anche dalla stampa, magari l'avr letta.
S, l'aveva letta.
Don Ulrico ha convinto don Lorenzo a tornare per un ultimo saluto e per accudire la madre anziana e sola, ricoverata in una struttura assistenziale in una strada periferica della zona della Bicocca. In tutti questi anni era stato don Ulrico a dare conforto a quei due genitori tormentati.
Il resto erano tasselli che si incastravano facilmente.
Don Lorenzo che induce don Ulrico, gi schiacciato dai trentennali rimorsi per i fatti di Sondrio, a pentirsi anche di aver, per anni, comprato il silenzio delle famiglie delle vittime con il denaro sporco della Chiesa.
La farina del diavolo che lo avvelenava ogni giorno, che lo faceva barcollare, fino a quando  arrivato l'amico a spingerlo verso la forca.
La prima vittima del Giuda missionario.
Il resto era cronaca.
Don Lorenzo che svolge funzioni da supplente in quella piccola parrocchia della zona di Gorla, che riceve dietro la grata del confessionale i rimorsi di Bandiera e quelli della Di Poppa, con nomi e cognomi dei maiali che approfittavano di lei e bramavano la figlia quindicenne. E in qualche trasmissione tv don Lorenzo intercetta il dolore della famiglia Dell'Acqua, li contatta, li conforta, li ascolta.
Un pieno di dolori e di ingiustizie, un vaso di Pandora che si scoperchia quando l'amico don Ulrico crolla, sfogandosi sulla lista delle famiglie da rimborsare per gli atti di pedofilia.
Non un delitto, ma un suicidio indotto.
Eppure da quel momento don Lorenzo non si ferma pi e comincia a punire i peccatori che non meritano nessun perdono. Addirittura quelli di cui apprende le malefatte solo dai giornali, come il pedofilo aggredito a Calvairate, un altro che meritava di essere punito con la morte.
A questo punto mancava solo l'atto finale.
Le manette, senza clamore.
Un sacerdote non avrebbe opposto resistenza.
Alle 13 era in tempo per intercettarlo prima della sua visita pomeridiana a Simona Dell'Acqua.
Aveva appena smesso di piovere quando la figura di don Lorenzo si materializz dalla pista ciclabile del Naviglio Martesana.
Alto, robusto, la giacca a vento di un rosso acceso a imbottirlo. Pareva quella di un pompiere.
Con la mano sinistra inforcava un vecchio ombrello. Era un mancino.
Non sembrava un prete e dava l'impressione di un duro. Uno con cui  meglio non discutere dopo un tamponamento.
Gli and incontro intercettandolo nello slargo in cui sfociava la ciclabile, davanti al vecchio muro tappezzato di murales di vario genere.
Gli occhi si incrociarono.
Sguardi carichi di sentimenti indecifrabili.
Don Lorenzo si ferm guardandosi intorno come una bestia braccata.
Sono da solo, possiamo fare due passi e parliamo un po'?
Chi sei?
Vicequestore Bruno Ardig.
Il questore di Milano?
No, uno dei vice, dirigo la sezione Omicidi.
Don Cattaneo annu per nulla stupito. Come dire ti aspettavo. Forse lo pensava, anche se evit di commentare ad alta voce.
Stavo andando a trovare un'amica.
Lo so, sono stato poco fa dai Dell'Acqua. Tra l'altro mi sono persino dimenticato di domandargli se sia stato lei a organizzare quell'incontro all'oratorio della Bicocca, quello sulla violenza sulle donne. Tanto la risposta la conosco gi e la conosce anche lei.
Il sacerdote sorrise invitandolo a passeggiare.
Le piace il Naviglio?
Moltissimo, vengo ogni tanto qui con il cane.
Un cane poliziotto?
No, un cane sfigatissimo. Ma in pratica  tutta la mia famiglia ed  tutto quello che ho.
Un cane non ti tradir mai.
Come un amico.
Dipende dall'amico.
E don Ulrico che amico era?
Il religioso spost lo sguardo sul Naviglio.
Le acque gonfiate dalla pioggia, agitate, nervose.
Per l'amicizia ci vuole coraggio. Lui non ne ha mai avuto. Obbediva, si inchinava, faceva porcherie perch glielo chiedevano. E poi non aveva nemmeno il coraggio di assumersi le sue colpe, di pentirsi, di chiedere scusa.
Forse trent'anni fa in quel seminario di Sondrio il suo amico don Ulrico il coraggio lo aveva.
Il tempo cambia le persone. Le peggiora. I ricordi sono i nostri peggiori nemici.
Per questo lo ha costretto a impiccarsi?
Ha fatto tutto da solo.
Anche lo sgabello?
Ha scelto lui di appendersi e saltare, poi io l'ho solo rimesso a posto, per non stare a guardare... perch non ci ripensasse.
E i trenta denari?
Mah... un caso, volevo prendergli dei soldi per pagarmi il treno.
Per Mantova?
Lei sa pi cose di me...
Vada avanti.
Cercavo del denaro. Ho aperto un cassetto e c'era una vaschettina con queste monete ancora incellofanate e pure il sacchettino per un orologio. Ho pensato che quelli l avrebbero capito cosa significava il gesto di don Ulrico.
Quelli l intesi come il vescovo e gli alti prelati?
Buoni quelli...
Uhm... e gli altri? Gli altri uomini che ha ammazzato?
Dovevano essere fermati. La nostra missione  salvare anime, ma anche vite. Ed evitare dolori.
Anche uccidendo?
Solo chi non meritava di vivere, chi portava il male agli altri. La medicina da secoli recide gli arti malati per preservare il corpo sano.
Deliri di onnipotenza, altro che codice di Giuda.
Don Lorenzo si era eretto a Dio in terra, applicando un suo giudizio universale.
Passeggiando erano risaliti fino al ponte delle Rimembranze di Greco, un altro luogo che evocava tristi ricordi per Ardig.
Tre anni prima in una mattina umida, dopo una notte di violento nubifragio, proprio sotto quell'arcata avevano rinvenuto il corpo di un anziano carabiniere ucciso da un folle assassino seriale. Quel ricordo lo distrasse per un istante.
E bravo il vicequestore che alla fine ha ricostruito tutto per bene. Ma non si illuda che la seguir.
Nel tono della voce di don Cattaneo vibr una sfumatura pi dura, quasi di sfida.
La mente allenata del commissario registr quella variazione tonale, intuendone il pericolo celato. Istintivamente Ardig mosse la mano destra in cerca della Beretta.
Nel secondo successivo anche don Cattaneo mosse la mano, quella sinistra, e utilizzando il vecchio ombrello come un randello lo brand, alzandolo.
Ardig balz all'indietro per evitarlo ma quell'altro era gi scattato fulmineo centrandolo tra il collo e l'attaccatura della spalla.
Ardig perse l'equilibrio, inciamp e la Beretta rotol sulla pista ciclabile.
Non fece in tempo a rialzarsi che la seconda ombrellata lo colp in pieno in fronte spedendolo in un limbo confuso, tra buio e luce.
La corrente non era del tutto staccata, tuttavia il corpo non rispondeva a nessun segnale.
Sent delle urla, una voce femminile, una donna che doveva essersi affacciata in qualche balcone vicino.
Poi sent che don Cattaneo si allontanava di corsa su per il ponte.
Ardig cerc di rialzarsi, ma il dolore provocato dall'ombrellata invase la sua testa ovunque facendolo urlare.
Era avvolto da una nebbia grigia eppure qualcosa ancora funzionava.
Inquadr la Beretta e in un barlume di lucidit tastando con la mano riusc a recuperarla.
Scarrell e rivolse il cane verso il ponte.
Uno, due, tre colpi.
La figura chiazzata di rosso scomparve dalla sua visuale.
Il botto delle detonazioni echeggi lungo tutto il Naviglio fino alle traverse di via Padova, seguito da urla isteriche di condomini e passanti.
Qualche secondo dopo avvert il cervello che ripartiva e il corpo che riprendeva a funzionare.
Si rialz, intorno a lui alcune persone lo osservavano.
Espressioni terrorizzate e incredule.
Con la Beretta in mano inizi a muoversi, sempre pi velocemente.
Sal sul ponte e goffamente cominci a correre verso la piazza di Greco con la testa ridotta a un alveare.
Schegge di dolore puro si infrangevano tra le pareti cerebrali.
Eppure correva, attraversando il quartiere di Greco. Le gambe allenate dalle corse in circonvallazione viaggiavano veloci seguendo la mano tesa che pericolosamente brandiva la pistola.
Lo vide da lontano, con la sua giacca rosso acceso, mentre si stava infilando in una stradina.
Tent di stargli dietro e non mollare, alle sue spalle rumori di grida confuse, poi in lontananza delle sirene.
Attravers la piazza e infil la stradina che conduceva a un altro ponte pedonale preceduto da una scalinata.
L'attraversamento dei binari diretti alla stazione ferroviaria di Porta Garibaldi.
L'ombra rossa era gi sparita discendendo le scale in direzione opposta.
Dietro di lui le sirene urlavano impazzite seguite da grida indefinibili e da un rumore di pneumatici che inchiodano sull'asfalto.
Ardig strinse i denti e si costrinse ad affrontare i gradini con la testa pronta a esplodere.
Riusc a farne solo alcuni, poi inciamp e stavolta non riusc a rialzarsi.
Un colpo secco alle sue spalle, un calcio alla schiena.
Croll sulle scale, la Beretta precipit lungo la scalinata.
Non fece in tempo a reagire, sent tirargli un braccio, poi l'altro, con le spalle che gridavano per lo strappo.
Per la prima volta in vita sua prov sulla sua pelle l'umiliazione di ritrovarsi ammanettato, con i timpani sfracellati da grida isteriche da filmetto sui poliziotti.
Stai fermo, non ti muovere.
Aveva la testa a pezzi, stava per svenire, era ammanettato.
Quale cretino poteva urlargli di stare fermo?
Prima di perdere i sensi inquadr la banda rossa sul pantalone nero e riusc persino a sorridere.
Eccolo il cretino. Un carabiniere.
Chi altro poteva essere?
Il buio lo accolse dolcemente.
Un minuto pi tardi gli occhi annebbiati inquadrarono i giubbotti scuri dei due Caramba.
Lo osservavano come fosse un extraterrestre, quasi timorosi di sfiorarlo.
Erano due, giovani, sulla trentina, le pistole ancora in mano, i volti tesi.
Dottore, come si sente?
Uno dei due maneggiava i suoi documenti.
Tent di muoversi ma le braccia erano immobilizzate.
Levatemi sti ferri, cazzo!
I due si interrogarono senza trovare una risposta.
Pensavano di aver fermato uno squilibrato che aveva esploso dei colpi a casaccio e stava correndo armato tra le strade del quartiere di Greco, invece avevano immobilizzato un vicequestore della Polizia di Stato, seppur in evidente stato confusionale. Li avrebbero redarguiti o encomiati?
Nel dubbio decisero di non fare nulla in attesa dell'arrivo dei superiori che si materializzarono un paio di minuti pi tardi. Un maresciallo scese di corsa dalla Lancia di ordinanza.
Ma che cazzo sta succedendo?
Via radio era gi stato informato dell'identit del fermato.
 lei il vicequestore Bruno Ardig? gli domand, sventolandogli sotto il naso il tesserino che dovevano avergli sfilato dalla giacca mentre era svenuto.
Annu.
 sua questa pistola?
Annu di nuovo.
Dottore, almeno si ricorda cos' successo? Annu per la terza volta.
S, se lo ricordava.
Stavo inseguendo un uomo,  un soggetto pericoloso, deve essere scappato verso la Bicocca, diramate un ordine alle vostre gazzelle.  sulla cinquantina, ha una giacca a vento rossa.
Il maresciallo rimase pietrificato poi scocc un'occhiata all'appuntato che lo aveva raggiunto.
Hai sentito,  quello della giacca rossa.
Ardig cerc di liberarsi.
Si calmi, dottore. Lo abbiamo gi trovato, quel tizio non far del male a nessuno.
La notizia ebbe l'effetto di un secchio d'acqua gelata in faccia.
Una sferzata di adrenalina lo invest, battendo il dolore si alz in piedi seppur barcollando.
Dov'? Voglio parlarci.
L'appuntato lo invit a girarsi appoggiandosi alla ringhiera metallica.
Sotto di loro, immobile, la lunga sagoma di un Eurostar, un serpente rosso e grigio che si snodava per decine di metri. Sulla massicciata erano sciamati centinaia di passeggeri vocianti.
Non capisco...
Commissario, il treno... cinque minuti fa ha investito un matto che correva sui binari con un ombrello in mano e indossava una giacca a vento rossa.
L'adrenalina svan di colpo e le forze lo abbandonarono del tutto.
La caccia era finita.
Barcoll eppure non svenne.
Toglietegli gli immobilizzatori ordin il maresciallo.
Si port le mani alla testa, come se cercasse di risistemarla, di ricollocarla nel suo alveo naturale.
L sotto ci sono quelli del 118, meglio se si fa dare un'occhiata.
Si lasci accompagnare ritrovando lucidit passo dopo passo.
Camminavano a lato della massicciata, scansando i passeggeri, furibondi per quella sosta.
Un matto si  buttato sotto il treno urlavano al telefono.
Risalirono verso la testa del convoglio, fino alla motrice.
Don Lorenzo Cattaneo era incastrato tra i binari e le ruote. Accartocciato e sanguinante, la testa maciullata orribilmente.
I soccorritori del 118 sembravano marziani dentro le loro uniformi arancioni catarifrangenti.
Non si stavano occupando della vittima ma del macchinista scioccato, in lacrime.
L'ho visto all'ultimo momento, era l a braccia aperte, si  fatto investire apposta, non potevo farci niente...
Ardig scosse la testa e guard quel Giuda che si era sacrificato per servire la sua causa.
Fine della caccia.
Era arrivato tardi anche stavolta.
La pioggia ricominci a ticchettare in quel momento.
Nessuna visita al Pronto Soccorso.
Un gel anti edema spalmato sul cuoio cappelluto e una borsa del ghiaccio con una busta di antidolorifico furono le uniche cure che accett prima del canonico giro delle sette chiese.
Il questore. Il prefetto. Il procuratore capo.
La penultima tappa della sua via crucis istituzionale fu in piazza Fontana.
Padre Harald lo attendeva in cortile.
Se l' vista brutta.
Poteva andare peggio.
Dio vegliava su di lei.
Ardig era scettico sull'intervento della mano divina in suo soccorso.
Rifletteva accigliato: ormai delle famose sette vite che Santoni scherzosamente gli attribuiva ne aveva fatte fuori almeno cinque o sei.
Bonus esaurito.
Il prossimo errore gli sarebbe costato caro.
Salirono nella saletta degli ospiti.
L'espressione corrucciata di monsignor Mondoni era lo specchio del suo tormento.
Chiusero le porte e restarono soli, loro tre.
Sua Eminenza si congratula con lei e con i suoi collaboratori.
Ardig rispose con una smorfia di disappunto.
Potevate fermarlo voi, dovevate fermarlo voi.
Lo abbiamo compreso troppo tardi replic monsignor Mondoni, indicando padre Harald che annu, assumendosi la responsabilit morale dei fatti accaduti.
E la lista dei rimborsi alle famiglie dei bimbi abusati? La stiler il nuovo tesoriere?
Monsignor Mondoni si alz, senza porgergli la mano con l'anello da baciare.
Non sono affari vostri. Non abbiamo nulla da aggiungere. Le auguro tante cose, dottore.
Padre Harald lo scort in corridoio.
Le va un altro amaro?
Lo accompagn all'ultimo piano, nel suo ufficio buio.
Ardig osserv lo stiletto con la fiala di curaro.
Li usate ancora? Non  vero?
L'officiale vers il liquido nei bicchierini.
Solo quando occorre. Solo per volere del Signore.
Stavolta brindarono.
Alla loro.
Le mura del carcere cittadino di San Vittore lo inghiottirono quando fuori era gi buio. Il rumore della pioggia rimbalzava anche l, dentro i raggi.
Il direttore aveva acconsentito come sempre al colloquio informale con quel detenuto cos speciale.
Il professor Nebuloni si present con uno sguardo stanco.
Ho saputo del trambusto di oggi alla stazione Garibaldi.
Non proprio, leggermente fuori, nella zona del cimitero di Greco.
Lo psichiatra annu fissando il livido violaceo che aveva in fronte.
Era lui? Giuda?
In carne e ossa. Ma al posto di appendersi a un albero ha preferito abbracciare un treno in corsa.
Brutta morte sentenzi Nebuloni.
Senza di lei non ci sarei arrivato.
Mi lusinga, ma non  bravo a mentire. Ci sarebbe arrivato ugualmente.
Lei sapeva tutto, vero? Sapeva chi era Giuda.
Non posso risponderle, lo sa, la mia deontologia mi impone il massimo riserbo.
E sapeva della storia della ragazzina uccisa a Sondrio trent'anni fa, il delitto Masera...
Nebuloni abbass lo sguardo incupendosi.
E sapeva del seminarista impiccato da quei due.
Io qui pago ogni singolo istante per la mia colpa. Non mi potete addossare anche quelle altrui.
Ci sono anche delle responsabilit morali. Avrei potuto evitare diversi omicidi se lei mi avesse raccontato tutto durante il nostro primo incontro.
Le ripeto, dovevo osservare un vincolo professionale.
Che nelle aule giudiziarie avrebbe dovuto comunque violare.
Vero, ma in tribunale, non qui, non chiacchierando con un vecchio amico.
Quel vecchio amico scivol dolcemente tra loro due.
Ardig avrebbe voluto incazzarsi ma non ci riusciva, per cui ricorse al cinismo che indossava come corazza sulla pelle nuda.
Pace, quei porci meritavano di crepare borbott, strappando un mezzo sorriso al dottor Nebuloni.
Amen.
Sorrisero entrambi.
Sta iniziando ad applicare anche lei il Codice di Giuda?
Lo sto gi applicando da molto tempo.
Si alz, ma prima di uscire scocc un'ultima un'occhiata al criminologo.
Riferir al magistrato della sua preziosa collaborazione.
Non occorre, non si incomodi per me.
Ardig gli allung la mano.
Un giorno, quando finir di pagare, di punirsi, mi dir il perch di tutto questo.
Nebuloni strinse forte, poi ritir la mano.
La destra, quella che aveva impugnato la statuetta del guerriero in piombo. Anche quella notte pioveva e non c'erano le stelle.
Lacrime sincere illuminarono gli occhi dello psichiatra.
Non arriver mai quel giorno.
Nel piccolo bilocale lo accolsero il buio e il silenzio.
E un profumo dolciastro. Chanel di sicuro.
Una bottiglietta vuota era rimasta sullo stipite del bagno con il tappo svitato facendo evaporare il profumo, che si era diffuso in tutto l'ambiente.
Anche Miriam era evaporata, lasciando in quelle due stanze quella scia a ricordarla.
Ardig apr la finestra del balconcino affacciato su viale Gran Sasso aprendo al freddo di aprile e allo smog di Milano per scacciare anche il ricordo di lei.
Il letto era stato rifatto, l'armadio rimesso in ordine.
Miriam era uscita dalla sua casa e dalla sua vita. Senza nemmeno un grazie.
Senza nemmeno un biglietto di congedo. Non di addio.
Tanto prima o poi sarebbe tornata a Milano.
E sarebbe tornata anche da lui.
Perch da una maledizione non ci si libera nemmeno andando dall'altra parte del mondo.
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FINE.
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NOTA DELL'AUTORE.
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In questo breve noir, come ho gi fatto nei miei precedenti romanzi, torno a intrecciare a una trama di pura fantasia narrativa alcune vicende di cronaca nera purtroppo realmente accadute a Milano e in Lombardia in un arco temporale non cos remoto.
I lettori pi attenti alle vicende di cronaca potranno trovare degli evidenti richiami all'omicidio (non alla successiva indagine trentennale e al recente epilogo processuale) di Lidia Macchi, avvenuto vicino a Varese nel 1987, un delitto a sfondo religioso che per trent'anni ha avuto contorni oscuri e confusi, ma si tratta per l'appunto solo di richiami, perch ancora una volta ogni riferimento a fatti e persone  da intendersi come puramente casuale e privo di attinenza con la realt.
A un impianto narrativo poliziesco affianco una ricostruzione religiosa, basandomi sul Vangelo apocrifo di Giuda, di cui riporto numerosi passi.
Si tratta di un testo gnostico, scritto in lingua copta nel QUARTOsecolo, rinvenuto nel 1978 in Egitto, interpretato e divulgato soltanto a partire dalla fine degli anni Novanta e su cui  ancora in corso un dibattito accademico e canonico.
Il romanzo, ambientato tra il centro di Milano e alcuni suoi quartieri periferici, pu essere considerato una sorta di sequel de In nome del male, anche se l'indagine  scollegata dalla precedente, pur restando in un ambito dove fanatismo, peccato e devozione si fondono e si confondono degenerando nel maligno.
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RINGRAZIAMENTI.
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Come sempre sono tante le persone che dovrei ringraziare, consapevole che qualcuno verr dimenticato.
Innanzitutto grazie a Debora Bionda, giornalista e presentatrice, che per la prima volta mi ha affiancato come editor con professionalit e passione, dando un contributo fondamentale nella revisione del testo finale.
Grazie a Valentina Di Rienzo, autrice di questa splendida copertina, che ancora una volta ha saputo valorizzare il mio lavoro.
Grazie alla mia gemella astrale Elena Cartotto, studiosa di materie esoteriche, per i suoi suggerimenti.
Grazie a tutto lo staff Mursia, grazie ad Antonella, Huguette, Lorenza e Raffaella.
Grazie infine a Marco Oliva e alla sua quotidiana trasmissione Lombardia nera, su TeleLombardia e Antenna 3, dove abbiamo spesso approfondito le vicende investigative e processuali dell'omicidio di Lidia Macchi, innescando cos la scintilla che mi ha portato a scrivere questo romanzo.
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FINE.